Appena incominciato il Master Universitario in Fund Raising V° edizione

master sinistra
master destra

Ed eccoli i miei studenti, i miei nuovi studenti del master in fund raising! Un’agguerrita classe di 30 studenti che hanno iniziato appena adesso il Master in Fund Raising e Responsabilità Sociale V° Edizione. Davvero una classe interessante e interessata.
Ecco la foto dei miei studenti a cui vorrei chiedere di presentarsi con un proprio post (e semmai identificandosi: “io sono quello in prima fila con gli occhiali…”) ma soprattutto a scrivere una frase (una citazione o anche una frase propria) inerente il fund raising, che a scelta (o tutti e tre):
– rappresenti secondo lui/lei il fund raising;
– sia particolarmente importante per comprendere meglio il fund raising;
– descriva il fund raising indirettamente il più compiutamente possibile.
Sono molto curioso di sapere il parere sul fund raising di persone che per la prima volta si affacciano al fund raising. Buona sfida (VM)

P.s. Ovviamente alla migliore frase un punto in più all’esame! (e io mantengo le promesse!)

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

10 Comments

  1. Ciao a tutti io mi trovo nella prima fila quella con gli occhiali che nella foto e uscita un po spaventata.

    Sul fund raising mi piace il tema del dono in particolare.

    Secondo uno dei miei sociologi preferiti MARCEL MAUSS nel suo famoso “Saggio sul dono” 1924 Il dono rapresenta l’elemento di un sistema di reciproche prestaziono nello stesso tempo libere e costrittive, nel senso che il dono obbligherebbe il destinatario a ricambiare, dando luogo ad un continuo andirivieni di doni offerti e doni compensativi. Questo origina lo scambio; uno scambio che non si limita al rapporto tra i singoli individui ma si estende ad una relazione più vasta che interessa l’intera società. Lo scambio unisce.

    Però non sempre è cosi. Il dono è un mezzo di differenziazione e opposizione.

    Il DONO può essere sia “mantello” che “corona” Il mantello copre, tiene caldo, protege, la corona segna, risalta, evidenzia. Il mantello è utile, la corona inutile. Il mantello è discretto , la corona è appariscente.
    Mantello e corona si contrapongono come 2 registri del dono.
    Il mantello è quel dono segreto, anonimo invisibile, quel dono INCONDIZIONATO.

    Cerchiamo più mantelli.

    Ciao
    BB

    P.S. La sinteticità non è proprio il mio forte.

  2. Il fotografo, purtroppo, non ha avuto l’accortezza di fotografare il mio bel viso…
    così, è appena visibile la mia sagoma!!

    Tornando alle cose serie, il migliore augurio che io possa farmi è quello di imparare a donare a cuor leggero!!
    Non che io sia egoista, ma non ho ancora imparato ad apprezzare appieno la bellezza del donare.(Prima di farlo ci penso, forse, un pò troppo!!!)

  3. C’e’ sempre un “ciò per cui vale la pena” in ogni azione che si fa, altrimenti l’azione non si farebbe. Non conosco il significato della parola “incondizionato”, perchè in realtà non ha significato. un bambino oiange finchè non ha un gioco, un adulto si droga perchè sta meglio così. Non c’e’ nulla di incondizionato, ci sono solo motivazioni positive e motivazioni negative (da combattere con l’educazione) ma non vedo nessuna possibilità di chiedere qualcosa a qualcuno in cambio di niente. E’ pura teoria non applicabile…in realtà noi non siamo neanche più coscienti del motivo per cui facciamo le cose…e quindi speriamo nel dono incondizionato, che non esiste!!!
    VM

  4. Oh my god … ho la conferma di non essere fotogenica!!!

    Vi lascio un testo di Gaber che apprezzo molto, tra parentesi è stato scritto l’anno in cui sono nata, e che parla di libertà … ma anche di partecipazione … credo che non vi sia condizione più favorevole per condividere i problemi e ricercarne le soluzioni.

    Il dono rappresenta l’elemento materiale di un sentimento che nasce dalla partecipazione ai sentimenti di chi sentiamo vicino a noi?

    Elisa

    La libertà
    Giorgio Gaber
    (1972)

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Vorrei essere libero come un uomo.

    Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
    e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
    sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
    incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche il volo di un moscone,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
    e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
    che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
    e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche avere un’opinione,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche il volo di un moscone,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
    e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
    con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
    e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche un gesto o un’invenzione,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche il volo di un moscone,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    Da “Dialogo tra un impegnato e un non so”

  5. Io sono il ragazzo con gli occhiali seduto in prima fila in mezzo alle mie due bellissime colleghe Blerina e Marilena.
    Alle ore 4,47 del mattino di oggi sabato 24 febbraio 2007 mi è venuta in mente una frase in tema di F.R.
    Per me il Fund Raising è quel nobilissimo strumento di comunicazione attraverso il quale si trasmette agli altri il messaggio di speranza. E’ quell’adoperarsi che ingenera negli altri il pensiero del “qualcuno mi ama”.
    Francesco Occhipinti

    Scusatemi, caro Valerio e cari e amatissimi colleghe e colleghi, se non uso nessuna citazione (magari in latino che conosco abbastanza bene), non voglio stupirvi con effetti speciali (come diceva una famosa pubblicità del passato), oltretutto non avrei neanche il tempo, io Voglio rivolgermi col cuore agli svantaggiati, ai destinatari finali dell’azione di F.R., che traggono il loro primo beneficio dal fatto che qualcuno si interessa a loro.
    Un abbraccio

  6. Cari Tutti,

    Mi chiamo Michelangelo e sono nella seconda foto, in fondo sulla sinistra.
    Cosa è per me il fund raising?
    Lo lascio dire a Diderot, con una mia brevissima aggiunta: “Non basta fare il bene, occorre farlo bene”… e “farlo” non è facile, occorre professionalità.
    Auguro a tutti i miei colleghi un felice Master.
    Un abbraccio
    Michelangelo

  7. Si e’ messo in moto il virus… stiamo a vedere… Buona settimana e alla prossima!
    VM

  8. Sono Chiara.
    Non mi si vede, ma ci sono!
    Faccio parte di un “gruppetto di amici” che da tempo si impegna per un “gruppetto di bambini Peruviani” non proprio fortunati. Descrizione poco ortodossa che tuttavia rappresenta abbastanza fedelmente l’essenza della nostra minuscola associazione: Amici di Huaycan – Onlus.
    Il fund raising e in generale l’impegno per il progetto in Perù contribuiscono da anni a dare senso alla mia vita, riuscendo, a tratti e di frequente, ad allontanarmi dalle cose “piccole” della vita.
    Mi affido anch’io ad una citazione.
    Si tratta di poche righe scritte da Italo Calvino e che a lungo abbiamo inviato, coi nostri ringraziamenti, a tutti i sostenitori.

    “Capì questo: che le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, e danno la gioia che raramente s’ha restando per proprio conto, di vedere quanta gente c’è onesta e brava e capace per cui vale la pena di volere cose buone.”

    Bella, vero?!
    Un saluto a tutti,
    Chiara

  9. Ciao sono Marilena la ragazza in prima fila tra Francesco ed Elisa.

    Cosa rappresenta per me il fund raising?
    La grande possibilita’ di aiutare delle persone ad aiutarne altre che sono scese in “trincea” perche’ si sono accorte che qualcosa in questo mondo così com’è non va e che forse lamentarsi e stare solo a guardare non basta!!!

    Queste persone speciali, spesso poco note, sono una risorsa, una speranza importantissima anche per chi non se ne rende conto

    un passo di J.L. Borges recita:
    “Un uomo che coltiva il suo giardino,
    come voleva Voltaire.
    Chi è contento che sulla terra esista
    la musica.
    Chi accarezza un animale addormentato.
    Chi preferisce che abbiano ragione
    gli altri.
    Chi giustifica o vuole giustificare
    un male che gli hanno fatto …
    Tali persone, che si ignorano, stanno
    salvando il mondo”.

    Sono troppo idealista? ma senza speranza, senza sogni, senza amore (in senso lato), senza ideali avrebbe veramente un senso la vita?

    Un Salutone ed un abbraccio a tutti

  10. Io compaio in ultima fila e di me si intuisce solo il profilo “importante”…sono un pò in ritardo ma voglio dire la mia. La verità è che per me il fundraising rappresenta diverse cose; da una parte l’esperienza nel non profit che ho fatto mi ha portato a capire quanto sia fondamentale avere progettualità e organizzazione nel proporsi all’esterno. Partire dal presupposto che le persone a cui comunichiamo le nostre idee e la nostra voglia di cambiare qualcosa debbano capire a prescindere da qualsiasi nostro sforzo, non mi ha mai convinto pur essendo una posizione molto diffusa. Dall’altro lato per me è un punto di arrivo e di partenza di due percorsi diversi. Fino a poco tempo fa ho cercato di essere uno di quelli che si sbatte sul campo, che ne vede di tutti i colori e che da questo trae la sua forza, ma non ce l’ho fatta, non ho retto. Oggi mi metto dalla parte di tutti quelli che, come me, proprio non resistono a vivere ogni giorno col dolore davanti agli occhi ma che dalle buone cause traggono comunque un significante della propria vita. Io voglio rivolgermi a chi dona mettendomi nei suoi panni, cercando di far capire che a qualsiasi livello di impegno il dono porta in cambio qualcosa di importante.
    So di essermi dilungato ma avrei potuto scrivere altro…me lo tengo per le 20.000 battute di autobiografia…

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