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	<title>Commenti a: La carriera di fundraiser. E&#8217; davvero così?</title>
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	<description>Fundraiser Blog</description>
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		<title>Di: Valerio Melandri</title>
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		<dc:creator>Valerio Melandri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 09:54:06 +0000</pubDate>
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		<description>grazie di tutti questi bei commenti:
a Raffaele dico: ho in mente precisamente chi sta ROVINANDO E DISTRUGGENDO la nostra splendida professione ma mi guardo ben dal dirlo. Io non sono interessato a distruggere gli altri e a ostacolarli il più possibile con mosse vergognose e al limite della legalità.
Io sono solo interessato a crescere, a fare il meglio possibile con la stessa superiorità del sommo poeta &quot;non ti curar di loro ma guarda e passa&quot;. Annoto con grande soddisfazione che tutte le cose che ho inziato a fare (dialogo, blog, informazioni, condivisione di know-how, discussioni, crescita reciproca, ecc) sono esattamente le cose che tutti, un po&#039; alla volta stanno facendo, copiando in modo, a volte più o meno spudorato.
Ma se qualcuno mi copia, io ne sono contento, perchè voleva dire che quello che avevo visto e fatto aveva valore. Meglio essere copiati che ignorati!
Per le tariffe? E&#039; il MERCATO che le fa! Non è nessun altro che il mercato! le tariffe sono un falso problema, di mentalità corporativista lontana anni luce dalla mia mentalità che è di stampo libero, non statalista, nè tanto meno clericale.
Essere liberisti significa credere che la cultura deve guidare il mercato, soprattutto nel fund raising.
&quot;le regole servono per chi non sa regolarsi&quot;


A Gianni dico che concordo al 100% con il tuo post, in particolare il problema che si pone è l&#039;ultimo &quot;apporto di nuovo valore&quot;! In una lavatrice c&#039;e&#039; la classe A o B o C e chiunque, abbia fatto le elementari o il dottorato capisce che classe A è meglio di D. ma nel fund raising il lavoro deve essere fatto dal basso! Riparliamone!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie di tutti questi bei commenti:<br />
a Raffaele dico: ho in mente precisamente chi sta ROVINANDO E DISTRUGGENDO la nostra splendida professione ma mi guardo ben dal dirlo. Io non sono interessato a distruggere gli altri e a ostacolarli il più possibile con mosse vergognose e al limite della legalità.<br />
Io sono solo interessato a crescere, a fare il meglio possibile con la stessa superiorità del sommo poeta &#8220;non ti curar di loro ma guarda e passa&#8221;. Annoto con grande soddisfazione che tutte le cose che ho inziato a fare (dialogo, blog, informazioni, condivisione di know-how, discussioni, crescita reciproca, ecc) sono esattamente le cose che tutti, un po&#8217; alla volta stanno facendo, copiando in modo, a volte più o meno spudorato.<br />
Ma se qualcuno mi copia, io ne sono contento, perchè voleva dire che quello che avevo visto e fatto aveva valore. Meglio essere copiati che ignorati!<br />
Per le tariffe? E&#8217; il MERCATO che le fa! Non è nessun altro che il mercato! le tariffe sono un falso problema, di mentalità corporativista lontana anni luce dalla mia mentalità che è di stampo libero, non statalista, nè tanto meno clericale.<br />
Essere liberisti significa credere che la cultura deve guidare il mercato, soprattutto nel fund raising.<br />
&#8220;le regole servono per chi non sa regolarsi&#8221;</p>
<p>A Gianni dico che concordo al 100% con il tuo post, in particolare il problema che si pone è l&#8217;ultimo &#8220;apporto di nuovo valore&#8221;! In una lavatrice c&#8217;e&#8217; la classe A o B o C e chiunque, abbia fatto le elementari o il dottorato capisce che classe A è meglio di D. ma nel fund raising il lavoro deve essere fatto dal basso! Riparliamone!</p>
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		<title>Di: Gianni</title>
		<link>http://www.valeriomelandri.it/2007/03/20/la-carriera-di-fundraiser-e-davvero-cosi/comment-page-1/#comment-330</link>
		<dc:creator>Gianni</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2007 11:31:40 +0000</pubDate>
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		<description>Parlo di giovani formati sulle tematiche del fundraising (o che si stanno formando) che hanno il desiderio di inserirsi nella funzione fund raising/comunicazione della ONP.
Le prime osservazioni di un aspirante fundraiser sono:
- l&#039;azienda che mi sta proponendo l&#039;ingresso è disorganizzata. Soluzione: è proprio l&#039;aspirante fund raiser che deve (non da subito, ma comprendendo quando, a chi e come farlo presente) portare una nuova cultura;
- l&#039;azienda che mi sta proponendo l&#039;ingresso investe pochissimo nel fund raising (sia in termini di risorse umane, sia per quanto concerne risorse finaniziarie). Soluzione: è attraverso un progressivo innesto di &quot;coscienza&quot; che si può andare avanti;
- l&#039;azienda che mi sta proponendo l&#039;ingresso  è disposta ad offrirmi un contributo minimo. Soluzione: tranne vincoli economici fortissimi (che raramente sono realistici per un giovane), si deve accettare un ingresso retributivo &quot;soft&quot;. Se poi la persona all&#039;interno porta &quot;valore&quot;, nessuna (NESSUNA) organizzazione la allontana;
- l&#039;azienda che mi sta propenendo l&#039;ingresso non garantisce in nessun modo &quot;stabilità&quot; economica e contrattuale. Chiedo a voi quale azienda (profit, nonprofit o pubblica) oggi sia in grado di garantire un &quot;posto fisso&quot;. Le aziende chiudono, vanno in crisi o implodono...sempre che non siano &quot;gestite&quot; da persone capaci di rimettersi in gioco periodicamente (e questo non richiede sapere, ma saper essere).
Quindi, vedo un solo problema: l&#039;incomprensione del concetto &quot;apporto di nuovo valore&quot;...valore significa fare cose (utili) mai fatte o fare cose già fatte ma in maniera migliore. Difficile? No, chiunque lo può fare, in base ai propri talenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Parlo di giovani formati sulle tematiche del fundraising (o che si stanno formando) che hanno il desiderio di inserirsi nella funzione fund raising/comunicazione della ONP.<br />
Le prime osservazioni di un aspirante fundraiser sono:<br />
- l&#8217;azienda che mi sta proponendo l&#8217;ingresso è disorganizzata. Soluzione: è proprio l&#8217;aspirante fund raiser che deve (non da subito, ma comprendendo quando, a chi e come farlo presente) portare una nuova cultura;<br />
- l&#8217;azienda che mi sta proponendo l&#8217;ingresso investe pochissimo nel fund raising (sia in termini di risorse umane, sia per quanto concerne risorse finaniziarie). Soluzione: è attraverso un progressivo innesto di &#8220;coscienza&#8221; che si può andare avanti;<br />
- l&#8217;azienda che mi sta proponendo l&#8217;ingresso  è disposta ad offrirmi un contributo minimo. Soluzione: tranne vincoli economici fortissimi (che raramente sono realistici per un giovane), si deve accettare un ingresso retributivo &#8220;soft&#8221;. Se poi la persona all&#8217;interno porta &#8220;valore&#8221;, nessuna (NESSUNA) organizzazione la allontana;<br />
- l&#8217;azienda che mi sta propenendo l&#8217;ingresso non garantisce in nessun modo &#8220;stabilità&#8221; economica e contrattuale. Chiedo a voi quale azienda (profit, nonprofit o pubblica) oggi sia in grado di garantire un &#8220;posto fisso&#8221;. Le aziende chiudono, vanno in crisi o implodono&#8230;sempre che non siano &#8220;gestite&#8221; da persone capaci di rimettersi in gioco periodicamente (e questo non richiede sapere, ma saper essere).<br />
Quindi, vedo un solo problema: l&#8217;incomprensione del concetto &#8220;apporto di nuovo valore&#8221;&#8230;valore significa fare cose (utili) mai fatte o fare cose già fatte ma in maniera migliore. Difficile? No, chiunque lo può fare, in base ai propri talenti.</p>
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		<title>Di: Francesco</title>
		<link>http://www.valeriomelandri.it/2007/03/20/la-carriera-di-fundraiser-e-davvero-cosi/comment-page-1/#comment-329</link>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2007 15:42:59 +0000</pubDate>
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		<description>Qualche dato su quanto guadagnano i fundraiser c&#039;è sul libro di Melandri-Vittadini &quot;Fundraiser:professionista o missionario&quot;, lì ci sono anche dati su quanto guadagnano i fundraiser che svolgono attività di consulenza. Credo che in questo libro ci fossero spunti che indicassero una strada da seguire, proprio come giustamente ricorda Raffaele.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche dato su quanto guadagnano i fundraiser c&#8217;è sul libro di Melandri-Vittadini &#8220;Fundraiser:professionista o missionario&#8221;, lì ci sono anche dati su quanto guadagnano i fundraiser che svolgono attività di consulenza. Credo che in questo libro ci fossero spunti che indicassero una strada da seguire, proprio come giustamente ricorda Raffaele.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Raffaele PICILLI</title>
		<link>http://www.valeriomelandri.it/2007/03/20/la-carriera-di-fundraiser-e-davvero-cosi/comment-page-1/#comment-328</link>
		<dc:creator>Raffaele PICILLI</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2007 11:18:52 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;...Mi sa che in Italia siamo più o meno all’opposto. Arroganti personaggi, pieni di sè e boriosi fino alla nausea, controllano e soffocano la professione di fundraiser, fanno di tutto per non perdere la poltrona, pensano di poter rappresentare tutti, quando rappresentano a malapena se stessi, rovinano il mercato con tariffe astronomiche...&quot; Concordo con il Prof. Melandri...mmmmm quanti nomi mi vengono in mente, quanti &quot;colleghi&quot; che ho conosciuto fanno finta di fare fundrasing perchè per loro è un lavoro come tanti altri e quindi...tutti i mezzi sono buoni per raggiungere il fine.
Ma quanto deve guadagnare un fundraisier? In Italia non esistono tariffe di partenza, nessuno le ha mai volute o proposte e quindi questo eccesso di &quot;libertà&quot; è preda di chiunque. Credo che uno dei compiti di Assif (ma non solo di Assif) sia anche questo. Cominciamo ad indicare una strada e poi si vedrà..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230;Mi sa che in Italia siamo più o meno all’opposto. Arroganti personaggi, pieni di sè e boriosi fino alla nausea, controllano e soffocano la professione di fundraiser, fanno di tutto per non perdere la poltrona, pensano di poter rappresentare tutti, quando rappresentano a malapena se stessi, rovinano il mercato con tariffe astronomiche&#8230;&#8221; Concordo con il Prof. Melandri&#8230;mmmmm quanti nomi mi vengono in mente, quanti &#8220;colleghi&#8221; che ho conosciuto fanno finta di fare fundrasing perchè per loro è un lavoro come tanti altri e quindi&#8230;tutti i mezzi sono buoni per raggiungere il fine.<br />
Ma quanto deve guadagnare un fundraisier? In Italia non esistono tariffe di partenza, nessuno le ha mai volute o proposte e quindi questo eccesso di &#8220;libertà&#8221; è preda di chiunque. Credo che uno dei compiti di Assif (ma non solo di Assif) sia anche questo. Cominciamo ad indicare una strada e poi si vedrà..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Francesco</title>
		<link>http://www.valeriomelandri.it/2007/03/20/la-carriera-di-fundraiser-e-davvero-cosi/comment-page-1/#comment-327</link>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 20:33:38 +0000</pubDate>
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		<description>Non a caso la più importante casa editrice al mondo sui libri per il fund raising, l&#039;americana Wiley ha pubblicato, insieme all&#039;AFP (l&#039;associazione americana dei fundraiser) un libro su come fare uno studio di fattibilità per il fund raising (il sito è http://www.wiley.com). Se dunque hanno scritto questo libro sicuramente ne avranno sentito la necessità anche per distinguere fra studi di fattibilità di valore e quelli non di valore, fra le copie e i lavori originali e operativi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non a caso la più importante casa editrice al mondo sui libri per il fund raising, l&#8217;americana Wiley ha pubblicato, insieme all&#8217;AFP (l&#8217;associazione americana dei fundraiser) un libro su come fare uno studio di fattibilità per il fund raising (il sito è <a href="http://www.wiley.com" rel="nofollow">http://www.wiley.com</a>). Se dunque hanno scritto questo libro sicuramente ne avranno sentito la necessità anche per distinguere fra studi di fattibilità di valore e quelli non di valore, fra le copie e i lavori originali e operativi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Guya</title>
		<link>http://www.valeriomelandri.it/2007/03/20/la-carriera-di-fundraiser-e-davvero-cosi/comment-page-1/#comment-326</link>
		<dc:creator>Guya</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 19:12:14 +0000</pubDate>
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		<description>Ed è proprio di &quot;cultura di fund raising&quot; che spesso ci si trova a parlare, facendo grossi sacrifici ed investimenti per non essere considerati alla stregua di &quot;venditori di pubblicità&quot;, per far capire che il fund raising non è un costo ma un investimento che permette di crescere e svilupparsi. Alcune realtà iniziano a comprenderlo e a capire sulla loro pelle che non ci sono solamente i denari e che curare le relazioni con i donatori è un vero e proprio lavoro interno alla propria organizzazione.
Il nostro lavoro è poi complicato, come dice Valerio, dal costruire o ricostruire la fiducia degli enti verso la nostra professione, soprattutto se prima  di noi sono passati  &quot;venditori di pubblicità&quot; e &quot;famosi&quot; consulenti.
Non è semplice, ma &quot;quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare&quot; e noi stiamo &quot;giocando&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ed è proprio di &#8220;cultura di fund raising&#8221; che spesso ci si trova a parlare, facendo grossi sacrifici ed investimenti per non essere considerati alla stregua di &#8220;venditori di pubblicità&#8221;, per far capire che il fund raising non è un costo ma un investimento che permette di crescere e svilupparsi. Alcune realtà iniziano a comprenderlo e a capire sulla loro pelle che non ci sono solamente i denari e che curare le relazioni con i donatori è un vero e proprio lavoro interno alla propria organizzazione.<br />
Il nostro lavoro è poi complicato, come dice Valerio, dal costruire o ricostruire la fiducia degli enti verso la nostra professione, soprattutto se prima  di noi sono passati  &#8220;venditori di pubblicità&#8221; e &#8220;famosi&#8221; consulenti.<br />
Non è semplice, ma &#8220;quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare&#8221; e noi stiamo &#8220;giocando&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Valerio Melandri</title>
		<link>http://www.valeriomelandri.it/2007/03/20/la-carriera-di-fundraiser-e-davvero-cosi/comment-page-1/#comment-325</link>
		<dc:creator>Valerio Melandri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 16:43:13 +0000</pubDate>
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		<description>Ma si&#039;, le onp sono interessate a fare raccolta fondi, solo che di solito succede questo. Incontrano un fantomatico consulente, magari uno di quelli &quot;famosi&quot; che gli spara 40.000 euro per fare uno studio di fattibilità ricavato, magari da una tesi di uno studente. Questi accettano, pagano, e si ritrovano con una splendida documentazione, che si sarebbero  agevolmente potuto scaricare attraverso internet...gratuitamente. ma siccome hanno bisogno di fare fund raising e non di leggere  soltanto si rivolgono ad un altro fundraiser, dicendo subito: &quot;però noi non abbiamo più soldi, perchè li abbiamo spesi con l&#039;altro consulente: ti possiamo pagare, ma solo a percentuale&quot; E questo cosa fa? Deve vivere no? Deve mangiare no? E allora accetta, e nella pressione di rincorrere il donatore (se non trova soldi non mangia) forza il donatore e non lo conquista. E così accade il secondo fallimento. E via così...Intanto l&#039;altro fundraiser, quello &quot;famoso&quot; ha inziato con un&#039;altra onp la trafila del piano di fattibilità, rovinando l&#039;ennesima fetta di mercato...
C&#039;e&#039; bisogno di &quot;cultura del fund raising&quot; hai ragione Francesco. C&#039;è bisogno di far capire alle organizzazioni nonprofit di capire che cosa significa fare fund raising.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma si&#8217;, le onp sono interessate a fare raccolta fondi, solo che di solito succede questo. Incontrano un fantomatico consulente, magari uno di quelli &#8220;famosi&#8221; che gli spara 40.000 euro per fare uno studio di fattibilità ricavato, magari da una tesi di uno studente. Questi accettano, pagano, e si ritrovano con una splendida documentazione, che si sarebbero  agevolmente potuto scaricare attraverso internet&#8230;gratuitamente. ma siccome hanno bisogno di fare fund raising e non di leggere  soltanto si rivolgono ad un altro fundraiser, dicendo subito: &#8220;però noi non abbiamo più soldi, perchè li abbiamo spesi con l&#8217;altro consulente: ti possiamo pagare, ma solo a percentuale&#8221; E questo cosa fa? Deve vivere no? Deve mangiare no? E allora accetta, e nella pressione di rincorrere il donatore (se non trova soldi non mangia) forza il donatore e non lo conquista. E così accade il secondo fallimento. E via così&#8230;Intanto l&#8217;altro fundraiser, quello &#8220;famoso&#8221; ha inziato con un&#8217;altra onp la trafila del piano di fattibilità, rovinando l&#8217;ennesima fetta di mercato&#8230;<br />
C&#8217;e&#8217; bisogno di &#8220;cultura del fund raising&#8221; hai ragione Francesco. C&#8217;è bisogno di far capire alle organizzazioni nonprofit di capire che cosa significa fare fund raising.</p>
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	<item>
		<title>Di: Francesco</title>
		<link>http://www.valeriomelandri.it/2007/03/20/la-carriera-di-fundraiser-e-davvero-cosi/comment-page-1/#comment-324</link>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2007 12:46:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.valeriomelandri.it/?p=330#comment-324</guid>
		<description>Forse quello che manca è una vera cultura della raccolta fondi, capire che fare raccolta fondi deve, per poter essere vera ed autonoma, sganciarsi da logiche politiche o pietistiche. Ma chissà se questo mai succederà? Anzi c&#039;è da chiedersi se  le organizzazioni nonprofit sono veramente interessate a fare raccolta fondi, ma nel vero senso del termine (cioè cultura, organizzazione, personale e cda coesi sul fare raccolta fondi).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse quello che manca è una vera cultura della raccolta fondi, capire che fare raccolta fondi deve, per poter essere vera ed autonoma, sganciarsi da logiche politiche o pietistiche. Ma chissà se questo mai succederà? Anzi c&#8217;è da chiedersi se  le organizzazioni nonprofit sono veramente interessate a fare raccolta fondi, ma nel vero senso del termine (cioè cultura, organizzazione, personale e cda coesi sul fare raccolta fondi).</p>
]]></content:encoded>
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