Ecco di cosa il fund raising può non tener conto…

Ricevo e volentieri pubblico questo simpatico pezzo (anche se un po’ polemico) tratto da ECOBLOG, scritto da EUGENIO ORSI.
Devo subito dirvi che non lo condivido.
Ogni persona è libera di cestinare e di criticare qualunque sollecitazione a donare che gli arriva da qualunque organizzazione nonprofit, ma, perbacco, ogni organizzazione nonprofit deve essere libera di mandare una lettera (che rispetti i limiti della decenza e del buon senso), a chiunque. Se ci impediranno anche questo, e in parte la FOLLE normativa sulla privacy ci è riuscita, ci impediranno di dire cose al di fuori dei canali controllati della comunicazione. Non a caso spedire una lettera o telefonare a qualcuno è detto “marketing diretto”. Ovvero diretto, senza intermediazioni, senza censure, senza compromessi. Un dialogo diretto fra me e te. Penso, per dirla chiara, che l’attuale legge della privacy, sia un attentato alla democrazia.
Ma le osservazioni che leggo in questa lettera sono ragionevoli (oltre che simpatiche) e anche molto realiste, e di certo bisogna tenerne conto. Ve la inoltro così come mi è arrivata. Buona settimana. VMIeri ho trovato in posta una busta speditami dal WWF.
L’ennesima.
Eppure avevo sospeso l’iscrizione proprio perché a me interessava solo il loro mensile d’informazione e non mi piaceva il ritmo ossessivo con cui sprecavano carta mandandomi lettere e cataloghi che mi chiedevano di volta in volta di salvare foche, balene, panda ed ogni altra specie bandiera immaginabile.
Ogni mese un nuovo animale aveva bisogno del mio aiuto.
E il tono del discorso negli opuscoli lasciava spazio a pochi equivoci: evitare la donazione equivaleva grossomodo ad emettere una sentenza di morte per quelle povere creature.
Con tutto che io mi ero già iscritto, e che quindi la mia donazione annuale la stavo facendo. Ma al Wwf, evidentemente, la donazione annuale non è sufficiente: chi si iscrive deve partecipare alla sua spirale di donazioni, se non vuole marcire nei sensi di colpa. La busta pervenutami ieri mi ha costretto a constatare che sospendere l’iscrizione all’associazione non è bastato per uscire dal giro. “Voglio pensare che le ultime copie [del catalogo] siano andate perdute” – mi scrive il presidente Fulco Pratesi.
E così oggi ho il nuovo catalogo autunno-inverno del “Panda Shop” che domani butterò via.
Che poi qualche gadget ecologico lo comprerei pure, se non fosse che, incredibilmente, il catalogo propone poco o nulla in questo senso – e questo è l’aspetto che mi disturba di più. Le magliette sono al 100% in cotone, ma il cotone non è biologico. Tanti oggetti sono in legno, ma pochissimi in legno certificato ecologico. I capi in pile non provengono nemmeno dal riciclaggio della plastica. E poi ci sono ombrelli, cassette in polipropilene e mille altri oggetti di “eco” non hanno proprio nulla.
Non mi sembra un gran modo per sostenere uno stile di vita nuovo e sostenibile.
Insomma, caro Wwf, cambia fundraiser.

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

4 Comments

  1. A me danno fastidio quelle che mi mandano delle richieste di soldi e io non gli ho mai contattati, ma quanti soldi sprecati! e poi dovrebbero andare a fin di bene, se mi spiegate come?

  2. Ciao sono eugenio, l’autore del post :-). Devo dire che la cosa che io in realta’ volevo sollecitare maggiormente era una riflessione sul catalogo Panda Shop, che propone articoli che poco hanno a che vedere con il consumo sostenibile. Non e’ che io sia per la coerenza estrema a tutti i costi, ma per un’associazione che si propone di cambiare lo stile di vita della gente, vendere articoli ecologici mi sembra proprio il minimo…
    Questo articoletto e’ stato notato anche da alcuni responsabili del Wwf che mi hanno cordialmente risposto che in qualche misura le mie obiezioni al catalogo sono condivisibili.
    Ciao 😉

  3. Caro Eugenio, io penso che dalla tua lettera sia tutto molto chiaro, nessuno vuole criticare il fatto di “chiedere” soldi. In un paese libero, all’interno di precisi standard etici, ritengo che sia giusto poter “scocciare” la gente e chieder loro se è interessata o meno ad una certa cosa… Il tuo commento va chiaramente verso un’altra direzione, che ritengo sia difficile NON condividere. Scrivi ancora e grazie.

  4. figurati l’ho fatto anche io quel mestiere e penso che sia molto piu’ scocciante per chi deve chiedere i soldi che per chi li deve dare. E’ un lavoro totalmente ingrato, almeno quando lo fai per strada e devi fermare gente che, a diritto, cerca di driblarti con fare da calciatore professionista…

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