
13 dicembre 2009
Interessanti le osservazioni al mio post “chiudiamo gli uffici volontari” di qualche giorno fa. Le potete leggere nei commenti al post. Ma la mia non è una provocazione, nè tantomento una boutade “educativa” alla francese. E’ veramente il mio pensiero, supportato peraltro da decenni di esperienza (non solo miei) ma di colleghi sul campo (Susan Ellis e la sua scuola innanzitutto). Lungi da me l’idea di licenziare tutti i direttori degli uffici di volontariato che devono rimanere per le importanti fasi di selezione, reclutamento, invito. Ma non su gestione e valutazione! La mia osservazione è di natura strettamente aziendale. Essere volontario non significa nulla salvo il fatto che non si è pagati per fare quello che si fa. Essere volontario non significa che non si è bravi, non significa che non si hanno competenze specifiche, che non si hanno compiti, orari, obiettivi da raggungere, serietà professionale. Essere volontario vuol dire “lavorare” tale e quale a qualunque altro lavoratore retribuito dell’organizzazione nonprofit. Nulla di diverso. E allora perchè relegarli in un parco giochi per bambini “uffici volontari” come se fossero classi di tipo diverso? Si scelgano e si valorizzino i volontari per quello che sanno fare, e li si piazzino laddove le loro competenze, il bisogno dell’organizzazione, la volontà degli assistiti necessita supporto. Li si inserisca in ambiti di “lavoro”… In una organizzazione nonprofit ci dovrebbe essere solo un tipo di personale quello che è fortemente motivato a fare il lavoro che fa, alcuni retribuiti, alcuni nonretribuiti! (VM)

10 dicembre 2009
Ricevo da un lettore di questo blog una bella email con una domanda interessante sull’organizzazione dell’ufficio volontariato.
Buongiorno le scrivo per avere un parere “autorevole”.
Lavoro in una organizzazione che fa raccolta fondi per destinarli a progetti di aiuto in Italia e all’estero >>
Lavoro nell’ufficio volontariato. I volontari sono “una manna dal cielo” per tutto quello che è visibilità, raccolta fondi
testimonianza sui progetti all’estero.
Da un po’ di mesi abbiamo creato un responsabile eventi che lavora sotto l’ufficio raccolta fondi, ma questo non mi sembra funzionale, perchè il 99% degli eventi è fatto dai e con i volontari. Mi verrebbe più logico pensare che la parte eventi è sotto l’ufficio volontariato o eventualmente il contrario, ma per ora stiamo ancora cercando il modello organizzativo più funzionale, per cui eventi sono insieme a raccolta fondi e volontariato è un ufficio diverso.
Mi piacerebbe avere da parte sua un commento ed eventualmente dei riferimenti/esempi.
La ringrazio per la sua disponibilità e spero di poterla conoscere in uno dei suoi prossimi corsi.
Ecco la mia risposta
Eliminiamo gli uffici volontari!
Se i volontari sono autonomi e riescono a supportare tutto il lavoro di creazione degli eventi non c’è ragione di creare una figura retribuita che li “controlli”. La vicenda ha un senso se a partire dal vostro piano strategico, o dal vostro budget di raccolta fondi, ritenete che lo “strumento” eventi debba essere ampliato, in tale caso ha senso mettere a “servizio” dei volontari anche una persona retribuita, ma in questo non sceglierei una persona di livello alto, ma qualcuno che aiuti i volontari (che per definizione non hanno un tempo illimitato per stare nell’organizzazione) a fare quello che devono fare.
In altre parole tutto dipende su quale tasto volete spingere.
Io comunque, per dirla fuori dai denti, eliminerei completamente l’ufficio volontariato. E’ un errore strategico e anche operativo quello di relegare i volontari in un ufficio volontari, come se fare il volontario fosse un “tipo” di lavoro, come se fare il volontario fosse come fare l’idraulico, il consulente, il contabile. Fare il volontario non è un lavoro, è una semplice categoria retributiva. Il volontario fa parte del personale della organizzazione ed è quindi personale a tutti gli effetti. Semplicemente non è retribuito, ma per il resto non fa nessuna differenza. Se proprio volete identificare una differenza fra chi è volontario e chi non lo è indicatelo in organigramma con un cerchio invece che con un rettangolo. Ma i volontari afferiscono all’area del lavoro che fanno. Se sono in amministrazione faranno riferimento all’amministrazione, se sono negli eventi faranno riferimento all’ufficio eventi, se sono nei servizi agli anziani, faranno riferimento al capo del servizio anziani (o bambini) ecc….
Nessuna differenza con il lavoratore retribuito in un verso e nell’altro, ovvero dovete iniziare a trattare il personale retribuito come se fosse non retribuito, lo stesso livello di passione, di motivazione che avreste se non fossero pagati. Li trattereste allo stesso modo?
Il segreto del successo di una organizzazione nonprofit è capire che esiste un solo tipo di risorse umane, qualcuno è retribuito, qualcuno no. Tutto qui, ma è un discorso lungo che non abbiamo il tempo di approfondire, ma se ha domande, mi dica! Un caro saluto e buon lavoro (che sia pagato o meno)
P.s in questa mia risposta io ho lavorato (anche se non sono stato pagato…) e per questo io dovrei esser inserito nell’ufficio volontari? NO! Io rimango nel mio ufficio in Piazzale della Vittoria, semplicemente sono un consulente (anche se non pagato!) Ok?

7 dicembre 2009

5 dicembre 2009







Una bella carrellata di immagini dal Sait Politecnico. Innanzitutto il pranzo presso la Facoltà Culinary Arts (hotel management, chef, camerieri caposala, ecc) dove sono accompagnato dal bravissimo Brian (direttore del Fundraising, e uomo preciso e professionale, oltre che grande suonatore di pianoforte e direttore di un coro nei suoi momenti di volontariato) e poi Tania, la donna dei numeri, della statistica, che gestisce tutta la parte dei database e dei re software che sia usano qua per il fundraising (telecall per gestire il fundraising telefonico, peak per gestire la raccolta annuale) che convergono in un’analisi dei dati e dei comportamenti. In pratica lei è la donna che fa prospect research: al servizio dell’organizzazione. Al Sait mi accoglie maestoso lo studentato (a Bologna dov’è?) appena costruito, dove dalla cima si vedono i lavori del nuvo gigantesco edificio su cui stanno facendo una raccolta capitali gigantesca. Mi immergo nella vita del campus, con gli studenti (a cui all’iscrizione viene consegnato un pc – in leasing – per poter ricevere tutti software di cui c’e’ bisogno per studiare. mentre cammino fra i corridoi le innumerevoli targhe di ringraziamento, alle aziende e alle persone. Tutto viene intestato e tutto ha un prezzo oggettivo (in base al valore immobiliare, al numero di contatti che passano di lì, al tipo di oggetto – un laboratorio costa di meno di una classe, che costa meno di un auditorium. Mi dice Brian che è tutto assoltamente oggettivo e inattacabile. Hanno fatto uno studio sulle naming opportunities…). Infine una curiosità, per facilitare l’integrazione con gli “aborigeni” del Canada (gli indiani) hanno messo loro a disposizione un “centro per gli aborigeni”, in modo che gli studenti provenienti da quelle tradizioni non abbiano difficoltà. Gli hanno realizzato un tavolo rotondo con speciali aspiratori per le loro cerimonie. E’ l’unico posto dove NON vige il divieto di fumo….non male come integrazione eh? (c’e’ da imparare)…però languono un po’ gli sponsor (nell’ultima foto le targhe dei ringraziamenti ancora vuote…). Alla prossima…

3 dicembre 2009

25 novembre 2009
Un collega mi ha inviato la comunicazione di una campagna di raccolta fondi che ha una caratteristica tutta particolare.
La Fondazione Nuovo Ospedale Alba Bra onlus ha infatti avviato una campagna di raccolta fondi non per la costruzione del nuovo ospedale, che è finanziata dallo Stato, bensì per raccogliere fondi (adottando una stanza dell’ospedale!) per rendere l’ospedale, più comodo e accogliente.
E’ un chiaro messaggio per rendere i cittadini partecipi del bene comune, in Italia purtroppo l’assistenzialismo statale ha portato molti cittadini a credere che sia l’ambito sanitario, ma potremmo parlare anche di quello ambientale (vedi i parchi pubblici) siano servizi “dovuti” al cittadino. In parte è vero, ma il cittadino non si deve dimenticare che il bene pubblico è di tutto e che va aiutato e condiviso. Mi ricordo a New York quando camminavo per Central Park e vedevo signori giovani ed anziani a sistemare una parte di quel fantastico parco pubblico della città di New York. Erano i volontari del Parco!
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In alto a destra una stanza standard con i soli finanziamenti dello Stato
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Una stanza finanziata con l’aiuto dei donatori

23 ottobre 2009
Sono all’aeroporto di Amsterdam. Sto tornando dall’IFRC. Come sempre un bell’evento, in cui la gente quasi in modo magico, si scioglie e inizia a chiacchierare a discutere, a raccontarsi. Direi anche meglio dell’anno passato (almeno per quanto riguarda certe sbavature forse troppo radicaleggianti nelle scorse edizioni). Un investimento, (2500 euro per tre giorni di lavoro + il viaggio aereo), ma vengono le idee, vengono sempre delle idee nuove, e questo è quello che conta specie per chi come me insegna, fa ricerca e fa consulenza. Relatori preparati, e anche quelli “divertenti” avevano materiale per me… Il prossimo anno, sono 30 anni che c’e’ questo evento e 3 anni di Festival del Fundraising, il nostro evento, quello italiano, dedicato e pensato per gli italiani….a breve si aprono le iscrizioni… noi ce la stiamo mettendo tutta…anche dopo aver visto i “fratelli maggiori” dell’IFCR. A breve qualche news! E saranno tante!

12 ottobre 2009
Ricevo e volentieri pubblico:
Tra un appello e l’altro, trovo il tempo di scriverle per segnalare un’iniziativa di fundraising che mi lascia alquanto perplessa. Non so se ha avuto modo di vedere (qui il link) il “Chiama, Dona e Vinci!” Il primo concorso a premi nazionale con una numerazione telefonica a sostegno della ricerca scientifica. . Iniziativa promossa dalla Fondazione San Raffaele in collaborazione con Telecom Italia, con lo scopo di contribuire a realizzare il San Raffaele Diabetes Research Institute (DRI), un centro di ricerca per la cura e prevenzione del diabete. Ho trovato la cartolina promozionale del concorso (che può scaricare a questo link), nell’atrio del mio palazzo, insieme alla normale pubblicità di supermercati e affini.
Ne sono rimasta subito colpita, negativamente.
Certo, l’idea è nuova e originale. Ma non la trovo coerente con i principi del fundraising. Così non si insegna la gioia di donare, ma si “vizia” il donatore e si rischia di rovinare il mercato abituando a una ricompensa materiale, che va ben oltre al gadget.
Comunque, è proprio l’idea in sè del concorso mischiata al gesto della donazione che non trovo coerente e corretta.
Devo donare e spingere a donare per la felicità che questo gesto mi dà e può dare, non per il premio…se c’è un premio non c’è il ritorno di quella curva della felicità che in uno dei grafici delle sue prime lezioni mi aveva (quasi) emozionato.
Inoltre non trovo trasparente la frase di ulteriori spiegazioni: “Con un costo massimo di 4€ da telefono fisso e di 6,90€ da telefono mobile, tutti potranno dare il proprio contributo ed essere premiati. L’importo della telefonata, dedotti i costi e l’iva, verrà interamente destinato alla ricerca sul diabete.”
Tutti potranno vincere? i premi sono sicuri per tutti?
Quali e quanti sono i “costi” e l’iva?
Augurandomi che questo sia un caso isolatissimo…la saluto e torno al lavoro!
Buona serata!
In realtà il mio giudizio non è così negativo. Anzi. Si tratta in fondo della realizzazione un po’ tecnologica delle centinaia di migliaia di pesche di beneficenza, lotteria parrocchiali, sottoscrizioni a premi, che tutti noi abbiamo organizzato in passato e a cui tutti in fondo abbiamo donato in passato. Compro il biglietto della lotteria (o faccio una telefonata a un numero a pagamento) perchè voglio fare beneficenza e poi capita che magari vinco l’auto o il pc, magari lo faccio anche più volentieri, ma non lo trovo “intrinsecamente” sbagliato. Altra vicenda è la rendicontazione, ma anche su questo vedendo l’organizzazione, ovvero il san raffaele (probabilmente il miglior ospedale d’europa, certamente il migliore in moltissime specialità in Italia, o almeno è quello che mi riferiscono i colleghi medici), mi sentirei di dare un giudizio davvero positivo.
Non so, cosa dite voi?
VM

22 settembre 2009
Una lettrice di questo blog mi gira un articolo sui finanziamenti alla cultura in Italia (clicca qui per leggere l’articolo). Credo che oggi come oggi il fundraising per la cultura, al di là di alcuni casi isolati, sia ancora di là da venire: questo specialmente per colpa di anni ed anni in cui il popolo italiano ha sempre avuto proposte culturali finanziate dallo Stato e quasi sempre a titolo gratuito. La cultura è di tutti e da tutti deve essere sostenuta direttamente…

19 settembre 2009
Stefano Zamagni ha svelato un piccolo segreto riguardo a come è nata la legge sulle Onlus…la legge sulle Onlus è nata grazie agli scout! Leggete qui! Sono contento di questo aneddoto perchè fra i miei migliori collaboratori ho due scout!
[Foto di Gruppo Scout Agesci Lodi - sotto licenza Creative Commons]