Fund raising ed enti religiosi, una strada inevitabile

 Otto per mille
Perchè il fund raising per gli enti religiosi, sarà certamente in crescita in Italia? Provo a spiegarlo brevemente.

Tutti voi sapete che il grosso delle risorse per la le “Chiese” in Italia deriva dall’8 per mille. Tutta l’impostazione del “sistema 8%°” è fondata su una parola: Integrazione.

Quello che perviene ai sacerdoti dell’8%°, con l‘obiettivo di garantire il sostentamento del Clero, integra quello che già è assicurato al sacerdote grazie al contributo proveniente dalla parrocchia o da altre entrate derivanti da servizi vari (insegnamento di religione nelle scuole pubbliche, insegnamento o prestazioni nei seminari, collegi, servizi pastorali in Curia, servizi in ospedale, Case di cura, ecc.).

Otto per MilleC’è stata fin dall’inizio la preoccupazione di salvare un principio di valore: l’ideale sarebbe che la comunità cristiana si facesse carico di garantire il sostentamento dei propri sacerdoti, così come deve farsi carico degli altri costi della pastorale (manutenzione della Chiesa, spese per servizi diocesani ecc.). L’otto per mille è stato e continua ad essere una buona soluzione – invidiataci da altre nazioni – per risolvere il problema del mantenimento del Clero. Tra l’altro, ha contribuito a risolvere il problema delle sperequazioni prima esistenti in regime di benefici/congrua.

Il sistema, tuttavia, comporta alcuni rischi:

  • quello di ridurre la responsabilizzazione della Comunità nei confronti della vita della Chiesa, dell’impegno pastorale e del mantenimento dei sacerdoti;
  • quello di alimentare l’immagine del prete come persona automaticamente garantita in tutto l’arco della vita, dal giorno della sua ordinazione, fino alla condizione di vecchiaia e di non autosufficienza. Egli appare oggi, più che in passato, un privilegiato, soprattutto se rapportato all’alta percentuale di giovani (oltre 30%) costretti a vivere nella flessibilità/precarietà.
  • inoltre ha contribuito a creare l’immagine della Chiesa italiana come Chiesa ricca e potente;
  • comporta pure il rischio per il sacerdote – se manca una solida formazione ascetica – di burocratizzarsi nel suo tranquillo livello di sicurezza e di essere meno capace di capire la gente in difficoltà;
  • infine storicamente l’avvio del “sistema 8%° ha comportato una caduta verticale del numero di sacerdoti impegnati nell’insegnamento di religione nelle scuole pubbliche, con evidenti danni pastorali. L’insegnamento, infatti, consentiva al Sacerdote di accostare la quasi totalità dei giovani, compresi quelli che non frequentano la parrocchia.

Si tratta di rischi di peso specifico differente. Quello più preoccupante è il primo, ossia il calo di responsabilità della comunità cristiana. Forse per questo motivo, la Conferenza Episcopale, fin dall’inizio si è impegnata a promuovere il sistema delle offerte deducibili. L’esito di questa iniziativa, tuttavia, è giudicato finora insoddisfacente. Tento di interpretare il calo d’interesse verso questa proposta ecclesiale con l’impressione diffusa che la Chiesa ha anche troppi soldi e la convinzione conseguente che le eventuali offerte deducibili vanno indirizzate ad altri Enti più bisognosi e più impegnati nel sociale.

Come allora incrementare le offerte deducibili, rispettando la nostra natura ecclesiale? Questo è il primo motivo che ci fa capire quanto sia importante il “Fund Raising” per un ente religioso.

L’altro problema riguarda i beni patrimoniali degli Istituti Diocesani. Oggi esiste oggettivamente un clima polemico verso la Chiesa Cattolica. Lo denuncia anche la Civiltà Cattolica, dove P. Mucci parla di una nuova strategia di lotta, da parte dei poteri forti della comunicazione, contro la Chiesa cattolica. Citando tre libri appena usciti, egli afferma che con metodo differente, ma con unico stile di irrisione e di disprezzo essi costituiscono un attacco violento alla religione, alla Chiesa, alla sua dottrina e agli uomini che la rappresentano. Essa viene ingiustamente accusata di essere “privilegiata” dallo Stato. E periodicamente viene messo in discussione il sistema dell’otto per mille. E’ possibile che si tratti di una tempesta in un bicchiere d’acqua, ma la cosa non può essere ignorata.

Gli uomini di Chiesa, secondo me, dovrebbero prudentemente porsi il problema di aumentare, per quanto possibile, l’autonomia economica della Chiesa e di ridurre la sua dipendenza dall’integrazione dell’otto per mille, incoraggiando donazioni, lasciti, testamenti ecc. Oggi – è noto – il mantenimento dei Sacerdoti dipende, per quasi il 90% dall’otto per mille.

Qui sta la seconda ragione della necessità del fund raising per la Chiesa, specialmente per la Chiesa Cattolica e le sue opere, così fortemente dipendenti dall’8 per mille. L’interrogativo che ci si dovrebbe porre è: come incrementare il patrimonio degli Istituti religiosi, anche superando la naturale diffidenza della gente verso l’organizzazione centralizzata e meno controllabile?

Il fund raising per gli enti religiosi, insieme al fund raising per lo sport e a pochi altri settori sarà inevitabilmente in crescita nei prossimi anni. Occorrono fund raising specializzati in enti religiosi? Ne parleremo. [Foto di Franz Maga con licenza di utilizzo creative commons]

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

12 Comments

  1. Concordo pienamente con l’analisi descritta.
    Ricordo che il mondo religioso non solo ha “inventato” l’economia civile, ma anche il fund raising come oggi lo conosciamo. Mi aspetto che quindi sappia “diversificare” (se non lo e’ gia’ abbastanza..) la propria raccolta fondi.

    Onestamente non conoscevo, invece, il peso dell’8 per mille nel bilancio della Chiesa, ma pensandoci su mi chiedo quale sia il reale significato dell’8 per mille.
    Mi piace molto l’interpretazione data secondo il concetto di integrazione. Non mi sento, pero’, pienamente concorde.
    Ragionandoci su mi viene in mente quali campagne vengono avviate sull'”integrazione”: per le fasce piu’ o meno svantaggiate, per gli stranieri.. ma con che peso lo Stato si impegno su queste rispetto che per l’8 per mille alla Chiesa?

    Altra questione. Riferendomi al 5×1000 mi vien da pensare se lo Stato ritenga piu’ bisognoso di aiuto il mondo nonprofit oppure la Chiesa, viste le cifre con cui chiede ai cittadini di contribuire.
    In particolare lo stato ha donato alla Chiesa, con l’8 per mille, circa otto volte tanto il contributo verso il mondo dello spettacolo (Fondo Unico dello Spettacolo) e la proporzione e’ in continuo aumento.

    Ulteriore quesito a cui non riesco a dare una spegazione convincente. Perche’ oggi e’ obbligatorio donare l’8 per mille? e perche’ non e’ lo stesso per il 5 per mille? perche’ alla Chiesa va l’8 contro il 5 per mille al nonprofit? e perche’ il 5 per mille ha un tetto e l’8 per mille no?
    Non so proprio come fare ordine in questi pensieri.
    Mi farebbe piacere avere una vostra opinione. Grazie!

  2. Caro Valerio, complimenti: bellissimo blog! Sei sempre il fundraiser più fresco, aggiornato, ottimista.
    Spero di imparare da te.
    So che ci vediamo a Forlì a ottobre.
    Saluti

    Fabio

  3. Salve.

    Per capire cos’e’ l’8×1000 vedere:
    http://www.uaar.it/laicita/otto_per_mille/

    Alcuni punti mi trovano d’accordo col l’analisi di Valerio Melandri (“l’ideale sarebbe che la comunità cristiana si facesse carico di garantire il sostentamento dei propri sacerdoti”) altri meno (“L’otto per mille è stato e continua ad essere una buona soluzione – invidiataci da altre nazioni – per risolvere il problema del mantenimento del Clero”).

    Saluti
    Roberto Grendene

  4. La mia è una risposta complessiva ai due bellissimi post che sono arrivati:

    1- l’8 per mille è l’esito dell’invenzione di Giulio Tremonti (che di certo non è un “cattolicone”…), al tempo era consigliere economico di Bettino Craxi, durante la firma del concordato. Lo stesso Tremonti, gliene ho parlato di persona un paio di anni fa, mi disse che se rifacesse l’8 per mille non lo rifarebbe con schema attuale, ma con lo schema del 5 per mille (altra invenzione dello stesso Tremonti). Mi raccontò anche la simpatica osservazione di sua moglie che qualche anno fa gli disse: “ma in questo 8 per mille anche se io non decido e non firmo, vanno ugualmente”. la moglie stessa di colui che aveva inventato il meccanismo, non aveva ben capito la vicenda. Detto questo sono convinto che l’8 per mille sia un buon metodo di convivenza fra LE Religioni (si noti che si puo’ dare a tutte le confessioni) e lo Stato, ovvero è un buon ACCORDO, fatto “con concordia”, ovvero un Concordato. Si ricorda sempre il concrodato fra la chiesa cattolica e lo stato, ma si deve ricordare per ciascuna delle 8 religioni ammesse all’8 per mille è stato fatto un concordato. Qualcuno puo’ ritenere che non abbia sensa che lo Stato finanzi e aiuti lo sviluppo delle Religioni. Io personalmente ritengo che sia giusto, e con me la maggioranza degli Italiani, ma questo non significa che se la maggioranza degli Italiani cambiasse idea, non sarebbe ugualmente rispettabile. Io personalmente ritengo che il beneficio che delle forti CHiese (Cattolica, evangelica, ebrea, ecc) apportano alla convivenza civile, alla soluzione di problemi fisici, materiali, spirituali) sono nettamente superiori al alore dell’8 per mille. Ma ovviamente questo è il mio punto di vista.

    2 – Per quanto riguarda la vicenda (annosa e un po’ moralista) del: “8 per mille è 8 volte superiore a FUS, e due volte in meno di X, oppure 7 volte in più di Y, ecc” se la mettiamo su questo piano non è mai finita. Perchè ci sarà sempre qualcosa di piu’ importante o di meno importante o di ugualmenete importante a qualunque cosa che secondo i nostri giudizi non vanno bene.
    Ecco un dialogo, ipotetico, per farmi capire:
    “Dai 50 euro per i cani abbandonati? Ma come 50 euro ai cani abbandonati? No sarebbe meglio che tu li dessi per i bambini che muoiono di fame in Africa?” – “Eh! In Africa? Ma se c’e’ gente in Italia che non ce la fa ad arrivare a fine mese! Prima aiutiamo i “nostri” e poi penseremo agli altri” – “Ma noi abbiamo già tanto! Pensa piuttosto a quegli operai che lavorano in miniera e che dopo 10 anni di lavoro sono gia’ ammalati. A loro bisognerebbe alzare lo stipendio” – “si’ ma guarda che anche la maestra d’asilo ha un bello stress, e pensa le responsabilità. Lei sì che dovrebbe andare in pensione presto”. ecc… In questo modo non si fa nulla! E qualunque cosa non va bene…il chè no mi sembra proprio “umano”.
    Ancora grazie dei commenti!
    VM

  5. A chi vola Alitalia potrà far piacere sapere che con una parte dell’8xmille “donato” da alcuni cittadini allo Stato, si è cercato di tappare un po’ di buchi nel bilancio della Compagnia di bandiera…Personalmente mi sento un po’ proprietario di un sedile dell’MD80 che fa la tratta Napoli-Milano…

    Raffaele Picilli

  6. Grazie della risposta.

    La pensiamo in modo diverso sul finanziamento delle religioni. Un conto e’ finanziare un progetto assistenziale gestito da un ente religioso, che lo stato dovrebbe poi controllare in termini di risultanti e professionalita’ impiegate, un altro e’ finanziare il culto. In particolare, poi, l’art. 52 del trattato costituzionale europeo, ratificato dal nostro parlamento, equipara le confessioni religiose alle associazioni filosofiche non confessionali. Cio’ significa che l’Intesa siglata dallo Stato con 7 rappresentanze religiose non dovrebbe essere negato ad associazioni filosifiche esponenziali di altre concezioni del mondo (atee, agnostiche, humanist, bright, ecc.). Invece nel nostro ordinamento permane questa discriminazione, verso associazioni e dunque cittadini atei e agnostici nonche’ verso religioni minori che non hanno una Intesa concordataria con lo stato.

    L’introduzione del 5×1000, poi, sempre gestita da Tremonti, e’ stata vista come un altro gesto di clericalismo (ed il clericalismo e’ tante volte fatto da personaggi non credenti… si pensi al benestare di Togliatti sull’art.7 della costituzione o ai vari atei-devoti…). Infatti c’erano richieste crescenti di poter destinare l’8×1000 dello stato alla ricerca scientifica: Tremonti creo’ allora il 5×1000, inizialmente limitato come destinatari, con la ricerca scientifica in grande vantaggio. Poi al 5×1000 furono aperte le porte per l’associazionismo in genere, e di nuovo tante realta’ religiose spuntarono come destinatari.

    Cordialmente,
    Roberto Grendene

  7. Grazie della risposta.

    La pensiamo in modo diverso sul finanziamento delle religioni. Un conto e’ finanziare un progetto assistenziale gestito da un ente religioso, che lo stato dovrebbe poi controllare in termini di risultanti e professionalita’ impiegate, un altro e’ finanziare il culto.

    Caro Roberto, grazie ancora. Ma mi permetta una piccola osservazione: In questa prima parte del post lei dice “se i soldi servissero per finanziare progetti assistenziali” non avrei problemi.

    Poi nell’ultima parte del suo post dice:

    “Poi al 5×1000 furono aperte le porte per l’associazionismo in genere, e di nuovo tante realta’ religiose spuntarono come destinatari.”

    Come dire: “a me non sembra giusto che le associazioni religiose, vengano finanziate per fare attività assistenzali” che è esattamente l’opposto di quanto dice all’inizio.

    Concordo con lei su moltissimo, ma non “odio” niente e nessuno, tanto meno di qualcosa che non ha a che fare con me (atei, agnostici).

    La radice del vero liberismo, è il non odio, non il divieto “a loro”, solo perchè la pensano diversamente.

    Grazie delle informazioni che mi da, mi ha suggerito alcune buone idee, ora la lascio perchè oggetto di questo blog è il fund raising e non la CHiesa, quindi interrompo qui la conversazione, che puo’ agevolmente essere condotta al di fuori del blog,
    A presto e a risentirci.
    VM

    Cordialmente,
    Roberto Grendene

  8. Sono passato da questo sito proprio perche’ in cerca di un professionista di fund raising per l’associazione a cui appartengo, che difende i diritti civili dei cittadini atei e agnostici.
    Casualmente c’era questo post, e comprendo che siamo andati fuori tema.

    Chiudo anche io la partecipazione a questo thread, per proseguire eventualmente in privato.
    Mi pemetta solo di precisare che non c’e’ contraddizione in cio’ che scrivevo (posso essermi espresso male, questo si’): in sostanza non nego affatto il diritto alle associazioni di matrice confessionale di partecipare al 5×1000. Osservo pero’ che cosi’ facendo l’8×1000 si sgrava di finanziamento che avrebbe dovuto coprire. Una seconda operazione Tremonti che ha moltiplicato il finanziamento alla religione in quanto tale, e no nal finanziamento di progetti assistenziali.
    Infine, non nutro alcun odio, e da laicista difendo la liberta’ di coscienza e di espressione del pensiero (di cui la liberta’ di religione e di culto sono casi particolari).

    Cordialmente
    Roberto Grendene

  9. Grazie Roberto dei suoi post, sono in disaccordo con lei su molte cose, ma con lei si puo’ parlare. E parlare bene. Perchè, mi permetta, lei ha il grande pregio di essere una persona intelligente, che sa discutere (ovvero parla e ascolta), controbatte, è ragionevole, non è demogogico. Insomma è il classico avversario…di cui aver paura!
    E c’è cosi’ bisogno di questa “paura” (in senso positivo) per parlare.
    Basterebbe così poco, per fare di una polemica (polemos=fare la guerra), una occasione di costruzione (construens=fare la pace…).
    A presto Roberto e grazie ancora.
    VM

  10. quando compilo la mia dichiarazione dei redditi sono io che firmo l’otto per mille e non lo stato. con questo mi dichiaro d’accordo con lo stato, cioè noi, a che parte del mio prelievo fiscale non vada all’amministrazione pubblica ma, nel caso, ad un ente religioso.
    non mi sembra quindi corretto dire che con l’otto per mille lo stato finanzia una confessione religiosa,come tutte le confessioni religiose ammesse a questa possibilità. poi se la gran parte di queste libere scelte vanno alla chiesa cattolica ciò ritengo sia dovuto alle nostre radici culturali.
    la questione in realtà come sempre è quella di stabilire fino a che punto lo stato debba intervenire in certe faccende, anche solo favorendole e da dove il cittadino deve incominciare a sentire propria la responsabilità di sostenere ciò che ritiene giusto sostenere. ma si sa, prendendola per il largo, quando si incomincia a parlare di legami si dovrebbe incominciare a parlare di comunità, come comunità solidale ben inteso. ci stiamo ancora ragionando

    mario antignani

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