Valerio Melandri-Il primo blog italiano sul fundraising

A me piacciono i Pan di Stelle…anche nel fundraising

Data:7 novembre 2007

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A me piacciono i Pan di Stelle non solo perchè sono buoni ma perchè ti insegnano a farli: se comprate una confezione troverete su un lato la ricetta per farli a casa vostra. E’ un po’ come quello che scrivo su questo mio blog o i miei collaboratori ed anche altri utenti su fundraising.it: la differenza è che non dovete neppure spendere per comprare la confezione, ogni tanto vi scrivo su come fare o non fare raccolta fondi. Tutto questo si chiama collaborazione. Dice Seth Godin nell’introduzione del suo ultimo libro (“I piccoli saranno i primi“, leggetelo è valido anche per il nonprofit) una frase che credo possa ben calzare alla situazione italiana del fund raising:

chi compera i miei libri o legge il mio blog o mi chiama a tenere conferenzae nella sua organizzazione sa già che cosa deve fare. Sono persone che, in materia di sviluppo organizzativo di attività commerciali e di diffusione di idee, sono sveglie e persino brillanti. Sanno già come si fa a progettare un grande sito web o come creare un blog di successo. Ma non lo fanno. Non lo fanno perchè la società, i capi, i partner o i colleghi non permettono loro di assumere iniziative efficaci. E’ come se la loro ventiquattrore fosse piena di propano compresso, ma non riuscissero a farlo esplodere

Cosa sta accadendo ora? Che si sta sgretolando il muro del silenzio sul fundraising, prima era una cosa per pochi, oggi le persone conoscono il fundraising e possono, grazie al passaparola e ai blog sul fundraising che sono stati creati in questi anni, a farlo conoscere ad altri.

Quale è il grande problema del fundraising? Che non si condivide, si divide, cosa si fa? Lo so bene:

  • se non si è concordi si deve distruggere l’altro (abbiamo avuto recentemente un attacco ai nostri siti internet che sono rimasti oscurati per un po’ di tempo. Il nostro provider ha definito l’attacco “fatto con perizia e con una forza e una volontà inusuale di spaccare tutto”). Un’altra volta un… “amico” invece di collaborare alla costruzione della voce “fundraising” su www.wikipedia.it tolse il link al nostro sito di informazioni gratuite www.fundraising.it. Quando gli perchè lo avesse fatto, mi disse che era stato per errore. In tutti e due i casi sappiamo esattamente chi è stato, internet ha il difetto che lascia il segno…. E avrei mille e mille altri esempi.
  • se non si è capaci a fare fundraising si copia senza citare.
  • se si vuole veramente sentirsi i primi, una sorta di “casta” non si collabora, neppure inviando del semplice materiale per una ricerca sulla storia del fundraising, fatta da un mio laureato.

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I fundraiser che operano in questo modo sono ancora nel vecchio mondo, quello che avrà successo per molto tempo ma che è destinato a finire: il mondo della condivisione, dell’allargare la conoscenza, del condividere le idee è il futuro non solo del fundraising ma di tutto il nonprofit (leggetevi questo libro se non ci credete e poi ditemi cosa ne pensate).

Pensate solamente quante organizzazioni nonprofit esistono che fanno la stessa identica cosa nella stessa città e non si parlano, raddoppiano gli interventi con uno spreco di risorse inimmaginabile (non è infatti solo lo Stato a sprecare soldi ricordiamocelo). Mi diceva oggi un mio amico (via skype): “se in Italia le onp invece che non collaborare fra di loro collaborassero un po’ di più al di là degli steccati politici che le dividono si avrebbe un risparmio di risorse enorme”, idem dico io anche nel fundraising. Ma parole come open-source, condivisione sono molto spesso parole al vento nel settore nonprofit (anche se molto usate nelle conferenze).

Conclude il libro di Godin e sempre credo che sia veramente una descrizione adatta: “A quel punto intervengo io. Porto i fuochi d’artificio. Non sono fuochi particolarmente rumorosi nè potenti, ma sono comunque in grado di richiamare l’attenzione e, soprattutto, di far esplodere il propano che già avete“. A me i fuochi d’artificio mi affascinano e ne uso più che posso…

15 commenti al post.

  1. francesco il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    il libro di seth godin che citi è veramente bello, lo sto leggendo. E’ quasi al livello del suo precedente “Permission Marketing”, anzi ne è l’evoluzione ai giorni nostri

  2. Jacopo B.Gazzola il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    Nodo difficile da risolvere.
    Solo un caso:
    il nuovo CD dei Radiohead puo’ essere scaricato con un’offerta minima dal sito
    http://www.inrainbows.com/

    Piccolo dettaglio, solo il 40% (me compreso) ha donato per scaricarlo. La media e’ di 1,5€. Il raccolto e’ stato di 3 milioni contro i soliti 8-12 milioni. Sono proprio curioso di vedere se la prossima volta sceglieranno ancora una vendita cosi’ “sociale”.

  3. francesco il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    Per me la sceglieranno ancora, forse non loro ma altri artisti. Ieri leggevo di un pianista italiano famoso nei paesi dell’est che era contento che a taiwan o in cina ci fossero siti da cui si poteva scaricare gratis la sua musica e questo perchè i suoi dischi là non sono distribuiti. Lui diceva:”è positivo perchè vuol dire che se andrò a fare concerti ci saranno persone che mi verranno a vedere perchè hanno sentito la mia musica”. L’industria discografica infatti fa ora la maggiorparte dei propri profitti sui concerti ed il merchandising dei cantanti e non sui dischi dunque i radiohead devono essere contenti di quanto hanno raccolto. Non so come tradurre questo nel fundraising italiano, comunque questo è il mio contributo ai commenti sul post di Melandri.

  4. Raffaele Picilli il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    Gentile Prof. Melandri,
    quello che dirò non vuole dissacrare il tuo serissimo ragionamento, ma invece della ricetta dei pan di stelle, non si poteva cominciare con quella dei muffin al cioccolato?
    Resto convinto che i cannoli siciliani di Maria Grammatico siano i migliori al mondo (ad Erice –Trapani) e solo in questo caso, spero che nessuno riesca mai a copiarli. Per fortuna non tanto di Maria, ma per fortuna nostra perché le sue mani fanno miracoli che costano appena pochi euro…(solo un goloso può capire l’estasi di quel dolce..).
    Che l’approccio al fund raising stia cambiando in Italia è sicuramente per merito di pochi, se non di pochissimi. All’inizio del mio lavoro, nel 2001, pensavo che fossimo peggio di una setta segreta, nessuno ti diceva niente…figuriamoci dirti dove andare a copiare la ricetta dei suoi biscotti preferiti. Internet è stato ed è utilissimo per il nostro lavoro, ma senza buoni pasticcieri, le mie domeniche e quelle di tanti altri colleghi, sarebbero state molto tristi…

  5. laura il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    A me non piacciono i pan di stelle….ma non importa. Quello che voglio dire è che non sempre avere in mano la ricetta ti garantisce la buona riuscita del prodotto. E’ un buon inizio ma c’è sempre un percorso da fare. (importante è anche chi sta in cucina): a volte i pan di stelle si bruciano, a volte non vengono uguali all’originale a volte vengono meglio dell’originale perchè ci hai messo fatica, tempo e anche altro (insomma non è una produzione standardizzata come alla Barilla)comunque è già importante avere una buona base di ingredienti…poi…il resto lo fai tu..e tutti quelli che lavorano con te.

  6. giusy il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    Ciao Melandri,
    sono d’accordo con quello che dici. Anche la conoscenza è profitto e allora, noi delle ONP così generosi nei denari, perchè non lo siamo in questo settore?
    Propongo, se già non è si sta già facendo, di organizzare un meeting annuale, chiamatelo come volete, festa del f.r., laboratori di f.r., fiera del f.r., giornate del f.r., f.r. raduno… dove, oltre a sezioni di formazione, ci potessero essere momenti dedicati al confronto tra “pari”. Il momento di conoscenza reciproca, non solo virtuale, fa grande aggregazione, collaborazione e scambio duraturo.
    Non abbiamo detto che il miglior modo per fare fund raising è l’incontro faccia a faccia? Penso sia la stessa cosa anche per la crescita professionale.

    saluti,
    Giusy

    p.s. Sono orgogliosa che la lettera per i biglietti di Natale sia stata presa ad esempio (debitamente corretta) sul sito del f.r., grazie!

  7. francesco quistelli il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    La questione della condivisione della conoscenza è sempre più un tema fondamentale. Personalmente credo nella “competizione collaborativa”, dove la collaborazione serve ad avere un vantaggio reciproco concreto, pur nella consapevolezza che il mercato ha delle regole da rispettare e che stiamo concorrendo nella medesima arena, che non è uno spazio infinito (inteso come numero di donatori). Condividere i problemi affrontati e le soluzioni individuate tra attori che operano in un mercato simile significa migliorare il mercato (è il concetto dei “peer leaders” ad esempio). Senza ovviamente svelare idee creative o progetti innovativi, quello fa parte della capacità competitiva, e non si può toccare!
    Ma tutto funziona solo se più attori sono disponibili all’incontro e allo scambio, in modo da aumentare le opportunità di miglioramento per tutti.
    Spesso anche io mi sono trovato a non dover dire “cosa c’era da fare”, ma far sì che questo succedesse “bene”. Tutti, se leggono e studiano, sanno in teoria cosa c’è da fare per raccolgiere fondi. Il probelma è farlo, E farlo bene, sul campo.
    Guarda che bella iniziativa a San Francisco tra colleghi/concorrenti fundraiser http://www.dersf.org/mc/page.do?sitePageId=35995&orgId=der . Si chiama FAB: fundraiser anxiety busters, ed il nome è già esplicativo! Il mio blog va proprio in questa direzione.
    Ciao, Francesco
    PS: personalmente non mi occuperei troppo di chi non partecipa, è una libera scelta da rispettare. E visto che questo è un piccolo mondo, si capisce a chi ti riferisci, meglio fare i nomi allora secondo me. Ma quella parte lo trovata sinceramente una polemica fine a se stessa, molto meglio quando costruisci!

  8. Valerio Melandri il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    Caro Francesco (Quistelli), ma dove sono stato io fino ad adesso? Come mai non ci siamo mai incontrati. Evviva c’e’ qualcuno con cui si parla la stessa lingua! Hai ragione su tutto, anche sul PS. Ma sono un bigotto danntamente cattolico e mi hanno sempre insegnato che “si dice il peccato, ma non il peccatore”. Dire il peccatore sarebbe fare polemica. Io dico il dramma, racconto l’esempio, solo per fare capire il problema. Non mi interessa minimamente campbiare la testa alla gente, nemmeno provarci, sopratutto di certa gente. Sono tanti e tali i soprusi violenti, ingiusti, i trattamenti vergognosi, cattivi, insultanti che ho dovuto sopportare, che non ho nessuna speranza che qualcuno si renda conto di quanto male sta facendo al mondo del fund raising. Ma ho necessità, con degli esempi, di fare capire, a chi non sa, di capire. Qui si tratta di due concezioni della vita, non solo del lavoro.
    E meglio essere una persona cattiva con un ottimo carattere, o una persona buona con un pessimo carattere?

  9. Valerio Melandri il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    Cara GIusy, grazie della idea e ci stiamo attrezzando, da fare senz’altro!
    vm

  10. Valerio Melandri il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    Caro Raffaele, quanto hai ragione!. Fai una cosa: se hai voglia e tempo racconta un po’ dei tuoi incontri degli anni scorsi…prima che tu iniziassi a fare delle “melandrate”…

  11. Valerio Melandri il giorno 8 novembre 2007 ha scritto:

    Radiohead. Io non li consocevo nemmeno.
    E non sono parte del loro mercato, ma da domani potrei esserlo, perchè mi sono venuti a cercare.
    Vedi, caro Jacopo, qui il punto non e’ di diventare tutti “pacifisti” e di buttare via la pistola, quando l’altro ce l’ha, e te la punta addosso.
    Il punto è che occorre “ricostruire l’economia dell’altro”, altrimenti è assai difficile che l’altra possa interagire con te.
    Quando c’e’ la famosa frase “porgi l’altra guancia” che alcuni interpretano come “fatti picchiare due volte” io dico che si fa un errore.
    Porgi “l’altra guancia” vuole dire: “dare modo all’altro di ricostruire la sua economia insieme a te”, in modo che lui possa ritornare in rapporto con te e ANCHE TU guadagnarci.
    Ecco perchè il perdono è “economico”, perchè nel perdono io permetto all’altro di ricostruire un economia positiva con me e quindi anche io, che vivo per il fatto che ci sono gli altri, (da solo non si vive!) ne guadagno. Regalare sì, ma in modo intelligente: “non perle ai porci”.
    Perchè i porci delle perle non sanno che farsene e quindi non sono “economiche per loro” e se non lo sono per loro, non lo sono neanche per me. E’ da stupidi regalare perle ai porci, perchè nessuno ci guadagna, e in più io ci perdo.
    E dunque “non perle ai porci”, ma solo “porgi l’altra guancia” al fine della sua ricostruzione (che conviene anche a me). Mi spiego?

    Se i Radiohead hanno “dato perle ai porci” oppure hanno “porto l’altra guancia”, lo dirà la storia.

  12. jack il giorno 13 novembre 2007 ha scritto:

    Non per fare il noioso, ma volevo avvertirti, caro Valerio Melandri, che “qual e’” si scrive senza apostrofo.

    a presto

  13. Valerio Melandri il giorno 17 novembre 2007 ha scritto:

    caro giek ciai proprio ragione…oops! Un saluto!

  14. [...] dell’etica e del bene comune, può funzionare molto bene. Ne avevamo cominciato a discutere qui e qui già qualche mese [...]

  15. Alessandra il giorno 6 settembre 2010 ha scritto:

    Ciao, mi chiamo Alessandra e sono la community manager di Pan di Stelle. Nel sito di Pan di Stelle esiste una sezione molto speciale chiamata Stellario, dove sono raccolti tutti i contenuti Pan di Stelle creati dalle persone in rete. Anche uno dei tuoi contenuti (questo post) è entrato a far parte dello Stellario: da oggi il tuo nome brilla tra tante stelle in un cielo dicacao! All’indirizzo http://www.pandistelle.it/stellario/ puoi cercare il tuo contributo e votare i contenuti più belli. Alessandra

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