Brand, non profit e la fine della lista della spesa

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Occorre trovare un tema trascendente che raccoglie come una mongolfiera tutti i pezzi della vostra organizzazione non profit.

Pensate a quanto è forte la parola VITA, a quanto rappresenta, in modo trascendentale, tutto il mondo nonprofit. In fondo che un’organizzazione si occupi di bambini, adulti con disabilità, sviluppo della cultura o educazione, significa comunque occuparsi di VITA!
Pensate a quanto, invece, sono “anaffettivi” gli acronimi: PDL, PD, EPAC, ARC, ENAP, ALI, ARC!
In alcuni rari casi il brand è conosciuto e ha vinto… ma non date nulla per scontato.
Non so quanto “mondo comune” saprebbe dire cosa significa ANFASS, o AIAS. E quanti saprebbero collegare il brand e il marchio alla straordinaria attività che fanno queste grandissime organizzazioni nonprofit.

Non voglio “fare quello che” giudica “il marchio” e propone la “ribrandizzazione…”. No!
Chi ha il suo marchio se

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C’è VITA dappertutto!

Vado ad un asta di beneficenza, di quadri.
Cerco di comprare un quadro con una bicicletta fra quelli disponibili.
Non so se ve l’avevo mai detto, ma ho una passione per gli oggetti sulle biciclette – quadri, soprammobili, piatti, bicchieri, magliette, bottiglie di vino, sculture, ecc.
Lo guardo bene e ci trovo dentro VITA, il magazine del nonprofit, come parte del quadro.
E mi dicono che sia un pittore in crescita che vale sempre di più… (Gianluca Bosello)

Insomma vedo VITA dappertutto.
Il giornale che tanto ha dato al nonprofit, che è parte del nonprofit italiano, che ora non naviga in acque tranquille, ma che rimane sempre “lui”… (che nome straordinario, per descrivere in pieno il mondo nonprofit, ovvero Vita in atto).

C’è VITA dappertutto!
E in bocca al lupo a Riccardo Bonacina e ai suoi. Perchè riescano a navigare in acque

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Eventi per la tua non profit? Eccome se servono!
E non solo per il fundraising…

Raccogliere fondi e non solo con gli eventi

11 motivi per smettere di pensare che l’evento serve solo per raccogliere fondi.

Tante volte l’uso degli eventi per il fundraising (cene, feste, mercatini di Natale, ecc.) è distorto.
Vanno “usati bene” perchè hanno potenzialità enormi e non solo in termini di raccolta fondi!
Mi vengono in mente almeno 11 pensieri per cui devono essere sfruttati anche per far conoscere e consolidare la vostra non profit:

1 ► Farsi pubblicità, far conoscere la popria mission e ottenere visibilità all’interno della comunità di riferimento (locale, religiosa…)

2 ► Sono un’occasione ideale per ringraziare i donatori dal vivo

3 ► E per mettere in contatto i donatori e i riceventi dei fondi!

3 ► Trovare nuovi volontari e futuri consiglieri di amministrazione

4 ► Coinvolgere i volontari, mettere a frutto le loro abilità e interessi

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Il sito del Cottolengo, un esempio da studiare… anzi da copiare!

Sito del cottolengo, esempio da copiare

Quando il sito diventa “orientato” al fundraising

Il Cottolengo è una delle istituzioni più antiche, vecchie, non moderne (ovviamente mi riferisco solo in termini di comunicazione) del nonprofit.
Ma è straordinariamente cambiata in termini di comunicazione per il fundraising.
Si è data una mossa.
Vedo il nuovo sito che hanno realizzato interamente orientato alle donazioni, ai donatori, ai progetti che portano avanti, e tutto in termini di fundraising. E ne rimango davvero colpito.

Il sito è da studiare (che è il modo per dire “da copiare”).
6 progetti, belli, ben spiegati.
Magari non sempre di impatto, nel senso che non è raccontato bene l’impatto che generano, ma è spiegato molto di più il “come”.
Però chiari, semplici e soprattutto accattivanti, appealing, anche abbastanza emozionanti (qui si può fare meglio…).

Quello che mi colpisce è l’immagine moderna che sono riusciti a

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DONOR LOVE: l’amore tra il donatore e l’organizzazione nonprofit

La maggior parte dei donatori non è in relazione con l’organizzazione nonprofit

Intendo dire che anche se effettua una donazione, soprattutto se piccola, non si può certo dire che è legato affettivamente a quella organizzazione.
Molte volte il donatore dona in modo un po’ distratto, solamente perché pensa che “sia giusto”.

Ma da qui a dire che il donatore è un “evangelista” della nostra Causa e che darebbe la vita per l’organizzazione ne passa tanto.

Moltissimi donatori non percepiscono nemmeno di essere donatori.
Ci sono persino donatori che non ricordano il nome dell’organizzazione a cui hanno donato.

Occorre dedicare più tempo a chi sostiene la nostra Causa

È questo uno dei principali motivi per cui sarebbe davvero necessario costruire una relazione più stretta con i donatori.
Sarebbe davvero importante ridurre la distanza tra la Causa e i suoi donatori coinvolgendoli sempre di più.

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Bisogno di Fundraising,
quando il non profit è a tutta vita.

Sono nel mondo non profit e del fundraising da 25 anni.
Non c’è un motivo particolare o una spiegazione logica in tutto questo.
Un bisogno va espletato e basta. E se non lo fai ne paghi, in un certo qual modo, le conseguenze.

Chiamatela necessità di essere utile al mondo, di benessere, di stare in pace con se stessi.
Chiamatela come vi pare. Ma se quella stanchezza a fine giornata per aver cercato di aiutare una persona a capire come fare fundraising non mi attanaglia, se la sveglia non suona così presto la mattina per andare a fare lezione in una piccola organizzazione non profit sperduta in Italia, se il fango di chi critica senza motivo i colleghi fundraiser (“gente che guadagna sul non profit, che vergogna!”), non è così spesso da sembrare una seconda pelle, se tutto questo non accade quotidianamente, con cadenza ciclica e

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SEVEN: i 7 errori capitali da non fare nella tua comunicazione per il fundraising

“Prof, scusi, mi guarderebbe la brochure e mi dice se va bene?”

In tanti mi scrivono sulla comunicazione per il fundraising, e se riesco, una risposta la do.
Ma molte volte ci sono sempre gli stessi errori.
Li volete sapere? Ecco i primi 7 che mi vengono in mente:

1) Comunicare sempre in un’ottica di fundraising

Ogni attività di comunicazione di una ONP, tra cui rientra certamente la brochure, deve essere sempre pensata tenendo bene a mente il fundraising.

2) Farsi delle domande

Prima di procedere alla realizzazione di qualsiasi materiale comunicativo istituzionale occorre porsi alcune domande:

  • Perché si vuole realizzare la brochure?
  • Cosa si vuole comunicare? Qual è il messaggio?
  • Qual è l’immagine che si vuole comunicare?
  • A chi lo si vuole comunicare? Qual è il destinatario?
  • Quale tono vogliamo utilizzare?

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È il vostro momento: call for speaker Festival del Fundraising 2018

Insegnare significa lasciare un segno, attraverso l’esperienza, l’esserci già passato da quel problema, da quella situazione.

Allo stesso tempo imparare non è memorizzare un concetto, ma acquisire le capacità necessarie per realizzare un’azione. Aggiungere un tassello al sé. Diventare più alti.

Non ci sarebbe crescita senza qualcuno pronto a condividere le proprie conoscenze e qualcuno disposto ad ascoltarle, con la mente aperta.

Soprattutto nel nostro campo, soprattutto nel fundraising. Gli esperimenti sono all’ordine del giorno: nessuno ci indica la strada giusta da seguire, nessuno ha la formula magica per far funzionare quella campagna o risolvere il problema di un costo di acquisizione troppo alto.

Condividere è la chiave, bisogna essere coraggiosi nel farlo ma è importante. È urgente.
Insieme possiamo fare di più, più in fretta.

Per questo ogni anno chiamiamo a raccolta tutti voi. Che il fundraising lo masticate ogni giorno, che ci avete sbattuto la

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Open Day Master in Fundraising. Vi aspetto a braccia aperte!

Open Day Master in Fundraising

Il venerdì 17 non mi ha mai spaventato, anzi penso sia un giorno fortunato.

Ecco perché l’abbiamo scelto per un appuntamento a cui tengo particolarmente: l’Open Day del Master in Fundraising.

Venerdì 17 novembre dalle 16 alle 18 vi aspetto a braccia aperte al Teaching Hub del Campus di Forlì per un pomeriggio di idee e testimonianze.

L’ingresso è libero, ma potete iscrivervi cliccando sul banner che vedete a destra oppure qui.

Questa giornata serve a tutti.
A chi non sa niente di fundraising. A chi è già un fundraiser, ma sa che serve tecnica e metodo. A chi si sta improvvisando fundraiser ed è consapevole che per fare questo mestiere non si può andare per tentativi.
Saremo li per raccontare che fare il fundraiser significa svolgere una professione che cambia la vita, ma soprattutto rende felici.
Lo faremo con l’aiuto di tanti amici

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Una newsletter “bella” ma illeggibile….

Oggi un’amica mi ha mandato una sua newsletter per un giudizio.
Si legge. Vorrei vedere. Ma non brilla, secondo me.
Allora le ho scritto dicendole alcune cose, che secondo me valgono sempre:

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I testi scritti tutti uguali sono l’ANTI-lettura. Rendeteli più vivaci usando grassetti, corsivi, spazi, interlinee, capoversi, prima linea rientrata. Cercate di differenziare il testo e di renderlo FRUIBILE. Fate un gesto di “carità” alle persone facilitando la lettura e facendo in modo che stiano concentrate. La seconda parte della lettera è quasi impossibile da leggere!!!!!

Per esperienza personale, quando insegno, so che quando la gente si sta addormentando mentre parlo non devo parlare più veloce (quindi mettere più roba sul fuoco), ma rallentare moltissimo e andare molto più piano. È più facile che la gente si distragga se la lettera è troppo “piena” piuttosto che troppo “vuota”. E noi vogliamo che loro

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