A cosa serve studiare…


L’economista Stefano Zamagni la settimana scorsa, parlando in Bankitalia a Bologna, ha detto a chiare lettere che le aziende (profit, nonprofit o pubbliche) devono passare dalla “gerarchia ottusa (solo il capo pensa, gli altri eseguono) al principio dell’autorita’ intelligente (comanda chi sa, chi e’ in grado di generare valore)”. Lasciatemi dire che ha fatto bene, molto bene, benissimo anzi.
Sperando di non travisarlo lo parafraserei cosi’: cari capi-imprenditori (sociali o profit), inutile investire in capitale umano se poi questo capitale umano non lo usate fino in fondo per quello che vale.
D’altra parte cosa volete dire ad un giovane: o investire in formazione gli serve oppure hanno ragione i furbi. Perche’ un ricercatore dovrebbe cercare di pubblicare all’estero, se la carriera spesso e’ solo appannaggio dei ruffiani? Perche’ i giovani italiani dovrebbero impegnarsi iscrivendosi a difficili facolta’ scientifiche se poi in azienda (profit o nonprofit) finisce per comandare la “nascita” o il servilismo politico? Oltre a lamentarsi della qualita’ dell’offerta formativa (l’università) e’ ora di chiedersi se non ci sia una qualche colpa nella qualita’ della domanda (l’impresa-i capi-le aziende nonprofit). (VM)

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

9 Comments

  1. Magari vincesse la meritocrazia, ma è più una utopia che una realtà. E forse sarà così ancora per un bel po’.

  2. magari potesse essere così…per chi nel portafoglio ha solo la tessera della propria associazione non profit ci sono poche speranze di entrare nelle stanze giuste, al massimo, potrà trovare un posticino in bagno passando per la porta di servizio…Non sarà sempre così ma al 70% la musica è questa.
    Comunque è un bene che se ne parli.

  3. Parlo soprattutto della piccola ONP italiana…Ecco il PROCESSO che io registro da
    quasi tutte le esperienze:
    L’imprenditore-capo-decisore non ha mai frequentato l’università (o corsi di
    alta formazione)…
    …quindi non comprende fino in fondo l’apporto innovativo della
    formazione…
    …quindi assume neolaureati (perchè almeno sanno leggere e scrivere), però
    non sa come usarli (perchè non sa cosa si impara all’università)…
    …il neolaureato entra in azienda e si chiede “perché aver studiato tanto
    se devo fare dalla mattina alla sera cose ripetitive e banali?”…
    …il neolaureato non sa come e a chi proporre qualcosa di nuovo in
    azienda…
    …il neolaureato va via dall’azienda o si adegua all’andazzo (ripetizioni
    di compiti senza apporti nuovi)…
    La piccola ONP italiana, quindi, non può che peggiorare.
    SOLUZIONE: imprenditori e università si devono parlare (non dopo l’ingresso
    del giovane, ma prima, …così l’imprenditore sa che gli conviene ascoltare
    il giovane neoassunto, così il giovane sa che gli conviene ascoltare
    l’imprenditore per capire quando poter proporre nuove soluzioni).
    Semplice, al giovane manca la cultura d’impresa, all’imprenditore la
    comprensione dell’università non solo come cumulo di libri teorici.

  4. Mi auguro che il messaggio venga recepito. Molto spesso chi ha studiato, e continua a farlo, non solo non viene valorizzato, ma diventa un problema perchè dotato di proprio cervello e giudizio critico, e quindi poco propenso al solo eseguire.
    Ritengo, comunque, che chi studia lo debba fare essenzialmente per se stesso, soprattutto chi vive il continuo aggiornamento come parte integrante del proprio essere. Sarebbe, infatti, inopportuno investire una vita nello studio nell’attesa che qualcuno ce lo riconosca. Sarebbe ancora più frustrante.

  5. Salve a tutti, e` il mio primo intervento. Un onore dopo Francesco!

    Non ci credo e non voglio crederci, sono ancora giovane! La ragione e` dei forti, soprattutto per il nostro ambito, ne voglio essere sicuro.
    Di necessita` virtu`. I ruffiani saranno abbandonati alla loro lacunosa realta`, anche da chi li raccomandava.
    Sono i forti che girano il mondo, gli altri si fermano all’intenzione.

    Zamagni, essenziale, ogni pensiero mille idee da scoprire..
    Il problema, secondo me, e` l’eccessiva segmentazione dell’offerta formativa. Scimmiottando il modello americano della corsa alla specializzazione si rischia di perdere di vista la visione globale del problema. Chi l’ha detto che l’azienda ci vuole “segmentati” (che brutto termine), non e` vero! Ce lo vuole per caso far credere l’Universita`? Lo vedo piu` probabile..

  6. Studiare, aggiornarsi è, secondo me, sinonimo di apertura e vivacità intellettiva…dobbiamo essere ottimisti e lottare, crederci in quello che valiamo e facciamo perchè, prima o poi, anche al capo più ottuso e/o presuntuoso (la presunzione è il pane degli ignoranti)capiterà di dover ammettere che il giovane formato è una risorsa di cui far tesoro…sempre!!!!
    Molti lo hanno capito e …confido che lo capiranno in tanti!

  7. Caro Jacopo,
    rispondo a te che sei l’ultimo arrivato, ed e’ quindi una sorta di benvenuto.
    In nessun modo credo che le raccomandazioni siamo un meccanismo augurabile sebbene in alcuni casi siano utili (le referenze ad esempio sono una cosa utile) ma il punto che volevo trasmettere e’ “e’ ora di finirla di dire PIOVE, governo ladro!” è ora che anche le aziende nonprofit cambino atteggiamento e si rimbocchino le maniche e cambino atteggiamento. nel fund raising è davvero incredibile che non si riesca in nessun modo a trasmettere il concetto di INVESTIMENTO ma solo quello di COSTO. E tu, che stai iniziando la tua carriera ne hai gia’ avuto esperienza!
    Un saluto e buon inizio!
    VM

  8. Ciao a Tutti. Rientro da una settimana di ferie e trovo questa bella discussione: non ci si può distrarre un attimo!
    Caro professore (Melandri)ti ringrazio per la segnalazione, mi era sfuggita e l’approfondirò. Zamagni lo considero un mito, colui che riesce a tramutare in teorie economiche sensazioni, valori, utopie anche mie. Colgo l’occasione per segnalare a tutti il suo ultimo working paper, il n. 32 “l’economia come se la persona contasse: verso una teoria economica relazionale” scaricabile dal sito di AICCON, per chi ama coniugare regole economiche e bene comune, è manna dal cielo.
    Invito inoltre ad approfondire le tematiche, sempre di Zamagni, o almeno a me le ha spiegate lui, sulle “minoranze profetiche”. Da queste poche letture si possono trarre importanti risposte o indicazioni in merito al tema di questa discussione. Continuiamo a ripetere (e a ripeterci) che la nostra è una nuova professione e, come dice D’Egidio, non si possono valutare cose nuove con sistemi di misurazione vecchi, quindi non possiamo fare altro che continuare a diffondere “metri di misura nuovi”. Quasi mai, nella storia, coloro che progettano sono gli stessi che inaugurano, e, che ci volete fare, a noi tocca spesso progettare!
    Ai nuovissimi mi sento di ripprotare una frase che una mia insegnante mi ripeteva: Luciano, tu sprechi l’intelligenza con l’impazienza”.
    Mentre agli “imprenditori” ricorderei una massima: “se capissi tutto quello che stanno facendo i miei ingegneri, vuol dire che non stanno facendo nulla di nuovo”. Lo disse Sunshiro Honda, fondatore dell’omonima industria giapponese.
    A tutti gli altri direi (con orgoglio): in mezzo ci stanno anche i fundraiser!!!

    Buona estate.

    luciano

    PS: tra le altre, ci sono due cose importanti che nessuno vi potrà più togliere una volta “consumate”: la conoscenza …. e le ferie!

  9. ho letto vari commenti,c’e chi dice che c’e solo il 70%di occasioni di lavoro,chi che c’e bisogno delle conoscenze.Mo non mi metto a dirvi tutte le storie che so! ma vi voglio dire non dimenticatevi,che, volere e potere,

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