Io potrei non fare niente…che razza di giustizia è questa? Con che coraggio gli studenti sono contro la riforma dell’università?

Penso al mio mestiere, prendo uno stipendio pubblico, basso o alto che sia è pur sempre uno stipendio. Sono tenuto a fare 100 ore di lezione all’anno, altrimenti se non le faccio mi possono richiamare, ma non mi possono certo licenziare. Se mi ammalo NON devo portare certificato medico, (mia moglie sì), non ho orari, nessuno mi puo’ costringere ad andare in Facoltà, se non mi presento a lezione posso tranquillamente telefonare e dire che sono ammalato…e nessuno mi dice niente (“la prima volta che mi ammalai – mi ha detto un collega – portai il certificato medico al preside, mi guardo’ stranito e mi disse se ero impazzito”), sono in prova per tre anni, ma dopo la conferma (quasi automatica) posso smettere d pubblicare, di fare ricerca, di fare qualunque attività inerente il mio campo di studio. Nessuno mi puo’ dire niente. Posso vivere da oggi, a 42 anni, fino alla pensione NON facendo assolutamente nulla, prendendo lo stipendio (basso o alto che sia, è comunque uno stipendio) e godendo del privilegio acquisito…non è una casta questa? E noi dobbiamo continuare a sopportare una tale situazione?

Davvvero non capisco. Lo dico anche in un’intervistarecente pubblicata dal quotidiano locale.

P.s. Io comunque lavoro, faccio quasi 300 ore di lezione all’anno, sono in facoltà tutti i giorni, faccio ricerca, pubblico, mi do da fare…e non perchè “devo”, ma perchè “voglio”…

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

10 Comments

  1. Bene, Dottor Melandri; mi congratulo con lei. Mi spiega però cosa significhi tutto questo con la riforma Gelmini sull’Università? Niente altro che un programma di tagli vistosissimi che certo non intaccheranno i privilegi che lei elenca. Se sì, per favore mi dettaglia i capitoli di legge dove questo è previsto e “come”.
    Sono soltanto tagli enormi che colpiranno la base dell’università (…e molti precari che fanno davvero ricerca).
    In paesi come Germania e Francia, a livello universitario, si investe cifre ben oltre i mille euro a studente. In Italia siamo a – 400 euro.
    Le sembra davvero un’ ottima idea un programma di tagli ben oltre il miliardo in cinque anni?
    Saluti

  2. Forse è vero che si può cambiare, ma quante saranno le lettere come la tua?
    Personalmente non credo che il modo giusto per cambiare le cose sia quello che è stato adottato, tanto è vero che la tua è una voce stonata nel coro generale. Comunque …speriamo bene
    Francesco

  3. Cara Elisabetta, ma perchè i precari dell’università non se la prendono con i privilegi interni dell’università invece che con il ministro?

  4. Pienamente d’accordo con Valerio (non entrando nel dibattito sulle indicazioni Gelmini).
    Vorrei aggiungere che…:
    1) l’Università, considerata l’agenzia della formazione d’eccellenza, è il luogo dove più facilmente si può insegnare (pur sapendo ben poco)…Negli Istituti superiori devi essere anche un educatore (ed è veramente dura!), nella formazione ai manager devi essere preparatissimo…All’Università (dove ci sono studenti esclusivamente preoccupati di superare l’esame) si possono dire, a lezione, un cumulo di banalità che nessuno ti contesterà (e nessuno, avendo i mezzi per farlo, notare le potenziali lacune dei docenti). L’Università è il paradiso dei docenti che possono, tranquillamente, non leggere libri per decenni e presentarsi a lezione…almeno questo è quanto sembra accadere ora in Italia;
    2) pubblicazioni docenti: c’è qualcuno che valuta, seriamente, l’apporto scientifico delle pubblicazioni dei docenti?…o è sufficiente scrivere e basta?

  5. La cosa piu’ incredibile è che con il peggiore ministro della storia dell’università italiana (e probabilmente della Repubblica) ovvero il MInistro MUSSI, cioè il Ministro del Governo Prodi, i tagli non erano del 10 o del 20 o del 30%, erano stati TOTALI. RIPETO: TOTALI. Ovvero per due anni esatti, NON CI SONO STATI CONCORSI, PER ASSOCIATI, PER ORDINARIO, E QUALCHE CENTINAIA DI POSTI PER RICERCATORE. NULLA, nulla di nulla, tutto bloccato e stratagliato. Ma che sia chiaro, nessuno che abbia detto nulla, nessuno studente in piazza, nessuna università okkkupata. IL PRIMO provvedimento di Gelmini, è stato quello di sbloccare questo assurdo blocco, e ridare vita ai concorsi da ricercatore, associato e ordinari. Ma dimenticavo…MUssi è il buono, la Gelmini la cattiva. AH! E’ proprio vero, il mondo va alla rovescia!

  6. Non credo sia il caso di giudicare l’operato della Gelmini in relazione solo all’operato di precedenti ministri, qualunque sia il loro partito di provenienza.
    Anche volendo essere d’accordo, “è meno peggio di..” (o “è un po’ meglio di..”) non significa “è bene”. In ogni caso.

  7. Infatti il mio post non è “il giudizio sulla Gelmini”, ma “con che coraggio gli studenti sono contro questa riforma”, che significa esattamente che sono sbalordito del fatto che per due anni le cose sono andate molto peggio, ma molto molto peggio, e nessuno ha detto niente. I tagli sono in realtà dei recuperi da un blocco totale che ha allontanato dall’università tutti i giovani “dottori”. Ovvero tutti gli ex studenti che volevano in qualche modo iniziare a stare in università. Era allora che bisognava lamentarsi, non adesso in cui, finalmente, si sono riaperti i concorsi, e questa volta, sembra con le commissioni sorteggiate!! Ovvero finalmente concorsi veri!!! A me non mi sta affatto simpatica ne’ lei, ne lui, ma io cerco di guardare in faccia la realtà, al contraro di tanti. Leggete il nuovo decreto: è probabille che sia perfettibile, ma almeno è un tentativo di cambiare questa assurda situazione in cui ci si trova.

  8. Perché le università italiane sono state occupate, anzi okkupate? I motivi principali sembrano essere tre: 1. La riduzione del turn-over al 20% (assunzione di una unità ogni cinque pensionamenti) prefigurerebbe il blocco degli ingressi nell’università. 2. La riduzione del fondo di finanziamento ordinario, con il conseguente taglio dei finanziamenti della ricerca, renderebbe le università italiane ancor meno competitive sul piano internazionale. 3. La graduale trasformazione delle università in fondazioni stravolgerebbe il loro carattere pubblico.
    Alcune riflessioni. 1. Le università andavano occupate due anni fa, quando il ministro Mussi bloccò realmente le carriere del personale universitario. I dati sembrano incontrovertibili: per ogni anno del mai troppo vituperato governo del ministro Mussi (2006-08), le università hanno potuto bandire 26 posti da Professore Ordinario, 36 posti da Professore Associato, 2020 da Ricercatore; un calo drastico rispetto ai 517 Ordinari, 810 Associati e 2250 Ricercatori chiamati dalle università per ogni anno del quinquennio berlusconiano (2001-06). E sotto la Gelmini? Dato che le università hanno potuto usufruire dello sblocco dei concorsi, il risultato è sorprendente per chi sta ad ascoltare solo la piazza: al momento sono in via di svolgimento 677 posti da Professore Ordinario, 1078 da Professore Associato, 232 da Ricercatore. Il tutto in cinque mesi cinque! Sono in piazza o in una facoltà okkupata quei 1078 ricercatori che dovranno (anche) alla Gelmini il posto da professore associato? Si dirà: questa è la situazione fino ad ora, ma cosa succederà nel futuro? Per il futuro occorre anzitutto ricordare che i concorsi da ricercatore banditi grazie al fondo straordinario saranno esentati dal blocco delle assunzioni. Si tratta di 2100 posti, in linea con la tendenza degli ultimi sette anni. Poi, sul futuro più lontano c’è da trattare, tenendo presenti le ragioni del ministro, che non sono banali. E qualcuno deve dimostrare ai contribuenti italiani la necessità di ognuno dei 150 corsi di laurea che hanno meno di 15 studenti.
    2. I tagli del Fondo di Finanziamento Ordinario ci saranno. È inevitabile. Così come sono organizzate adesso, le università costano troppo, e le spese sono praticamente assorbite in via esclusiva dal personale. Chiunque viva in università può fare la conta degli sprechi. Anche il presidente della Conferenza dei Rettori, Decleva, ha riconosciuto che l’Università italiana ha bisogno di una riforma. E tuttavia, i rettori che predicano efficienza fanno fatica a contenere le spese di personale entro il 90%. È legittimo che il ministro a cui abbiamo demandato il controllo dell’operato delle 338 sedi universitarie chieda come vengono usati quei nostri soldi, in definitiva, che cosa le università “producono” (in senso ampio, non industriale, ovviamente). «La manovra di luglio – ha spiegato il senatore Giuseppe Valditara, riferendosi alla Legge 133 oggi contestata – pone il sistema universitario di fronte alla necessità di una svolta: per riempire l’otre bisogna innanzitutto tappare le falle. Per il 2009 la situazione non è drammatica: la riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario è infatti di 63.5 milioni di euro a fronte di risparmi per i bilanci universitari di 218 milioni di euro. La situazione cambia drasticamente a partire dal 2010. Occorre dunque una strategia che utilizzi il 2009 per avviare un profondo risanamento del sistema all’insegna di 3 punti chiave: trasparenza, legalità, efficienza». Alcuni rettori invece di arringare la folla scomposta degli occupanti come è successo alla Sapienza hanno proposto al ministro un patto di stabilità a fronte di un risanamento virtuoso. Forse è la strada più giusta per evitare un taglio indiscriminato a tutte gli atenei: una sorta di contrattazione individuale che spinga le università a lavorare al meglio e il ministero a tenerne conto.
    Da ultimo, i fondi per la ricerca. Le università andavano occupate un anno fa, quando Mussi faceva “saltare” i finanziamenti PRIN (Progetti di Rilevante Importanza Nazionale) per l’anno 2007, oppure quando il governo Prodi tagliava questi importantissimi fondi per la ricerca del 37%, o ancora quando in Centro Sinistra votava contro l’emendamento Valditara che innalzava di 300 euro le borse dei dottori di ricerca. Appena entrata in possesso del ministero, la Gelmini ha provveduto a dar corso ai fondi PRIN 2007, che già a luglio sono stati ripartiti per i progetti meritevoli di finanziamento. È per questo che hanno occupato le facoltà?
    3. Per la trasformazione delle università in fondazioni la cosa è ancora più semplice. Il Decreto del Presidente della Repubblica con cui venne emanato il «Regolamento per la costituzione di fondazioni universitarie di diritto privato» porta la data del 24 maggio 2001. Il Governo era presieduto dal Giuliano Amato, che deteneva ad interim anche il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica. Le università andavano occupate allora. Ora è troppo tardi, anche perché il Politecnico di Milano, l’Università di Bologna, di Venezia, di Pisa e alcune altre hanno già costituito le loro fondazioni. Prendono un sacco di soldi in più – ha detto il rettore di Pisa – , riescono a gestirlo meglio e nessuno si è accorto che abbiano perso il loro carattere pubblico.

  9. La cosa è molto semplice: non si procede ad una riforma iniziando dai finanziamenti. Questo è tassativo!
    Oltre a questo sono d’accordissimo con una riforma dell’università (decisamente no con quella della scuola primaria e secondaria; cambiamenti che, in particolare per le superiori, talvolta saranno causati non da qualche genere di politica ministeriale ma semplicemente dal previsto drastico taglio dei fondi). Io personalmente odio l’università per due cose: nessuno controlla le abilità didattiche dei docenti; i consigli di amministrazione e i senati accademici spesso propongono, e molto spesso votano, progetti assurdi totalmente discordi con la realtà del mondo esterno.
    L’università viaggia in un mondo parallelo con i sensi assopiti, come le tre scimmiette.
    Ultima cosa: a me piacerebbe che il servizio dell’università fosse paritetico in tutta Italia, ma pare che l’unico modo per estromettere i fannulloni sarà segare interamente le università “poco produttive” (i signorotti di questo paese pensano che l’unico modo di essere produttivi sia fare “pezzi di ferro”)

  10. Poldo ha ragione, ma si ricordi una cosa: a volte l’unico modo per far tornare alla ragione un drogato e’ togliergli ogni possibile sussidio economico. L’università e i suoi baronetti (non i Baroni che sono nella maggior parte persone per bene!), i suoi piccoli baronetti, sono come drogati, o gli togli ogni possibile via di acquistare la droga o finche ne hanno ne spendono…ma concordo con lei: per guarire un tossicodipendente NON basta solo togliergli i soldi… e così anche in università togliere in finanziamenti non basta!

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