Buon Natale da Valerio Melandri

Un uomo sempre scontento di sé e degli altri continuava a brontolare perché diceva: “Ma chi l’ha detto che ognuno deve portare la sua croce? Possibile che non esista un mezzo per evitarla?”.
In un sogno vide che la vita degli uomini sulla terra era una sterminata processione ognuno camminava con la sua croce sulle spalle lentamente, ma inesorabilmente, un passo dopo l’altro.
Anche lui era nell’interminabile corteo e avanzava a fatica con la sua croce personale. Dopo un po’ si accorse che la sua croce era molto lunga: per questo faceva tanta fatica ad avanzare.
Decise allora di chiedere consiglio ad un fundraiser, uno di quelli veramente esperto, e che a volte si dimentica della “buona causa”, perchè ha il problema della “performance”. Il fundraiser gli disse: “Per fare meno fatica, e ottenere subito degli ottimi “risultati”, accorcia d’un bel pezzo la tua croce, vedrai che performance!”. .
Così fece e subito si accorse che ora poteva camminare molto più spedito e leggero. E senza tanta fatica giunse a quella che sembrava la meta della processione degli uomini. Era un burrone: una larga ferita del terreno, oltre la quale però incominciava la terra della felicità. Era una visione incantevole quella che si vedeva dall’altra parte del burrone. Ma non c’erano ponti, né passerelle per attraversare. Eppure, gli uomini passavano con facilità: ognuno si toglieva la croce dalle spalle, l’appoggiava sui bordi del burrone e poi ci passava sopra. Le croci sembravano fatte su misura: congiungevano esattamente due margini del precipizio.
Passavano tutti, ma non lui.
Aveva accorciato la sua croce e ora era troppo corta e non arrivava dall’altra parte. Si mise a piangere e a quel disperarsi: aveva compreso la pochezza di quel canone di razionalità ed il suo tradimento.
Ma, ormai, era troppo tardi.

(Adattato da un racconto di anonimo)

A margine della festa natalizia 2005, e con l’augurio di un anno veramente nuovo, cioè diverso,
Valerio M.

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

4 Comments

  1. Gran bella parabola, caro professore, anche se mi sembra più pasquale che natalizia.
    Certo di questi giorni qualcuno direbbe: se sa il nome di quel fundraiser lo faccia…..Ma siamo a Natale e siam tutti più buoni.
    Non per sembrare il solito saggio di paese, anche se penso che la saggezza popolare spesso non ha molto da invidiare a tante elucubrazioni pensose di illustri e stimati personaggi, ma è risaputo che le scorciatoie non hanno mai portato molto lontano…. (basta leggere le odierne vicende dei locali banchieri)e a costo di sembrare populista o come si dice oggi, nazional-popolare, non mi posso esimere dal citare il mio povero e beneamato nonno, che aveva fatto la terza elementare, ma che di mondo ne capiva, il quale affermava che “nel gioco lungo, vince sempre il banco”, quello dove sono depositati “i valori”.
    Certo che di “furbetti del quartierino” ce ne sono in giro, ma le persone sono molto meno stupide di quanto qualcuno crede. Chi vivrà vedrà.
    Un grande augurio a tutti.
    Luciano

  2. Carissimi, la parabola non è pasquale e neppure natalizia, è di tutti i tempi.. è la parabola che riguarda la nostra vita, vera come il proverbio del nonno di Luciano.
    Certo che il pensiero di dover portare la croce più lunga non è allettante, e la voglia di accorciarla, o di farla accorciare da un qualsivoglia fundraiser ovviamente giustificata. Mi chiedo allora come si possa trovare la via giusta per sollevare la fatica della croce pesante, senza incorrere nella difficoltà di non poter passare il precipizio per mancanza di requisiti.
    Il fundraiser corretto, quello che non perde di vista la “buona causa” cosa farebbe? Penso che potrebbe aiutare a portare quella croce più lunga. “Io sollevo di qua e tu sollevi di là..” Portare il peso insieme, condividere le difficoltà, farsi carico del problema.
    Ecco che in questo modo la croce diventa più leggera per il poveretto del sogno, ma non è modificata. La sua dimensione permane inalterata. Il funraiser affronta il problema non snaturandolo, non ridimensionandolo, ma per quello che è.

    Aggiungo un altro sogno.
    Arrivati al di là del burrone c’erano tavolate apparecchiate con ogni leccornia. Ma per mangiare non c’erano nè piatti nè forchette, solo delle canne molto lunghe con cui infilzare il cibo. Ciascuno però non poteva portarlo alla bocca con quegli arnesi. Su consiglio di un fundraiser … interessato alla buona causa, si trovò la soluzione. Tutti disposti ai due lati delle tavolate, quelli di un lato prendevano il cibo con le canne ed imboccavano le persone sedute dalla parte opposta, questi facevano altrettanto con loro. Bella collaborazione. Il fundraiser sta dentro il problema, non è al di fuori.. (standoci dentro lo si comprende) ma fa da tramite tra la domanda e la risposta.

    Auguro anche io un anno “nuovo” veramente.
    Maria Litani

  3. grazie Signora Maria,
    un buon anno di cuore, a lei e alla sua organizzazione sempre cosi’ attiva e vera!
    Un salutone
    VM

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