Si parla di lavoro nel nonprofit

Vi faccio leggere due email con mie risposte che riguardano il tema della ricerca di lavoro nel nonprofit. Leggete bene tra le righe perchè fra poco sarà attivo www.nonprofitlavoro.it

La prima email 

—–Messaggio originale—–
Inviato: lunedì 27 agosto 2007 9.54
A: valerio@valeriomelandri.it
Oggetto: Sulla strada per diventare fundraiser..

Salve prof.,
sono xxx, una sua studentessa del Caf in corso quest’anno.  Innanzi tutto le volevo dire che, nonostante io l’abbia “scovato” o meglio, iniziato a consultare un po’ tardi, ho trovato il suo blog molto dinamico e simpatico, e certamente un ottimo metodo per scambiare idee ed opinioni su un ambito così variegato come il nonprofit (almeno per quanto l’ho potuto conoscere fino ad ora!!).

E infatti io sono un po’ una “neofita” in quest’ambito.. ragion per cui, se per caso fosse riuscito un po’ a far mente locale di chi sono, durante le lezioni, quando c’era un po’ di dibattito sulle esperienze personali, io difficilmente sono riuscita ad apportare la mia testimonianza, ma non perché l’argomento non mi interessasse o perché non seguissi, ma proprio perché, come le dicevo, ho appena intrapreso questo cammino… cammino che, però, mi sta già dando un forte interesse e notevoli stimoli e che mi ha convinta,
così, di aver intrapreso la strada giusta.
Io vengo, infatti, da un’esperienza di studi completamente diversa, molto più umanistica, in quanto sono laureata in lingue e culture europee all’Università di Modena. Tuttavia, il campo del nonprofit, penso soprattutto per la sua apertura al sociale, mi ha ispirata sin da subito ed ho deciso di provare. E la mia scelta mi ha soddisfatta pienamente…almeno
sin’ora!!!

Ma veniamo al dunque… come in ogni ambito, la sola teoria non dà frutti se non viene associata alla pratica, per cui sono qui a chiederle se mi potrebbe dare dei consigli o indirizzare verso un’associazione o una Onp con cui lei collabora per iniziare a fare un po’ di volontariato. Al momento io lavoro part time, il pomeriggio, in un’azienda (profit, ahimè!) e quindi potrei dare la mia disponibilità per qualche mattina della settimana. Non ho particolari preferenze, perché sarebbe per me la prima vera esperienza nell’ambito del volontariato (a parte qualche occasione in cui ho fatto l’educatrice ai bambini dei centri estivi presso alcune parrocchie locali).
Preferirei solo che fosse nella zona di Forlì-Cesena, visto che abito a Forlì ma lavoro a Cesena e quindi, eventualmente, sarei sulla strada per andare al lavoro.
Questa era la prima domanda e anche la più contingente… La seconda è essenzialmente una curiosità, che poi, spero, si tramuterà in pratica.
Siccome sono abbastanza intenzionata a frequentare anche il Master sul nonprofit, vorrei sapere se alla conclusione ci sarebbe l’opportunità effettiva di svolgere lo stage all’estero e, se sì, quali sono le mete più gettonate e consigliate. Siccome, come le dicevo sopra, ho studiato lingue e culture europee, mi piacerebbe poter sfruttare questa mia passione con la possibilità di svolgere l’attività del fundraiser in collaborazione con paesi stranieri.
Beh, mi sembra che per ora le mie domande si concludano qua… spero di non essere stata troppo “logorroica”!!

In attesa di una sua risposta, ne approfitto, anche se piuttosto in ritardo, per augurarle buona conclusione della stagione estiva…e chissà se questo tempo ci permetterà di poterci “stravaccare” ancora per un po’ sulle spiagge di Lido di Classe… è incredibile quanto quel microcosmo di paese si trasformi nella Forlì estiva, vero?
Cordiali saluti e a presto

La mia risposta

Cara xxx,
Grazie della sua email, che ho letto con attenzione.
Mi sembra di capire che le domande sono due. La prima: si è possibile cercare qualche stage in Forlì. Siccome sono tante le domande di stage, ci stiamo attrezzando con un sito ad hoc dal nome www.nonprofitlavoro.it proprio per soddosfare le tante richieste di stage e le altrettante richieste di stagisti da parte delle organizzazioni nonprofit. Chi gestirà questo sito sarà Gianni Solfrini, consulente di carrierea di lunga data e che di mestiere aiuta le persone a cambiare mestiere e a entrare nel nonprofit. Il suo email è solfrini@philanthropy.it. Se non dovesse trovare nulla si faccia sentire nuovamente perché una stagista a Forlì non me la faccio scappare e in Philanthropy Centro Studi c’e’ sempre posto.
Per la seconda domanda, la risposta è sì e ovviamente le mete classiche all’estero sono i paesi anglosassoni dove la tradizione di fund raising è nettamente più avanzata. Abiamo avuto studenti negli Stati Uniti, in Inghilterra (la nostra attuale tutor andrà ancora in Inghilterra proprio in questi giorni). Anche la Francia e la Germania non sono male, ma lì non abbiamo mai avuto stagisti, anche se nulla toglie a iniziare contatti. Ormai il Master è conosciuto e se non c’e’ gia’ il contatto lo si può creare abbastanza facilmente.
Allora buona lavoro e mi faccia sapere!
VM

La seconda email

La domanda che mi veniva posta nella seconda email riguardava la possibilità di cercare  stage a Roma per chi fa il nonprofit. Ecco la mia risposta:

Gentile Dottoressa,
Sinceramente, non ritengo possibile fornirLe un elenco di opportunità professionali nel fund raising a Roma. Questo non per la mancanza di opportunità, bensì per l’inifinità di possibilità presenti sul territorio di Roma.
Quali sono le aziende nonprofit interessate all’attivazione di stage nel fund raising? TUTTE.
Alcune aziende reclamizzano l’offerta, altre non la pubblicizzano. Resta il fatto che tutte le organizzazioni non profit necessitano di collaboratori nella raccolta fondi.
Quindi, il mio consiglio è:
– individuare un settore che maggiormente mi interessa (ambiente, sanità, cooperazione internazionale, …);
– andare nel sito www.vita.it e nel link 5×1000 per vedere la maggior parte delle aziende nonprofit presenti sul territorio;
– candidarsi ad una decina di aziende (o attraverso l’autocandidatura, o attraverso la risposta ad annunci sul sito aziendale). Prepari con cura il cv e il successivo colloquio di lavoro!
Si ricordi di menzionare che, essendo studentessa universitaria, la copertura assicurativa è a carico dell’università.
Colgo l’occasione, vista la questione che ci sottopone, di annunciarle l’imminente attivazione del sito www.nonprofitlavoro.it (tra due settimane), sito impegnato su tale fronte (curato dal Prof. Solfrini e dal sottoscritto).
Mi faccia sapere!
A presto.

valerio-melandri.jpg

valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

4 Comments

  1. Caro Melandri,
    mi fa piacere che si sia messo un post su questo argomento. Lei già mi conosce, ho già rotto le scatole a lei e alla gentilissima Virginia Tarozzi parecchie volte. Volevo solo dare un piccolo suggerimento a chi si candida come stagista, di guardare anche agli enti non molto grandi e strutturati, lì penso ci sia la possibilità di fare un’esperienza veramente attiva e attuare una doppia sfida mettendo in pratica ciò che si ha imparato con maggiore raggio di azione e discrezionalità e dando un cotributo significativo al cambiamento e alla crescita dell’ONP.
    E’sicuramente di prestigio fare uno stage in una grande ONP, però in alcuni casi penso sia particolarmente coivolgente e gratificante poterlo fare in una piccola.
    A questo proposito volevo anche chiedere a Valerio se -come c’è una differenza nella piccola e media impresa (profit) rispetto alla grande- c’è da considerare questa divisione sotto il punto di vista gestionale, di comunicazione ecc ecc.. anche nel non profit.
    Anche oggi spero di non aver detto troppe corbellerie… grazie,
    Giusy

  2. Argomento interessante. Secondo me, all’inizio, è sempre meglio cominciare dalle cose piccole. Io mi considero un artigiano del fundraising e mi piace molto questa dimensione perché tutto si fa con una cura ( e forse, incoscienza…) maggiore. Le piccole e medie ONP non hanno molti mezzi e questo rende entusiasmante la sfida. Riuscire con poco, inventare….Bisogna essere un po’ come Robinson Crusoe e arrangiarsi con le canne di bambù e le noci di cocco…Però, a mio parere, è una scuola che lascia il segno e se hai quel “quid” in più, poi emerge. Molti saluti

  3. Concordo con Raffaele,
    nelle piccole ONP si ha maggiormente la possibilitòà di essere coinvolti e gratificati, anche se pensi in “grosso”, l’esperienza della piccola ONP ti resterà nel cuore.
    Ciao

  4. lascio anche io la mia testimonianza! ho iniziato (come tanti) da volontaria in un gruppo locale di una ONG internazionale, per poi fare la mia esperienza professionale nella sede cittadina di una grande associazione.
    lì mi sono fatta le ossa, costruendo i database con le pagine gialle, attaccando i manifesti degli eventi in giro per la città e guidando pullmini carichi di materiale per le manifestazioni di piazza. sinceramente, lavorare a budget (quasi) zero mi è servito moltissimo a mantenere il senso dei costi e, più in generale, dell’organizzazione, quando sono passata a realtà più grandi e strutturate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *