Brand, non profit e la fine della lista della spesa

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Occorre trovare un tema trascendente che raccoglie come una mongolfiera tutti i pezzi della vostra organizzazione non profit.

Pensate a quanto è forte la parola VITA, a quanto rappresenta, in modo trascendentale, tutto il mondo nonprofit. In fondo che un’organizzazione si occupi di bambini, adulti con disabilità, sviluppo della cultura o educazione, significa comunque occuparsi di VITA!
Pensate a quanto, invece, sono “anaffettivi” gli acronimi: PDL, PD, EPAC, ARC, ENAP, ALI, ARC!
In alcuni rari casi il brand è conosciuto e ha vinto… ma non date nulla per scontato.
Non so quanto “mondo comune” saprebbe dire cosa significa ANFASS, o AIAS. E quanti saprebbero collegare il brand e il marchio alla straordinaria attività che fanno queste grandissime organizzazioni nonprofit.

Non voglio “fare quello che” giudica “il marchio” e propone la “ribrandizzazione…”. No!
Chi ha il suo marchio se lo tenga. E va bene così!

Quello che dico è che se il brand NON è conosciuto, non vi aiuta a fare un buon lavoro di rappresentazione di quello che siete. Specie in realtà complesse.
Si corre il rischio di fare la lista della spesa.

E’ come se per vendere la nuova “Ford Ecosport” (si tratta di una piccola auto SUV, tipo 4×4), la Ford facesse l’elenco delle caratteristiche tecniche e degli optional! No!
Nella pubblicità dice molto semplicemente “La vita è fuori, e tu?”
Intendendo dire che, con questa auto, puoi andare alla conquista del mondo. Semplice no?

Il brand deve rappresentare il sé profondo dell’organizzazione non profit per far capire al donatore che forza che siete.

Se NON è conosciuto è davvero difficile che aiuti a descrivere chi siete e che cosa di buono state facendo. Ecco perché sarebbe bello che ogni brand e ogni marchio portassero con sé un aspetto “trascendentale”.
Un aspetto NON pratico, ma un rilancio verso un “più in là”, quasi fosse un cartello stradale che a un bivio indica una città distante.
Il marchio deve dire “più in là”, “di più”, “ancora di più” .

Un tema “trascendente” che raccolga e ospiti tutta l’organizzazione,  che sia come una larga mongolfiera dentro cui mettere i singoli pezzi facilita l’esposizione, altrimenti può essere tutto un po’ confuso, un po’ banalotto…

Per uscire dal piano delle commodity (ovvero della generalità) occorre trovare per voi un tema trascendente che vi guidi, che accompagni il vostro marchio.
Ecco perchè funzionano le email ispirazionali ai donatori (sono emotive) e non le liste della spesa “abbiamo fatto questo e quello” (sono razionali).

Il donatore sceglierà voi, non perché gli avete fornito la lista della spesa di quello che fate, ma perché gli avete fatto intuire che razza di forza avete dentro di voi.

Dunque, qual è il vostro tema trascendente?
VM

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

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