Il nuovo fund raising: considerazioni dopo lo Tsunami…


L’altro sera ho letto su un settimanale inglese le parole di Per Stenbeck, International Fundraising Director di UNICEF, circa le prospettive di sviluppo del fund raising dopo lo Tsunami. Il suo ragionamento era più o mano fatto di queste 10 osservazioni sul fundraising e lo tsunami:

1. Lo Tsunami ha stimolato donazioni a circa 10 milioni di persone che prima non avevano mai donato
2. Lo Tsunami ha motivato i giovani a donare, molti per la prima volta
3. Lo Tsunami ha portato le donazioni delle imprese ad un nuovo livello
4. Lo Tsunami ha stimolato l’utilizzo di nuovi media come Internet e SMS
5. Lo Tsunami ha invitato ogni persona di ogni paese del mondo a donare
6. Lo Tsunami ha generato donazioni medie doppie rispetto a quelle solitamente effettuate
7. Lo tsunami ha portato le grandi donazioni ad un nuovo livello (ad esempio Michael Schumacher ha donato 12 milioni di dollari)
8. Lo Tsunami ha stimolati un numero impressionante di donazioni non sollecitate
9. In Gran Bretagna, Olanda e in altri paesi coalizioni di organizzazioni non governative hanno raccolto maggiori donazioni unendo le forze invece che competere

Sulla base di questo ragionamento, che è piu’ o meno la traduzione dell’articolo che ho letto, faccio alcune riflessioni, che per il momento butto li’, magari da riordinare in seguito. Eccole:

1. Le campagne di fund raising saranno sempre più svolte attraverso i nuovi media specialmente per comunicare. Chi non si attrezza in tempo con un buon database (vero) di email, farà la fine del telemarketing (che oggi è praticamente finito)
2. E’ necessario cominciare a rivolgersi ai giovani (vedi Live “8”). Ma i giovani vogliono cose diverse, e secondo me, non rispettano molto Pareto. Sono decisamente meno dicotomici. Inoltre per loro “tutto è uguale”. Me ne sono accorto
3. Pensare a come far diventare i donatori “emozionale” dello Tsunami in donatori razionali e relazionali in seguito
4. Offrire del coinvolgimento come volontari prima di chiedere donazioni (specialmente ai giovani)
5. Ripensare a come coinvolgere le aziende. Ora sanno e conoscono cos’è la responsabilità sociale. Mai come in questi ultimi tempi vengo chiamato a presentare “bilanci sociali” di varie aziende profit, persino di sindacati. Ieri sera persino la Confartigianato Nazionale mi ha chiesto di presentare il loro Bilancio Sociale. Hanno persino creato una ONLUS che si chiama Associazione per il Sociale Confartigianato Onlus. Cosa impensabile un anno fa.
7. Il fund raising rimane molto influenzato da fattori emozionali. Insistete su questi ma senza esagerare, perchè il fund raising è fatto anche di relazioni di fiducia.

Saluti e buon ponte.
VM

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

One Comment

  1. Mi piace quello che ha scritto sul fatto delle relazioni di fiducia, del donare non solo con l’emozione ma anche con la ragione. Credo specialmente che per creare rapporti di fiducia sia anche necessario coinvolgere i donatori in attività di volontariato serie e ben organizzate. Non c’è niente di più frustrante per un volontario di essere chiamato quando non c’è un effettivo bisogno o per compiti che dovevano svolgere altre persone (casomai stipendiate). Il volontario non è un tappabuchi (di persone mancanti o di buchi di bilancio…)

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