La carica del fundraising

Il toro della raccolta fondi

Come sempre vi concedo uno sguardo nella mia casella di posta elettronica. Ecco una bella email, a cui rispondo, (ometto nome e alcune specifiche) che parla di fundraising, di voglia di fare fundraising e delle difficoltà che si incontrano. Questo è vero fundraising, non facile come una foto su una brochure, un link su un sito, ma il fundraising fatto dalle persone per le persone, con fatica ma anche con tanta carica, energia (che viene anche dal Corso di Alta Formazione…si dice nell’email che segue).

A voi il giudizio. VM

Inviato: sabato 25 agosto 2007 13.37
A: valerio@valeriomelandri.it
Oggetto: Consigli di fund raising

Gentile professor Melandri,

scrivo per chiederLe un consiglio.

Nella Associazione in cui lavoro, come già una volta le avevo accennato, si sta procedendo a creare una fondazione di partecipazione in cui convergano diversi attori del territorio in cui operiamo. Accanto alla Associazione esiste già una cooperativa di inserimento lavorativo di tipo B.

In questo contesto sono chiamata ad occuparmi di fund raising. Il mio ruolo è stato voluto dal CDA dell’Associazione a causa della forte evoluzione che quest’ultima ha avuto negli ultimi anni e che l’ha portata a doversi dare un’organizzazione interna più strutturata e a rispondere a nuovi bisogni. Ciò nonostante, ai fini pratici il direttivo non sa ancora che cosa comporti fare fund raising. Ha avuto un’intuizione, ma tutto si è fermato lì. All’interno del CDA, inoltre, sostanzialmente chi decide è il Presidente assieme al segreteraio generale, entrambi con un passato di dirigenti aziendali alle spalle. Sono persone molto diverse tra loro. Il presidente è una persona dalle grandi idee, che guarda al futuro, ma che il futuro lo vuole realizzare subito senza avere coscienza a volte della realtà dell’oggi , e che quando ha qualche cosa in testa non riesce a concentrarsi su altro. Il segretario, invece, è una persona che guarda strettamente all’oggi e fa fatica a proiettarsi nel futuro. Entrambi sono delle persone squisite, ma fanno fatica ad ascoltare…

Da parte mia ho iniziato questo lavoro, senza un briciolo di esperienza ma con grande entusiasmo e passione. Ho sempre intuito che il fund raising non può essere una cosa improvvisata come sempre si è fatto qui in associazione fino ad ora ed ho cercato fin dall’inizio i mezzi per imparare, per approfondire, per conoscere di più. E’ così che mi sono iscritta al CAF, dove la passione e l’ entusiasmo per il fund raising sono cresciuti ulteriormente, grazie a Lei, al suo team e alle persone che ho incontrato.

IL CAF per me rappresenta anche l’occasione per far conoscere il fund raising in Associazione. Desidero coinvolgere nella scrittura delle risorse del caso il CDA, o meglio per ora il Presidente ed il Segretario, non è possibile di più. In questi mesi ho cercato di fare mio il più possibile quanto mi è stato dato di conoscere al corso. Ho aspettato che la questione “Fondazione” qui in Associazione si calmasse (altrimenti il Presidente non sarebbe stato in grado di ascoltarmi.. ) e la prossima settimana mi metterò al lavoro, lavoro prima di tutto di spiegazione e coinvolgimento. Come concordato con Lei il caso sarà preparato basandosi sulla Fondazione. Il primo passo sarà quello di riuscire a far sentire l’importanza del coinvolgimento e di una buona comunicazione interna, che ora non c’è o c’è poco, e di dire che è la buona causa che convince a donare non la possibilità di diventare partecipante o sostenitore della Fondazione senza nessun altro legame, come invece qui si crede. Il fund raising non può certo basarsi su uno statuto…

Non sarà semplice ma credo profondamente in quanto sto facendo, e soprattutto nei valori che ci stanno sotto e che attraverso il fund raising possono trovare concretezza. Quello che mi interessa è che con me il mio CDA capisca che cos’è effettivamente fare fund raising, ed elaborando insieme il caso lo tocchi con mano. Potrà esser solo un esercizio, oppure diventare una opportunità concreta da cogliere, non tutto dipende da me,…. ma è’ un inizio, poi passo dopo passo si proseguirà. L’importante è cercare di stabilire delle fondamenta solide e già iniziare a scavare è un traguardo importante. D’altra parte io non ho certo l’autorevolezza ed il potere del direttore dei teatri celestiali!

Una cosa che sicuramente mi verrà chiesta riguarda le strategie da scegliere. In questi anni ci sono state fatte delle donazioni arrivate spontaneamente dai donatori, i quali a parte il ringraziamento che ne è seguito non sono mai stati poi coinvolti di nuovo. Per quanto riguarda la Fondazione sono adesso state coinvolte la Comunità XXX (consorzio dei 14 comuni della zona) che sarà cofondatore, ed altre 3 o 4 aziende che si pensa potranno aderire. Ma è tutto molto scomposto e slegato. IL patrimonio della Fondazione sarà sostanzialmente composto dalla struttura che ospita il nostro centro diurno e residenziale e la Fondazione stessa è vissuta come mezzo per raccogliere fondi e garantire sostegno economico a quanto fin’ora fatto. Ci sono alcune associazioni che annualmente organizzano a nostro favore delle cene di beneficenza, dove in tutte a partecipare piò o meno sono sempre le stesse persone. Si ritiene, inoltre che bisogni puntare molto sulle aziende in quanto possono donare di più che le persone fisiche, dove invece secondo me bisognerebbe puntare di più. Lei che cosa mi suggerisce? Da che dove partire? O meglio, verso dove puntare?

Scuserà la lunghezza della mail, ma non riesco a trattenermi dallo scrivere ancora qualche riga! Che cos’è per me il fund raising? Per me il fund raising è relazione, è apertura all’altro, è la possibilità di fare andare all’unisono cuore e cervello, di avvicinare sogni e realtà, e di sentirsi parte di una vita realizzata, non solo la mia ma anche quella degli altrii. Il fund raising è il mezzo che permette di costruire quella casa splendida che piano piano si sta realizzando e dove il cemento sono i valori in cui crediamo ed i mattoni le azioni che mettiamo in atto per realizzarli.

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Grazie della sua email, che mi informa di una realtà davvero in movimento. I commenti inerenti il suo lavoro sono tutti molto utili e forniscono un quadro che secondo me è speranzoso. Il “founder disease” ovvero la cosiddetta “malattia del fondatore” che colpisce spessissimo le organizzazioni nonprofit, è quella particolare disfunzione organizzativa che non è generata da apatia (come capita viceversa in molte organizzazioni profit) ma da troppa carica energetica, con il rischio di schiacciare gli altri. Questo anche voi vivete, ma dalle sue parole senza particolari drammaticità. L’avvenire è dunque buono.
Quanto alla ricerca dei fondi, l’analisi che proviene dalla sua lettera è fin troppo superficiale per poterle dare un consiglio ma di certo so questo: uno dei miti del fund raising è che i soldi ce li hanno le aziende e quindi è da loro che bisogna andare. Io non conosco (non ce ne sono di ben fatte) statistiche italiane, ma quelle internazionali, dicono che meno del 5% dei fondi raccolti proviene dalle aziende profit. Mentre sono le persone fisiche a donare. Prima di non concentrarsi con grandi sforzi sulle persone fisiche bisogna che davvero ci pensi bene!!!
Buon lavoro!
VM

[Foto di eneko alonso pubblicata con licenza Creative Commons]

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

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