Esclusiva assoluta! Una mia intervista al Guru del Marketing Seth Godin…da leggere!


Penso che sia un colpaccio. Riuscire a intervistare, di persona, Seth Godin, probabilmente l’autore di maggior successo al mondo sul marketing (molti lo hanno definito l’erede di Kotler) è davvero un grande onore che Seth Godin ha voluto fare al nostro blog. L’idea è stata di Francesco Santini, infaticabile collaboratore, e anche le domande sono state studiate da lui, insieme a me: onore al merito! Seth Godin è un autore che leggo da tanti anni, ero ancora negli Stati Uniti quando iniziavano a girare le bozze e i primi articoli sul Permission Marketing, la vera e propria rivoluzione del marketing da push a pull. ed era ed è ancora veramente valido ed anche di facile e veloce lettura. Ho avuto occasione recentemente di parlare con Seth Godin e dal nostro colloquio è nata questa intervista. Per chi non conoscesse Seth Godin è uno dei migliori consulenti di marketing a livello internazionale ed autore di numerosi libri (fra cui La Mucca Viola, Contiene una fantastica sorpresa, Il ruggito della mucca viola). Ha attivo un blog dai contenuti molto interessanti e ha fondato il sito Squidoo che vi invito a visitare, è un’idea e una realtà molto interessante (e se ci capitate andate a vedere la mia Squidoo Lens )

VM : Ciao Seth, anni fa lessi il tuo primo libro “Permission Marketing”, di quel libro ricordo sempre quando parli del matrimonio fra azienda e clienti necessario per passare da un interruption marketing ad un permission marketing. Pensi che questo sia anche vero nel fund raising? Personalmente credo che ancora molte anp (aziende nonprofit) fanno interruption fund raising (basti pensare alle solite immagini lanciate sui mailing, sui siti e sulle tv di “bambini tristi”) invece che un sano permission fund raising.
Tu cosa ne pensi?

SG: Hai ragione. Le anp sono ancora alla ricerca degli strumenti e delle modalità corrette per raccogliere fondi. Alcune anp credono che siccome la loro causa è giusta allora per loro è corretto “spammare” le persone…con telefonate, e-mailing, lettere e richieste di fondi. Se c’è un’area dove il permission marketing “paga” è proprio qui

VM: Perchè nel sito Squidoo hai deciso di devolvere parte delle royalties che ricavate dalle Squidoo Lenses alle anp? E’ una idea nata da uno spirito filantropico o tu credi veramente che le anp possono raccogliere fondi online?

SG: Il mio obiettivo è di raccogliere 100 milioni di dollari per le anp. Questo è il motivo per cui lo faccio, è l’obiettivo di ogni organizzazione. Voglio rendere facile alle persone diventare fund raiser (da notare come Squidoo dia la possibilità di costruirsi pagine su temi di interesse e, grazie al sistema Google Adsense, di ricavare fondi per le anp)

VM: Però ora, anche negli USA, il fundraising online è solo una piccola percentuale di tutta la raccolta fondi: tu pensi che nel futuro internet possa essere veramente uno strumento per raccogliere più fondi per le anp? E se si, perchè?

SG: Si ora come ora il fund raising online è solamente uno strumento ulteriore per raccogliere fondi che si sarebbero raccolti anche in altro modo. Lo strumento “internet” per funzionare ha necessità di essere differente. Essere online vuol dire avere un modo nuovo per diffondere le idee e non solamente per raccogliere fondi.

VM: In un altro tuo libro (Tutte le palle del marketing) tu sostieni come non è possibile raccontare bugie ai donatori. Nel nonprofit alcune volte capita di venire a conoscenza di anp che “non hanno detto la verità”, che vendono bene una storia ma che non è vera? Come possono le anp diventare capaci di un corretto marketing e dunque di un corretto fund raising?

SG: Le anp devono raccontare storie. Le persone non donano per i fatti, non donano alle statistiche…donano perchè gli viene raccontata una storia.
Le persone piangono per le ingiustizie del Darfur o per il terremoto del Pakistan: per altri eventi invece nessuno è riuscito a raccontare una storia o se ci si è riuscito, lo si è fatto troppo tardi. Per vivere le anp devono raccontare storie. Le storie però devono essere autentiche ed avvincenti e devono essere diffuse.

VM: Ultima domanda. Che cambiamenti vedi all’orizzonte per il marketing delle anp?

SG: Io credo che ci sarà una grande esplosione di piccole anp che utilizzano internet per fare raccolta fondi e per farsi conoscere. E’ dietro l’angolo.

Grazie Seth per questa bella intervista, le tue parole vanno dritte al segno. In Italia credo che siamo ancora indietro per quanto riguarda un vero sviluppo del fund raising via Internet. Personalmente ho cercato di cogliere i tuoi insegnamenti inserendo un corso sul fund raising via Internet nel Master in Fund Raising (di cui vi ricordo è aperto il bando per le iscrizioni).

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

3 Comments

  1. Caro prof., grazie per questa ulteriore chicca. Non conosco così bene mister Godin per poter esprimere una opinione,(ma visto il taglio dei capelli e l’home page del suo blog siamo sicuramente in presenza di persona di intelligenza “fine”). Scherzi a parte, alcuni passaggi dell’intervista mi trovano profondamente d’accordo e mi rincuorano. In particolare segnalo il metodo di “spammare” le persone nella completa ed indiscutibile sicurezza che (spesso) le anp italiane hanno, di “essere nel giusto” solo per il fatto di esistere, e il pensiero secondo il quale per essere “on-line”” non è sufficiente trasferire in video ciò che si fa, ma necessità invece un cambio culturale. Infine è affascinante pensare che le persone donino perchè gli viene raccontata una storia…..(purchè vera. Sinceramente una boccata di ossigeno!!!

    luciano

    PS: senza nulla togliere al professore… Francesco sei grande!!!

  2. Devo dire che recentemente in una libreria di Bologna ho trovato (grazie anche al libraio, grazie Vittorio!) il primo libro di Godin (Permission Marketing) e devo dire che lo sto leggendo con grande interesse, specialmente in un’ottica di una corretta comunicazione delle organizzazioni nonprofit verso i donatori. Lo consiglio ai fundraiser ed anche a chi si occupa di comunicazione nelle nonprofit

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