Cosa ti fa aprire un mailing (dalle immagini ripetitive alle parole sbagliate)

Cosa fa aprire un mailing
Ricevo questa email (ometto per privacy il nome del mittente) che vi invito a leggere, specialmente chi si occupa di mailing e conosce pro e contro di un buon mailing (testo, immagini, scelta del target, database utilizzato).

C’è da riflettere, da imparare, da commentare, cosa ne pensate?

Gent.mo prof. Melandri, riprendendo l’appello di Beppe Cacopardo (per non far cadere nel vuoto un appello alla professionalità): continuano a girare per posta dei mailing da brivido.

L’ultimo che ho visto è di Amnesty International dove nel retro della busta questa nota associazione ci mette con le spalle al muro: Se va a prendere l’acqua viene stuprata. Se non va i suoi figli muoiono di sete. Offrile un’altra scelta

Non ho parole. Non si può terrorizzare psicologicamente le persone in questo modo.

E’ talmente decontestualizzato che non trasmette nessuna informazione, non comunica.non si può essere così crudi e grezzi quando all’interno c’è invece un appello più corretto: Difendiamo le donne del Darfur……

Forse pensano che così si aprono più buste?

Capisco che il tema è molto pesante conosciamo la situazione terribile del Darfur e di altre parti del Sudan (un mio amico antropologo che lavora per Medici senza Frontiere nel sud del Sudan è dovuto scappare con i medici abbandonando il loro campo perché attaccati. il dramma è che tutti i pazienti sono stati trucidati) ma un appello non deve essere un pugno sul naso…….poi le persone rimango ko e non vogliono sapere più niente………..basta! Io penso che sia necessaria più professionalità, comunichiamo meglio e maniera positiva. Siamo li per questo. Dobbiamo essere dei garanti, ne va del nostro lavoro, non siamo squali alla ricerca del profitto (donazione) a qualsiasi costo. Cosa ne pensa ?

saluti

Ps: questa lettera è arrivata ad una persona di 80 anni. target perfetto! complimenti!

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

4 Comments

  1. Ciao dal Messico (San Luis Potosi)

    Sono il Prof. Alejandro Gil, Ti voglio dire que il tuo sito web e il newsletter é troppo interesante e particolarmente un festival di gioia dal philantropy e del fund raising. Tante Grazie.

    Mi scusi per il mio italiano, ma che posso dire!!!!!

    Grazie

    Alejandro

  2. Io penso che l’etica di un messaggio (testo, immagini, ecc.) vada ricercata prima di tutto nella verità e nel rispetto. Per verità intendo rifersi ai fatti reali, non strumentalizzandoli. Per rispetto intendo la sensibilità che ci deve essere quando si entra nelle case delle persone. L’urgenza non giustifica la falsità o la violenza di un messaggio. Nel caso specifico credo che l’errore del mailing Amnesty sia stato decontestualizare il messaggio, senza inserirlo in una spiegazione. Il messaggio è “vero”, ma così è poco rispettoso, troppo violento secondo me.
    Ciao, Francesco

    PS: dal punto di vista della “call to action” di norma le buste si aprono per “paura” (pensate alla ricerca scientifica), perchè ci fa “sentire importanti” (tu sei fondamentale), per il senso di colpa (tu stai bene, lui no, fai qualcosa). Ma valogno sempre le regole della verità e del rispetto!

  3. Credo che, come in diversi campi della creatività (arte, intrattenimento e ecc.), produrre interesse attraverso qualcosa di emozionante e originale sia ben più difficile che colpire allo stomaco o sotto la cintura. Il problema non è la gente, le persone sono attratte da una buona headline anche senza mutilazioni ostentate o bambini malati, ma i motivi che stimolano un’associazione a fare una scelta di comodo e di cattivo gusto. Ricordo una campagna di Amref con lo slogan “aiutiamo il lavoro nero”, grande successo solo con una buona idea.

  4. Buonasera a tutti,
    io credo che da una parte nel “mondo occidentale” non ci sia consapevolezza di ciò che avviene nel resto del mondo, fuggiamo da questa verità perchè ci fa paura, ma che si voglia o no queste cose accadono davvero ed è bene che noi tutti ne siamo consapevoli. Dall’altra non sono d’accordo con la campagna di Amnesty perchè strumentalizza un fatto tragico allo scopo di raccogliere delle donazioni suscitate dalla paura e dall’orrore. Sono invece convinta che una donazione debba essere non frutto di sentimenti improvvisi e istintivi, ma frutto di un ragionamento, di una consapevolezza profondo.
    Una DONAZIONE CONSAPEVOLE è anche una donazione che ha più possibilità di ripetersi nel tempo, un donatore consapevole è un donatore che si fa carico di un problema e desidera fare di tutto per risolverlo, mentre un donatore che ha donato solo per levarsi di dosso la paura sarà un donatore che probabilmente non aprirà più la busta per paura di riprovare quelle sensazioni di impotenza davanti a problemi più grandi di lui.

    Arrivederci!

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