E’ tutto un po’ finto… basta che funzioni!

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Non sempre e non in tutti i casi.
Sarebbe un stupida generalizzazione. Ma un qualche esempio lo si vede…
Il finto castello di Central Park, il finto vaso di fiori (dove è finta persino l’acqua, non solo i fiori), la finta tenda degli indiani nel Museo dei Nativi Americani (favoloso e gratis…), la finta freschezza di questi gamberetti impacchettati (ma con non tanto sapore).
Mio padre mi scrisse in un foglietto una frase di Chesterton: “a forza di fare solo uomini pratici, abbiamo fatto solo uomini mediocri”. E’ vero!
Qui tutto funziona e questo è quanto basta (in molti, ma non in tutti i casi…).
Ogni giorno siamo alla scoperta dell’America… quella vera.

I tre “misteri” della Chiesa

C’e’ un simpatico (e molto noto detto) a proposito dei Misteri della Chiesa. Si dice infatti che ci sono tre grandi Misteri nella Chiesa: eccoli…

1 – quanti ordini di Suore ci sono?

Sembra che nemmeno il Vaticano, riesca a fare il conto preciso, considerando, scissioni, chiusure, nascite, rinnovi, ecc..)

2 – quanti soldi hanno i Salesiani?

Si narra che la più grande proprietà immobiliare di Torino, dopo la Fiat siano proprio i Salesiani…e non è un caso che Bertone, – salesiano – sia stato messo a capo della segreteria di Stato. Qualche amico prete molto ben informato mi ha detto che in questi anni, quando si veniva ricevuti da Bertone non si faceva in tempo a mettersi a sedere che subito arrivava una richiesta di fondi….forse il peggior segretario di stato dell’era moderna, forse il miglior fundraiser nella chiesa….

3 – che cosa pensa veramente un Gesuita?

Nella

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Pensieri per il Natale in arrivo

Valerio Melandri Articolo Philanthropy n 50

Quando una non profit afferma di donare il 100% alla causa, evidentemente non sta includendo i costi, o le donazioni, di beni e servizi utilizzati. Nell’articolo di Vita Magazine del 16 dicembre faccio alcuni esempi, per chiarire un pò le idee, dato che Natale si avvicina, e con esso anche i tanti  slogan “100%”!

 

Anche il fundraising ha bisogno di un santo! Che ne dite di San Nicola? Non vi ricorda la figura del fundraiser? La mia proposta nell’articolo di Vita Magazine del 23 dicembre.

Scrivere al donatore

Valerio Melandri Articolo Philanthropy n 47

Quali sono gli errori da evitare nella scrittura di testi di fundraising? Vi presento qui un breve elenco di quelli più comuni che mi è capitato di incontrare, sperando possiate trovarlo utile, nonché  ricavarne qualche spunto. Il mio “FunDream” su Vita Magazine del 25 novembre.

Il direct marketing è in declino? Nel mio articolo pubblicato su Vita Magazine n. 47 uscito oggi, sostengo che questo strumento non morirà mai e anzi, nella situazione economica attuale, troverà un nuovo slancio grazie alla maggiore affidabilità e flessibilità che garantisce a chi lo utilizza. E voi, che ne pensate?

Il non profit ha bisogno di numeri! Due esempi.

Valerio Melandri Articolo Philanthropy n 40

Esiste un limite oltre il quale sollecitare una donazione rischia di essere inutile o addirittura dannoso? Sordiglioni, responsabile raccolta fondi della fondazione Grigioni, sostiene che esista e, dati alla mano, indica il terzo invio come l’ultimo utile, prima di registrare un calo drastico delle risposte dei donatori e una potenziale perdita economica. Ho condiviso questa interessante analisi su Vita Magazine del 14 ottobre.

L’ultimo censimento delle Organizzazioni non profit in Italia risale al 1999. E confrontando i dati raccolti sulle donazioni, si scopre che questi non coincidono, e di molto. Come è possibile pianificare campagne e strategie efficaci, quando non si hanno informazioni aggiornate da dodici anni? Perché l’Agenzia del terzo settore non procede ad una nuova indagine? E chissà se risponderà alla mia candidatura…! Il mio articolo su Vita Magazine del 18 Novembre.

Non dimentichiamoci del marketing!

Valerio Melandri Articolo Philanthropy n 40

Ogni giorno, ci imbattiamo nella pubblicità di questo o quel bene di consumo. Raramente, invece, la nostra attenzione è richiamata su questioni più importanti. Ce ne accorgiamo anche quando andiamo al supermercato: non c’è nessuna traccia o quasi delle aziende non profit. La differenza sta tutta nel marketing, e realtà come quella di Londra, che cito nell’articolo, fanno capire che investire è la via giusta per garantire visibilità al non profit. Ecco il mio intervento su Vita Magazine del 21 ottobre.

Parlare di marketing nel non profit evoca, ancora per molti, immagini tragiche: tradimento dei donatori, inefficienza e spreco di risorse che potrebbero essere impiegate direttamente per aiutare chi è in difficoltà. Nulla di più sbagliato, dato che in questo modo il non profit si priva di canali fondamentali per la raccolta fondi; proprio quelli che sono invece utilizzati, con successo, dalle aziende profit per le loro pubblicità.

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Riconoscere il fundraiser ed il filantropo di qualità

Il fundraiser, nel suo lavoro quotidiano, dovrebbe ispirarsi a Figaro, il Barbiere di Siviglia! Date un’occhiata alla curiosa analogia nel mio articolo pubblicato su Vita Magazine del 29 luglio.

Si può fare del bene agli altri, contribuire alla risoluzione di problemi sociali, e non apparire nella lista dei grandi donatori. Steve Jobs, in tal senso, è un ottimo esempio: pensate ai benefici sociali derivanti dall’utilizzo del suo Ipad nel campo medico, oppure alla quantità di carta in meno che viene stampata ogni giorno, ed ai suoi tanti utilizzi in molteplici settori. Non sono solo le donazioni, quindi, che fanno di un uomo un grande filantropo. Questa la mia opinione nell’articolo di Vita Magazine del 30 settembre che riprende un’idea di Dan Pallotta e del suo blog.

Il fundraising è senza limiti!

Un uomo di marketing mi dice che invidia il settore non profit, perché qui, con una valida causa sociale da difendere, si può vendere senza limiti di prezzo; si può chiedere e ancora chiedere, mentre ciò non è possibile del profit, dove nessuno ti comprerà mai un Mocio sopra i 18, 50 euro. Siamo così fortunati? Io me lo sono chiesto nell’articolo su Vita Magazine del 15 luglio.

Nell’articolo su Vita Magazine del 22 luglio, spiego la differenza tra la materialità e la finitudine di una macchina, un cellulare o un altro bene di consumo comune, ed il fascino di un bene non profit: il suo essere infinito, prodotto di uno scambio, tra fundraiser e donatore, che dura potenzialmente per sempre, persino più del bel noto diamante. In due parole: no limits!

Due ottime notizie

Con la nomina di Zanin alla presidenza dell’Assif si apre una stagione di innovazione per il non profit. Augurandogli buon lavoro, suggerisco alcune idee per il rilancio e lo sviluppo dell’associazione. Quali? Leggetele nell’articolo che ho scritto su Vita Magazine del 17 giugno.

Profit e Non Profit sanno lavorare molto bene insieme, quando vogliono, e nel mio articolo pubblicato su Vita Magazine dell’8 luglio ne offro un buon esempio. E’ una partita che non lascia né vincitori né vinti: quando gli interessi incontrano il bene comune, a guadagnarci siamo tutti.

Mission e strumenti… utilizzarli bene per conquistare il donatore

La mission deve colpire nel segno. Deve stupire, essere ricordata. Deve parlare dei nostri grandi progetti. Inutile perdere tempo in articolate descrizioni fini a sé stesse, ci vogliono messaggi diretti, carichi di passione. Qualche esempio? Nell’articolo del 13 maggio che ho scritto su Vita ne offro diversi, sia da imitare che da evitare.

 

Il non profit deve spendere poco. Se la pensiamo così stiamo condannando il terzo settore a limitare gli investimenti e quindi a non crescere. Interroghiamoci piuttosto sugli strumenti che utilizziamo. Siamo capaci di valutare l’efficacia del cartaceo? Abbiamo iniziato a sfruttare l’enorme potenziale del digitale? Su Vita del 20 maggio, interrogativi e riflessioni del post Festival del Fundraising.