
14 giugno 2010
Ho fatto di recente una ricerca su come gli altri paesi europei interpretano due meccanismi attivi anche in Italia per il finanziamento del nonprofit (cinque per mille ed otto per mille). Ne risulta una ricerca che metto a disposizione di tutti e scaricabile da qui
L’obiettivo di questa mia ricerca è duplice:
1 – far diventare il cinque per mille in Italia un meccanismo stabile, non da rinnovare ogni anno
2- ed inoltre sarebbe necessario conoscere i nominativi di chi firma il 5 per 1000 per un’organizzazione nonprofit altrimenti saltano tanti meccanismi come quello del ringraziare il donatore, della “coltivazione” del donatore.
Anche su questo come fundraiser dovremmo fare fronte comune.

26 maggio 2010
Sono online, scaricabili da questo link, le linee guida che l’Agenzia delle Onlus ha redatto, con la collaborazione anche di tanti fundraiser italiani, e che finalmente danno alcune prime regole al fundraising in Italia.
Io le considero un documento un divenire, non statico che andrà aggiornato forse ogni anno perchè la realtà della raccolta fondi in Italia è e sarà sempre di più in continua evoluzione.
Cosa aspettarsi ad esempio dai cambiamenti che avverrano dato l’aumentato costo degli invii postali? Ancora non lo sappiamo ma potrà andare a modificare prassi, modalità operative che saranno da recepire in futuri documenti.
Comunque intanto abbiamo delle regole e questo è un primo passo!!

7 aprile 2010

Ancora una volta il nonprofit si trova a dover fronteggiare un certo modo che ha lo Stato di comprendere la ricchezza ed il valore prodotto dal settore nonprofit. Credo che l’attuale aumento delle tariffe postali per il nonprofit derivi da una logica di equiparare tale realtà al settore profit e dunque di metterle entrambe sullo stesso piano, anche concorrenziale.
Ma non è così: se aumentano le tariffe postali per il settore nonprofit mettiamo a rischio migliaia di realtà che si troveranno a spendere di più in comunicazione e diminuire i budget relativi ai programmi di assistenza, sviluppo, educazione, etc. che sono fondamentali per rendere compiuta la missione della stessa organizzazione nonprofit.
Spero che l’appello lanciato da Vita che sottoscrivo e invito a sottoscrivere cliccando sull’immagine qui a fianco, abbia successo e che i fundraiser italiani sappiano unirsi, fare fronte, fare amalgama per far comprendere al legislatore come tale norma non aiuta nè le organizzazioni nonprofit, nè le casse dello Stato Italiano. Se togli le risorse alle organizzazioni nonprofit i risultati sono due:
- Molte persone cercheranno e chiederanno quei servizi offerti dagli enti nonprofit agli enti locali
- Altre persone cercheranno quei servizi offerti dagli enti nonprofit presso aziende profit che ovviamente e giustamente applicheranno tariffe e costi superiori al settore nonprofit stesso
In un modo o nell’altro con l’aumento delle tariffe postali a perderci è lo Stato che impoverisce indirettamente il reddito dei cittadini e si dovrà trovare a fronteggiare una domanda di servizi prima offerti dal nonprofit.
P.S.: su Facebook Benedetta Spinola ha condiviso una tabella allarmante su un esempio di aumento dei costi di una campagna di acquisizione con le nuove regole. Lo potete scaricare cliccando qui

18 marzo 2010
Un’ora (ovvero unora.org) è una bella idea per coinvolgere i dipendenti delle imprese profit. Il Payroll Giving: è una modalità con le quale le persone possono dare più valore al proprio lavoro finanziando, in proporzione al proprio stipendio, il lavoro di chi tutti i giorni dedica la propria attività al sostegno di cause di primaria importanza. Il payroll giving consiste in una donazione libera, trattenuta mensilmente dallo stipendio, a favore di una o più cause sociali, il cui importo equivale ad una o più ore di lavoro. . Il Match Giving: è un meccanismo opzionale attivabile dall’azienda aderente, che consiste nell’erogazione di un importo equivalente al totale o ad una parte dell’importo donato complessivamente dai propri dipendenti.

Sono tutti metodi relativamente nuovi (almeno in Italia) ampiamente sviluppati in Us e Uk di cui parleremo al Festival del Fundraising a maggio .
Quando ero negli Stati Uniti a New York…ormai tanti anni fa (+ di 15?), feci uno stage presso Merryl Linch (all’interno delle due torri che poi vennero abbattute l’11 settembre) e vidi un’operazione di Match Giving. L’idea era basata sul fatto che negli Usa vi è tradizione di NON venire al lavoro vestiti in giacca e cravatta il venerdì dal Giorno dell’Indipendenza (4 luglio) al Giorno del Lavoro (4 settembre). In pratica gli americani dicono: durante l’estate chi vuole, il venerdì puo’ vestirsi gia’ per il weekend e quindi avere un “casual day”. Beh, l’idea di Merryl Linch fu questa: a tutti coloro che doneranno 5 dollari per questa causa, Merryl Linch donerà altri 5 dollari (match giving) e in piu’ permetterà a tutti i donatori di vestire “casual day” anche il prossimo GIovedi. Due piccioni con una fava: ottiene piu’ soldi (con la presenza del Match giving si incentiva la donazione perchè il proprio dono viene raddoppiato) e si permette a tutti di dire che si ha donato, senza dirlo (se mi vesto casual di giovedì vuol dire che ho donato…)
Non male questi americani (alcune volte…)! A proposito ce la farà Obama a fare la sua riforma sanitaria?

13 dicembre 2009
Interessanti le osservazioni al mio post “chiudiamo gli uffici volontari” di qualche giorno fa. Le potete leggere nei commenti al post. Ma la mia non è una provocazione, nè tantomento una boutade “educativa” alla francese. E’ veramente il mio pensiero, supportato peraltro da decenni di esperienza (non solo miei) ma di colleghi sul campo (Susan Ellis e la sua scuola innanzitutto). Lungi da me l’idea di licenziare tutti i direttori degli uffici di volontariato che devono rimanere per le importanti fasi di selezione, reclutamento, invito. Ma non su gestione e valutazione! La mia osservazione è di natura strettamente aziendale. Essere volontario non significa nulla salvo il fatto che non si è pagati per fare quello che si fa. Essere volontario non significa che non si è bravi, non significa che non si hanno competenze specifiche, che non si hanno compiti, orari, obiettivi da raggungere, serietà professionale. Essere volontario vuol dire “lavorare” tale e quale a qualunque altro lavoratore retribuito dell’organizzazione nonprofit. Nulla di diverso. E allora perchè relegarli in un parco giochi per bambini “uffici volontari” come se fossero classi di tipo diverso? Si scelgano e si valorizzino i volontari per quello che sanno fare, e li si piazzino laddove le loro competenze, il bisogno dell’organizzazione, la volontà degli assistiti necessita supporto. Li si inserisca in ambiti di “lavoro”… In una organizzazione nonprofit ci dovrebbe essere solo un tipo di personale quello che è fortemente motivato a fare il lavoro che fa, alcuni retribuiti, alcuni nonretribuiti! (VM)

10 dicembre 2009
Ricevo da un lettore di questo blog una bella email con una domanda interessante sull’organizzazione dell’ufficio volontariato.
Buongiorno le scrivo per avere un parere “autorevole”.
Lavoro in una organizzazione che fa raccolta fondi per destinarli a progetti di aiuto in Italia e all’estero >>
Lavoro nell’ufficio volontariato. I volontari sono “una manna dal cielo” per tutto quello che è visibilità, raccolta fondi
testimonianza sui progetti all’estero.
Da un po’ di mesi abbiamo creato un responsabile eventi che lavora sotto l’ufficio raccolta fondi, ma questo non mi sembra funzionale, perchè il 99% degli eventi è fatto dai e con i volontari. Mi verrebbe più logico pensare che la parte eventi è sotto l’ufficio volontariato o eventualmente il contrario, ma per ora stiamo ancora cercando il modello organizzativo più funzionale, per cui eventi sono insieme a raccolta fondi e volontariato è un ufficio diverso.
Mi piacerebbe avere da parte sua un commento ed eventualmente dei riferimenti/esempi.
La ringrazio per la sua disponibilità e spero di poterla conoscere in uno dei suoi prossimi corsi.
Ecco la mia risposta
Eliminiamo gli uffici volontari!
Se i volontari sono autonomi e riescono a supportare tutto il lavoro di creazione degli eventi non c’è ragione di creare una figura retribuita che li “controlli”. La vicenda ha un senso se a partire dal vostro piano strategico, o dal vostro budget di raccolta fondi, ritenete che lo “strumento” eventi debba essere ampliato, in tale caso ha senso mettere a “servizio” dei volontari anche una persona retribuita, ma in questo non sceglierei una persona di livello alto, ma qualcuno che aiuti i volontari (che per definizione non hanno un tempo illimitato per stare nell’organizzazione) a fare quello che devono fare.
In altre parole tutto dipende su quale tasto volete spingere.
Io comunque, per dirla fuori dai denti, eliminerei completamente l’ufficio volontariato. E’ un errore strategico e anche operativo quello di relegare i volontari in un ufficio volontari, come se fare il volontario fosse un “tipo” di lavoro, come se fare il volontario fosse come fare l’idraulico, il consulente, il contabile. Fare il volontario non è un lavoro, è una semplice categoria retributiva. Il volontario fa parte del personale della organizzazione ed è quindi personale a tutti gli effetti. Semplicemente non è retribuito, ma per il resto non fa nessuna differenza. Se proprio volete identificare una differenza fra chi è volontario e chi non lo è indicatelo in organigramma con un cerchio invece che con un rettangolo. Ma i volontari afferiscono all’area del lavoro che fanno. Se sono in amministrazione faranno riferimento all’amministrazione, se sono negli eventi faranno riferimento all’ufficio eventi, se sono nei servizi agli anziani, faranno riferimento al capo del servizio anziani (o bambini) ecc….
Nessuna differenza con il lavoratore retribuito in un verso e nell’altro, ovvero dovete iniziare a trattare il personale retribuito come se fosse non retribuito, lo stesso livello di passione, di motivazione che avreste se non fossero pagati. Li trattereste allo stesso modo?
Il segreto del successo di una organizzazione nonprofit è capire che esiste un solo tipo di risorse umane, qualcuno è retribuito, qualcuno no. Tutto qui, ma è un discorso lungo che non abbiamo il tempo di approfondire, ma se ha domande, mi dica! Un caro saluto e buon lavoro (che sia pagato o meno)
P.s in questa mia risposta io ho lavorato (anche se non sono stato pagato…) e per questo io dovrei esser inserito nell’ufficio volontari? NO! Io rimango nel mio ufficio in Piazzale della Vittoria, semplicemente sono un consulente (anche se non pagato!) Ok?

7 dicembre 2009

5 dicembre 2009







Una bella carrellata di immagini dal Sait Politecnico. Innanzitutto il pranzo presso la Facoltà Culinary Arts (hotel management, chef, camerieri caposala, ecc) dove sono accompagnato dal bravissimo Brian (direttore del Fundraising, e uomo preciso e professionale, oltre che grande suonatore di pianoforte e direttore di un coro nei suoi momenti di volontariato) e poi Tania, la donna dei numeri, della statistica, che gestisce tutta la parte dei database e dei re software che sia usano qua per il fundraising (telecall per gestire il fundraising telefonico, peak per gestire la raccolta annuale) che convergono in un’analisi dei dati e dei comportamenti. In pratica lei è la donna che fa prospect research: al servizio dell’organizzazione. Al Sait mi accoglie maestoso lo studentato (a Bologna dov’è?) appena costruito, dove dalla cima si vedono i lavori del nuvo gigantesco edificio su cui stanno facendo una raccolta capitali gigantesca. Mi immergo nella vita del campus, con gli studenti (a cui all’iscrizione viene consegnato un pc – in leasing – per poter ricevere tutti software di cui c’e’ bisogno per studiare. mentre cammino fra i corridoi le innumerevoli targhe di ringraziamento, alle aziende e alle persone. Tutto viene intestato e tutto ha un prezzo oggettivo (in base al valore immobiliare, al numero di contatti che passano di lì, al tipo di oggetto – un laboratorio costa di meno di una classe, che costa meno di un auditorium. Mi dice Brian che è tutto assoltamente oggettivo e inattacabile. Hanno fatto uno studio sulle naming opportunities…). Infine una curiosità, per facilitare l’integrazione con gli “aborigeni” del Canada (gli indiani) hanno messo loro a disposizione un “centro per gli aborigeni”, in modo che gli studenti provenienti da quelle tradizioni non abbiano difficoltà. Gli hanno realizzato un tavolo rotondo con speciali aspiratori per le loro cerimonie. E’ l’unico posto dove NON vige il divieto di fumo….non male come integrazione eh? (c’e’ da imparare)…però languono un po’ gli sponsor (nell’ultima foto le targhe dei ringraziamenti ancora vuote…). Alla prossima…

3 dicembre 2009

25 novembre 2009
Un collega mi ha inviato la comunicazione di una campagna di raccolta fondi che ha una caratteristica tutta particolare.
La Fondazione Nuovo Ospedale Alba Bra onlus ha infatti avviato una campagna di raccolta fondi non per la costruzione del nuovo ospedale, che è finanziata dallo Stato, bensì per raccogliere fondi (adottando una stanza dell’ospedale!) per rendere l’ospedale, più comodo e accogliente.
E’ un chiaro messaggio per rendere i cittadini partecipi del bene comune, in Italia purtroppo l’assistenzialismo statale ha portato molti cittadini a credere che sia l’ambito sanitario, ma potremmo parlare anche di quello ambientale (vedi i parchi pubblici) siano servizi “dovuti” al cittadino. In parte è vero, ma il cittadino non si deve dimenticare che il bene pubblico è di tutto e che va aiutato e condiviso. Mi ricordo a New York quando camminavo per Central Park e vedevo signori giovani ed anziani a sistemare una parte di quel fantastico parco pubblico della città di New York. Erano i volontari del Parco!
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In alto a destra una stanza standard con i soli finanziamenti dello Stato
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Una stanza finanziata con l’aiuto dei donatori