Il mendicante? Il protagonista della Storia.

Vi ringrazio della grande attenzione che avete dedicato al post sulla buona causa.

MOlte, anzi direi la stragrande maggioranza delle vostre considerazioni sono condivisibili.

Ma la mia risposta sta tutta nella foto che ho pubblicato nel post che precede, (la foto di me e mia figlia al banchetto della felpe) quella in cui sto raccogliendo con mia figlia (la buona causa) soldi per la scuola dove lei va. Anche in quell’occasione di raccolta fondi sto “sfruttando la buona causa”, me la porto al banchetto della vendita delle felpe e “spero di vendere di più”, ma non è puro utiitarismo se fra me e lei c’e’ un rapporto vero. Se la gente vede fra me e lei un “rapporto”, una “relazione”, se la gente sta di fronte alla bellezza di un amore, di un affetto, di un’amicizia, non è MAI utilitarismo, è testimonianza. E la testimonianza arricchisce. Per cui la mia risposta è: se tu sei amico, se tu hai un rapporto con la “buona causa”, e quello che porti al donatore e’ quel rapporto, quella amicizia, non solo  è da portare, ma è da condividere con il donatore. Il fundraising è uno scambio di reciprocità, e il donatore in cambio di soldi, chiede all’altro di poter condividere il proprio desiderio di amore, giustizia e libertà. In fondo il fundraiser, è colui che ha scoperto che l’uomo e’ fatto tutto del desiderio di giustizia, libertà e amore e cerca con la sua testimonianza di farglielo riscoprire.

Il fundraiser è il mendicante del cuore dell’uomo.Il fundraiser è chi mendica il cuore dell’uomo per restituirglielo, per farglielo riscoprire. E chi mendica il cuore dell’uomo, restituisce il cuore ad ogni uomo e costruisce la Storia dell’umanità.

Il mendicante? Non ho dubbi, e’ il protagonista della Storia.

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

5 Comments

  1. Ciao Valerio,
    non è la prima volta che ti sento parlare di mendicante, come vero protagonista della storia:ogni volta mi sorprendo, ma condivido questa tua “intuizione”.
    Frequento il Caf e credo che anche in quella sede tu abbia accennato a questo argomento.
    Io credo che pochi fundraisers sappiano che la credibilità e la condivisione, anche attraverso la testimonianza, sia una chiave di accesso al cuore del donatore.Credo che questo valga in tutte le relazioni.Forse una raccolta fondi mal riuscita incontra diversi ostacoli,di diverso genere: senza dubbio “passa” di meno un messaggio fatto solo di parole e con poco “sentire”. Non a caso una onp che si limitasse a domandare, senza sentire il bisogno di creare un riscontro, un momento di condivisione anche attraverso un semplice “grazie perchè sei uno di noi”, andrebbe incontro a qualche perdita:fiducia, sostegno, donatori..
    A perderci, prima di tutto, sarebbe proprio la buona causa.
    Torno al legame, alla “amicizia” autentica con la buona causa, di cui si può essere testimoni.
    In fondo le relazioni, quelle che trasferiscono bellezza e verità, sono le uniche che ci fanno venire voglia di uscire dal guscio ed esprimere, come meglio possiamo, il desiderio, spesso sommerso, di prendere parte ad un progetto più grande, di giustizia e libertà.
    ..e dicendo queste cose, indosso l’abito del donatore o del fundraiser?:)
    Loredana

  2. “Perché il pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime”, lo ha detto Albert Camus (romanziere, filosofo e drammaturgo francese)

    Ho l’impressione che ancora una volta non sono del tutto riuscito a guardare oltre….. un po’ meno tecnica e un po’ più poesia… un po’ meno ragione e un po’ più sentimento…. c’è ancora molto da imparare.

    Grazie Valerio per questo ulteriore spunto di riflessione.

    A presto

  3. Più che come mendicante, io direi che forse siamo un po’ come le campane della chiesa. Suoniamo per ricordare qualcosa agli altri.

  4. Il sogno nel cassetto: lavorare,dopo tanti anni di vendita per aziende profit e anni di volontariato, nel mondo no-profit per poter apprezzare ed assaporare meglio la vita in tutte le sue sfaccettature e poter così ontribuire alla crescita della foresta che non fa rumore, ma che …
    Un ringraziamento per un blog così ben fatto e a presto.
    Pace e bene a tutti Ale

  5. Allora, forse, è questione di stile….e di eleganza nel vero senso della parola. ci sono situazioni veramente molto delicate e di grande sofferenza in cui anche se il rapporto esiste ed è autenticamente profondo occorre comunque stare attenti a non esagerare, a non farsi prendere la mano. e’ molto facile..e semplice credetemi!
    La personale raccolta fondi del prof. Melandri è una situazione che definirei “gioiosa” in cui non è difficile nè tanto meno utilitaristico “giocare” con la propria buona causa…ci sta!! tutta e bene. Nessuno, credo, che guardando la foto abbia pensato diversamente anzi forse ha anche sorriso! (quando uno ci mette la faccia…)
    ma altre situazioni non sono nè esportabili nè condivisibili. e qui credo che l’azione, la ragione ed il sentimento di un vero professionista fundraiser o più semplicemente del “mendicante” sia decisiva oltre che impegnativa su tutti i fronti. “Toccare” senza far toccare. Io lavoro con la sofferenza sottocasa e mi scontro tutti i giorni, tutte le ore e tutti i minuti con questo sentimento che rischia di diventare impotente.
    la mia testimonianza va allora nella direzione opposta: far scorgere la speranza del cambiamento attivando azioni ed interventi diversi a partire da chi vive in prima persona questa sofferenza.
    non è facile e molte volte è disarmante ma…..dormo tranquilla. E soprattutto….SOGNO!!

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