Io voglio essere esattamente il contrario

Il CASO CHE MI HA FATTO RIFLETTERE:

Nel fine settimana durante una lezione uno studente, un signore sui 50 anni, mi si avvicina durante una pausa per farmi vedere il sito dell’organizzazione nonprofit di cui è presidente. Mi chiede cosa ne penso. Gli dico che non è male, che è fatto con software gratuito e open source Joomla (www.joomla.it). Questa persona sorpresa mi ha iniziato a narrare le vicende della consulenza che le hanno dato. Il preventivo della consulenza è stato di €40.000 per attività di mailing e fornitura di un nuovo sito e database relativo. A questi €40.000 sono da aggiungere €30.000 per i fornitori. Esito della campagna: i fondi raccolti, rispetto ai costi sostenuti,  sono stati pochissimi.
ALCUNE OSSERVAZIONI:

1 – Al di là della consulenza che non voglio in nessun modo giudicare (anche perchè bisognerebbe sapere meglio come sono andate le cose e sentire anche la controparte) per quanto riguarda il sito internet il costo è stato di €5.000 per installare Joomla (ci si mettono 30 min), caricare i testi già creati dall’associazione e le foto fornite. In pratica l’unico lavoro svolto dal webmaster è stato quello di realizzare un template grafico ad hoc (Joomla come WordPress ha decine di template grafici a disposizione gratuiti) e farlo per €5.000 è un po’ esagerato (oltretutto il sito non è ottimizzato per Firefox 3!!!). Ciliegina sulla torta…il webmaster non ha neppure detto a loro che il software era gratuito, non gli ha mai dato le password di accesso al sito per gestirsi le news. Inoltre Joomla è un CMS molto più complesso di WordPress ed in questo caso le esigenze dell’associazione poteva essere soddisfatte con un Cms molto più semplice da utilizzare.

2 – Questa storia mi convince ancora di più, di essere sulla strada buona e di non volere ASSOLUTAMENTE diventare niente di simile a coloro che già vanno per la maggiore nel settore. Si puo’ guadagnare,ed è anche giusto, perchè “tutti sappiamo che i soldi fanno comodo…ma qui è una questione di stile, e io non faccio così. Punto.” (come ha detto Donadoni, rinunciando alla milionaria liquidazione dopo essere stato licenziato dalla Federcalcio).

4 – Il mio ragionamento è molto semplice: nessuno obbliga a lavorare nel nonprofit; se si vuole avere meno preoccupazioni a livello etico si può sempre lavorare nel profit, dove ci sono certamente dei limiti morali ma chiaramente molto molto meno stringenti. Secondo me, pur lavorando in una logica di guadagno (come fa ad esempio anche Centrale Etica, di cui Paolo Celli è il capo e fondatore e con cui collaboro quando faccio le consulenze retribuite), si può lavorare seriamente per il settore nonprofit, ma solo se si hanno delle motivazioni di un certo tipo; altrimenti si lanci nel profit, chi ne è capace!! Cosa sta a fare qui?

5 – A volte mi chiedo: ma non è che persone che nel profit hanno fallito si buttano nel nonprofit perché c’è (forse) meno concorrenza e pensano di potere abbindolare meglio gente meno smaliziata? Se così fosse (e temo che in alcuni casi sia proprio così) si tratta di un approccio ben squallido a questo stupendo settore!

IO VOGLIO ESSERE ESATTAMENTE IL CONTRARIO

Io non voglio essere come loro, anzi il mio obbiettivo è (e ci sto arrivando piano, piano) è di guadagnare il necessario per i miei obiettivi economici con la formazione (per questo faccio poca formazione, ma ben pagata, in giro per l’Italia) e lavorare gratis per i progetti di consulenza (fare così il mio lavoro di volontariato nella consulenza).

Al momento sto seguendo gratuitamente (gratis significa senza neanche rimborso spese) queste cause:

Fondazione per l’Educazione, Forlì (ne ho seguito la creazione, fondazione, capitalizzazione, trasformazione in Onlus e ora la creazione del fondo patrimoniale)

Coperativa Sociale Tonino Setola, Le scuole la Nave, Forlì (ne sto seguendo la raccolta annuale e la raccolta straordinaria)

Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, Roma (sto seguendo, in questo caso con il rimborso delle spese di viaggio, ed insieme a Centrale Etica -che fa la maggior parte del lavoro – il progetto complessivo di raccolta fondi)

Chiesa Parrocchiale San Giuseppe Artigiano, Forlì (la costruzione di un grande centro sportivo all’interno di un quartiere forlivese nuovo, dove non esistono ancora strutture del genere)

Nutriaid, Torino (sono consigliere di amministrazione, e consiglio il responsabile del Fundraising, che è una ex-studentessa del Master, questo è l’impegno che mi porta via meno tempo…perchè per fortuna Antonella Demarchi è davvero brava!)

Che sia chiaro:

1 – per me “seguire” non significa dare un consiglietto qua e là, ogni tanto, quando capita. Significa mettere tempo, fare riunioni, scrivere documenti, rileggere bozze, ecc. Significa tanto tempo speso con i volontari e con la direzione.

2 – molte volte all’interno (o all’esterno) delle strutture ci sono persone che operano e che fanno molto e importante lavoro. Io quindi non ho nessuna intenzione di prendermi il “merito” dei successi. Lungi da me!

Ovviamente non sono un santo. In tutte le altre cause che seguo sono retribuito (ritengo in modo equo e ragionevole), così come per tutte le giornate di formazione che faccio, a Forlì o in giro per l’Italia.

Non mi nascondo certo dietro il nonprofit per guadagnare. E so benissimo, (almeno per il momento…. ) di non essere santo. Penso di dare un buon prodotto, ragionevole, equo, molte volte ben superiore alle aspettative. Continuo a spendere denaro per formarmi e per stare aggiornato (sono stato anche recentemente negli States). cerco di dare sempre “l’ultima” cosa ai miei clienti e ai miei studenti. A chi mi chiede uno sconto, molte volte lo faccio, ma non mi svendo. Mai. Piuttosto non vado. Le mie giornate di formazione, sono delle vere e proprie giornate di formulenza (formazione e consulenza) in cui mi spremo e consegno non l’antipasto, ma anche il primo e il secondo. Quando arrivo a casa molte volte sono sfatto (fisicamente) e carichissimo (mentalmente) perchè le giornate di formazione sono un “avvenimento” tutte le volte.

Come me, penso che ci siano tanti altri che lavorano allo stesso modo, e ovviamente non farò nomi di coloro che NON penso si comportino allo stesso modo, ma sono convinto che ce ne siano. Troppi.

In questo, chi ha il dovere di controllare, di far maturare, di far crescere la cultura dell’uso del consulente, è largamente responsabile.

Il Festival del fundraising, si occuperà di questo, di cultura del fundraising, e nella sua prossima edizione avrà una sessione dedicata ad “Usi e abusi del consulente”…ne riparleremo…

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

26 Comments

  1. Caro Valerio, ti seguo su tutta la linea! (Anche se spesso – facendo così – è difficile sbarcare il lunario!)
    A presto. Filippo CM

    grazie Filippo e buon lavoro

  2. ovvio che così un ente no-profit non viene aiutato, anzi.
    ma è altrettanto vero che per evitare certe “truffe” basta a volte solo un pò di informazione e formazione.

    Best regards
    JD

  3. Ovviamente non si può che concordare con il tuo punto di vista. Aggiungerei che il lavoro nel non profit ha una particolarità: chi lavora senza etica fa più danni di chiunque lavori immoralmente nel profit.
    Forse si potrebbe fare qualcosa per arginare il fenomeno delle cattive consulenze: garantire maggiore trasparenza. Se i bravi consulenti e le associazioni di categoria rendessero pubblici i costi e le “buone pratiche” di lavoro, molte associazioni in erba avrebbero almeno dei parametri da cui partire e con cui confrontarsi.

  4. Sicuramente consulente e Presidente non sono adatti all’ambiente no-profit. Tuttavia considerando l’ingente somma voglio spezzare una lancia in favore del Presidente in quanto potrebbe essere stato abbagliato da famose società o consulenti.
    Quindi mi ricollego al precedente commento nel punto della trasparenza quale Presidente andrebbe a sbandierare l’errore ?
    E quale fundraiser direbbe che un suo collega oppure una società di consulenza non lavora secondo i principali standard etici di questo settore ?
    Si può conoscere il link dell’associazione ? Potrebbe servire per non commettere simili errori.
    ciao Dante

    caro dante non è mio obiettivo discutere di quel o quell’altro consulente, ho un solo obiettivo: contribuire alle buone pratiche

  5. ciao dante, io non direi che consulente e presidente non sono adatti al nonprofit. Il presidente perchè non può un presidente oltre a dover essere un bravo manager anche essere un fundraiser a tutto tondo. Sul consulente mi ricollego invece a quanto detto da Tiziano, mettiamo online quanto costa un consulente e quanto raccoglie per l’organizzazione. So che questa è una ipotesi provocaatoria e vuole essere solamente questo però ogni tanto andrebbe fatto. Ad esempio: un sito internet nuovo quanti nuovi utenti in più mi porta, quanti iscritti nuovi alla newsletter mi porta? Si chiama ROI (indice di ritorno sul capitale investito) http://it.wikipedia.org/wiki/Return_on_investment

  6. I ruba galline (in questo caso la gallina è proprio grossa..) ci sono e ci saranno sempre. Puoi creare tutti gli ordini professionali, i codici etici o comportamentali ma ci sarà sempre il furbo “collega” di turno che invece di prendere un uovo (la giusta paga), se ne andrà con tutto il pollaio….Per fortuna la concorrenza non manca e molti che mi chiedono consulenza mi dicono che sono stati e che andranno anche da altri colleghi e fanno bene!
    Secondo me chi promette la luna e le stelle o è bravissimo o è un avventuriero e storie come quella raccontate dal prof. Melandri non hanno nulla di nuovo (purtroppo) ma tanto di vero.
    RP

  7. Questo è il Melandri che mi piace!

    caro luciano, grazie, e grazie di esserti proposto nel comitato sceintifico del festival del fundraising. candidatura, che, lo voglio dire pubblicamente, ci onora. Tu non sei un santo (come non lo sono io), ma almeno ci provi! Ovviamente sei accettato nella categoria consulente del comitato scientifico del festival (VM)

  8. Sono perfettamente d’accordo con te. Purtroppo realtà come questa sono sempre più numerose. Se può servire per informazione, pur non avendo mai parlato tra noi di questo argomento,anch’io, nel mio piccolo, sto cercando di procedere come te. Anch’io mi sostengo molto con la formazione, con la consulenza in comunicazione e organizzazione eventi nel profit e seguo due stimolanti progetti di fund raising a puro titolo gratuito. Per ora va bene così…e quando veramente la cultura dell’uso del consulente nel non profit sarà recepita in maniera corretta allora tornerò anch’io forse a fare quello che facevo prima.

    Annalisa Lalumera

    Cosa vuoi, siamo in un regime di oligopolio, in Italia gli stessi governano in politica e nelle organizzazioni di categoria da sempre e sempre gli stessi. Siamo un paese in cui se non hai almeno 60 anni non sei degno nemmeno di slacciare le scarpe all’usciere del Comune. Nel Comune in cui vivo, non uoi nemmeno ipotizzare l’assessore se non hai fatto almeno 20 anni di partito fedele e fedelissimo, non puoi pensare di essere sindaco se non hai almeno 70 anni…e il mondo del fundraising? E’ lo specchio esatto della cultura italiana. Io non sono un giovanilista e un cambiamentista a tutti i costi, ma insomma!!!
    A volte per fare carriera si ineggia al cambiamento, io spero di essere uno che usa la sua carriera per fare il cambiamento.

  9. (ricevo da una persona che vive con me e che non sono i miei figli…) e pubblico…

    “Bello l’ultimo articolo che hai scritto sul blog “io voglio essere esattamente il contrario”.
    Mi sono quasi commossa, perchè una pensa che tu stia esagerando, ma invece sei proprio così.
    Ma la cosa che mi commuove di più è che non lo fai per un “giudizio”, ma solo perchè ci credi veramente.
    Ciao bello, e poi non dire che non ti valorizzo………… tu non lo sai ma io leggo sempre con grande interesse il tuo blog….. tutti i giorni.
    Anzi devo dirti che mi erò un po’ stancata di restare ferma sull’articolo della partenza per l’Austria.

    Ciao. Ciao.”

  10. Buongiorno Valerio, un saluto a tutti quelli che hanno commentato.

    giusto per capire meglio la questione: quanto potrebbe costare una consulenza per la creazione di un sito con joomla?

  11. Grazie Prof. Melandri per questo importante articolo!
    Io la seguo sempre attraveso il blog perchè noto con piacere che c’è sempre da imparare qualcosa o d’acquisire ottimi consigli da lei e da tutti i “frequentatori” del blog.
    Io, giovane fundraiser, dopo circa 2 anni di “apprendistato” presso una coop sociale sto per fare la scelta di intraprendere la strada del consulente.
    Al riguardo, la mia esperienza di volontario in varie organizzazioni nn può fare altro che invogliarmi in futuro a battermi affinchè l’eticità che si respira nel terzo settore italiano non venga inquinata da persone che pensano solo al loro tornaconto personale…
    Grazie a tutti e buona giornata!

  12. ciao fabrizio, per realizzare un sito le variabili sono tante, non è solo fare un sito con Joomla (o qualsiasi altro Cms) ma se è necessario integrarlo con altre funzioni: donazioni online, gestione database e newsletter etc. Comunque per esperienza ti posso dire che per esperienze dirette con bravi webmaster un buon sito (con una bella grafica magari derivata da un template scelto fra quelli gratis di Joomla, WordPress, Drupal) viene realizzato anche con la metà del costo di quello citato in questo articolo di Melandri ed almeno ottimizzato per tutti i browser come non mi pare fosse quello citato. ciao francesco

  13. Due righe sui vari post scritti:
    – Caro Francesco: qualcuno all’interno della no-profit in questione deve avere la responsabilità del consulente messo a contratto. Quindi il Presidente è tra questi e se non si intende di fundraising prima di firmare certi contratti dovrebbe essere molto attento in quanto sai perfettamente che il danno non è solo economico ma sociale; quante persone avresti aiutato con quel denaro ? O meglio quante persona stanno peggio perché quel denaro non c’è più ? Quindi mi permetto di aggiungere che hai ragione ! Quel Presidente non è adatto al no-profit diciamo che non dovrebbe farlo in assoluto !
    – Quanto potrebbe costare una consulenza per la creazione di un sito con joomla?
    Premetto che non amo particolarmente siti con CMS free perché molto spesso la personalizzazione non è tra le più efficaci tuttavia ritengo che rappresentino un’ottima opportunità. Al contrario di molti, io non ho problemi a fare prezzi e ti posso dire che un sito (non con CMS) free quindi statico (in HTML) ma personalizzato e con le classiche sezioni: chi siamo, dove siamo, attività, documenti, contattaci e lo spazio multimediale ti costerebbe 700/900 euro più Iva a seconda della personalizzazione ad esempio l’introduzione della possibilità di ricevere donazioni prevede pagine aggiuntive oppure immagini in formato flash. A sito ultimato puoi decidere di tenerti il codice oppure di farlo gestire ed in questo caso la gestione di aggiormamenti base potrebbe costarti 500/700 euro all’anno prezzo che ritengo onestissimo. Personalmente consiglio di formare una persona interna che si occupi della totale gestione del sito e del blog, creato con prodotti opensource, che consiglio sempre di realizzare in quanto permette di essere il vostro vero strumento di comunicazione con i vostri sostenitori, in pratica il blog è la casa degli amici dell’Associazione. Per quanto riguarda i siti con CMS free sconsiglio vivamente di farseli fare da società, ma piuttosto di formare del personale dell’Associazione, sia tecnicamente che strategicamente, che provvederà a realizzarlo. Se volessi fare un portale personalizzato con base dati in MySql o meglio con PostgreSQL i prezzi potrebbero essere da 5000 a 15000 euro in base alle necessità, in questo caso avresti la completa gestione del sito: news, immagini, filmati, aggiornamento link tutto come CMS free ma molto più perforanti e personalizzabili (un esempio http://www.coopi.org/it/home/) con la differenza che il seguente sito è stato realizzato da Accenture e non oso dirvi quanto potrebbe costarvi. Se hai una buona idea e strategia sulla realizzazione del sito puoi rivolgerti a piccole società informatiche locali senza passare da blasonate società che hanno prezzi esorbitanti. Ricordati che per creare una pagina Web si deve scrivere del codice usando un ambienti di sviluppo e questi strumenti non sono particolarmente costosi. Per quanto riguarda la post produzioni di filmati spot (fino a 2 minuti) in formato flash per il Web puoi spendere dalle 300 alle 500 euro se utilizzi tue immagini e tue idee. Per montaggi video passi dalle 1000 euro in su e dipende da moltissimi fattori di cui potremmo parlarne prossimamente, è tuttavia necessario considerare che in questo caso stai entrando in un settore altamente costoso e di nicchia quindi i prezzi sono maggiori. Tuttavia, in alcuni casi, filmati realizzati in “casa” e presentati sul forum hanno sono un’ottimo strumento per farsi conoscere, soprattutto se parcheggiati anche in quel minestrone di YouTube.
    Concludo: nessun consulente può sostituire un’ottima formazione del personale interno all’Associazione no-profit e le spese affrontate da “Presidente” sono eccessive.
    Non posso esprimermi sull’attività di mailing perché non sono particolarmente preparato. Una precisazione importante: i prezzi scritti in precedenza non intendono fare nessun genere di pubblicità o proporre nessuna offerta, essi sono puramente indicativi ed usati solo perché la discussione nel blog lo richiedeva come esempio.
    Accidenti ! Ho scritto più di due righe 🙂

  14. grazie dante, una cosa: magari Accenture il sito a Coopi lo ha donato. Chissà se Francesco Quistelli ne sa qualcosa. ciao francesco

  15. Ciao, nessun altro ha prezzi da fare ?
    Inutile mantenere segreti, tempo fa sono stati pubblicati i redditi on line 🙂
    ciao D

  16. Ciao Valerio,
    post molto “inteso” e sentito. Voglio solo sottolineare che anche io penso che la formazione e la creazione di uno staff competente interno a una onp faccia davvero la differenza e sia un obiettivo primario. Questo pressupone grande lungimiranza da parte del board dell’organizzazione, perchè ci vuole tempo e denaro per mettere in piedi un team efficiente ed efficace di raccolta fondi. I consulenti strategici e/o di servizi specifici (io lo sono stato per 5 anni) sono utili solo se dall’altra parte c’è un cliente “giusto” ossia capace di rendere effettivi ed efficaci le attività di cosnulenza, è sempre una partita doppia. Spetta all’onestà di un consulente capire dove fermarsi e con chi lavorare. Ma anche il cliente va educato alla consulenza (leggi al miglior utilizzo della consulenza). In ogni modo credo sempre che il mercato abbia ragione: se un’azienda è florida da molto tempo allora funziona, se no…Affidarsi al mercato mi sembra la soluzione migliore affinchè il mercato della consulenza migliori se stesso sempre di più.

    Ti rimgrazio per aver citato il sito di COOPI, in realtà non abbiamo speso un euro: il cms è stato realizzato gratuitamente da parte di Accenture, anche questo è fundraising. E tra qualche settimana online la nuova versione del sito…

    Sui costi di fundraising qualche tempo fa ho scritto un post, magari torna utile http://quistelliblog.wordpress.com/2008/03/16/i-costi-della-raccolta-fondi-voce-per-voce/

    Ciao e a presto, spero di vederti per parlare del prossimo Festival!
    Francesco

  17. Per un portale joomla ben fatto i prezzi vanno da 2milaEUR(semplice ben fatto, con grafica personalizzatissima) a 5milaEUR (per cliente dalle esigenze complesse, tipo restyle di un grandissimo sito oppure creazione di estensioni personalizzate).

    Quello che consiglio sempre è di destinare una parte del budget all’assistenza e alle realizzazioni post-deploy. E’ da quando va online il sito che chi lo gestisce comincia a rendersi veramente conto di quali siano le esigenze del sito stesso, quali le necessità di aggiornamento e di modifica e quali i cambiamenti che si sarebbero voluti fare, a quel punto però per molti il budget è già stato consumato ;(
    Per esperienza i siti di piccole e medie no-profit che funzionano sono quelli in cui chi segue lo sviluppo del sito, all’interno della noprofit, lo fa con passione e con costanza, i siti devono essere un organismo vivo, in continua evoluzione. Spesso sviluppiamo il sito solo per un ipotetico utente che, secondo noi, viene a trovarci solo per sapere “chi siamo, cosa facciamo, dove trovarci, contattaci :))”, mentre è il contrario, il nostro primo utente è chi già ci conosce e torna a trovarci e noi dobbiamo avere sempre qualcosa da dirgli (novità, eventi, iniziative). Sto divagando…

    Per tornare al tema, se fossi una no-profit (per una volta faccio un bagno d’umiltà e mi calo nei panni dei clienti), invece di farmi fare un preventivo per lo SVILUPPO di un sito, visto che un sito ormai ce l’hanno tutti, mi farei fare un preventivo per la GESTIONE E LA TRESFORMAZIONE di un sito (per esempio 300euro/mese) in questo modo otterrei tre risultati fondamentali:
    – il sito viene seguito costantemente e non abbandonato subito dopo la realizzazione
    – il consulente/agenzia è sempre sulla corda perchè deve ottenere il rinnovo (mensile, trimestrale o semestrale) e quindi si impegna di più facendo cose che servano veramente alla noprofit
    – i costi del sito sono legati al rendimento del sito stesso, il rapporto di collaborazione prosegue fino a quando si rivela efficace.

  18. caro Locatelli, l’ultima parte del suo posta va esattamente nella direzione che auspico: maggior specificità, campi piu’ delimitati, definizione esatta del contratto e del campo di azione. ma per far questo occorre sapere le logiche e quindi occore una buona formazione-informazione. Grazie per le sue prezione informazini!
    saluti

  19. Bravo Francesco,
    Da Americano devo dire che il proprio concetto di “Consulenza FundRaising” mi è molto estraneo. Visto che ci vuole molto tempo a trovare e curare contatti che sono disponible una cifra minima cosa può offrire un consulente di sei mesi?
    Il fundraiser è una figura STABILE nell’organizzazione ed è un investimento per la crescita per qualsiasi ONG. Nonostante tutte le chiacchere delle necessità del FR in Italia sono pochi che ancora capsicono come funziona nonostante l’abbondanza dell’informazione sulla materia.

  20. caro Valerio,
    il numero e il tono dei commenti a questo tuo intenso post parlano da soli, credo.
    ho atteso un po’ prima di lasciare una traccia anche del mio “passaggio”, per capire se, rilleggendolo dopo qualche giorno, il post avrebbe avuto su di me lo stesso dirompente effetto della prima volta.
    funziona! che grande carica mi ha trasmesso!
    che grande voglia di andare avanti per questa strada!
    concordo con te e ti ringrazio di cuore, Valerio.

  21. Caro prof. quanto hai ragione! ti seguo da quando nn so quanti anni fa facevi i corsi alla scuola delle Misericordie….(ti ricordi?) e ahimè sono tanti, per tornare all’argomento sono perfettamente d’accordo credo che fare fundaraising possa essere paragonato al lavoro di consulente finanziario… se non sei onesto sai quante persone puoi fregare??? te lo dice un bancario (nelle bcc) che si è sempre comportato correttamente cercando prima di consigliare di capire il profilo di rischio, il profilo temporale e solo dopo offrire una consulenza…..mi sbaglio?
    fare fundaraising penso sia uno dei lavori più belli perchè se la fai seriamente ti permette di entrare in contatto con l’essenza dell’associazione, entrarne in perfetta sintonia ed anche migliorarla…. il tuo passaggio può lasciare un’impronta positiva, creare un cambio di rotta definitivo. Un caro saluto e spero a presto.
    Alessandro

    Caro Alessandro, identificati!!! Mi piacerebbe davvero reincontrarti e capire chi sei…mi ricordo molto bene dei corsi di fundraising alle Misericordie (ma stiamo parlando di piu’ di 10 anni fa???) Cavoli come passa il tempo! Un salutone e mi fa piacere sentirti!
    vm

  22. Io credo che sarà il mercato, se non viziato da influenze o aiuti esterni, a fare il suo tempo. I bravi consulenti rimarranno, quelli che non raccolgono fondi o non creano buoni risultati verranno isolati dal mercato. Idem per quanto riguarda la formazione nel fundraising.

  23. Ho fatto qualche commento qua e la’ nei post che avete messo. Su chi non ho commentato è perche’ il commento era autoesplicativo e non necessitava di altre aggiunte e nella maggior parte condivisibile in pieno. Grazie, grazie davvero e ovviamente mi aspetto altre risposte!
    vm

  24. Caro Prof Melandri mi piacerebbe incontrarla per condividere molti dei temi affrontati in qs blog edancora di più capire ,attreverso il mio percorso da professionista all’interno di aziende profit,come potere creare valore nel non profit alla luce del mio nuovo incarico come found raiser.Adesso vorrei rispolverare uno dei più interessanti corsi seguiti da me a Bertinoro sulle tecniche base per il found raising.
    Sono disposto ad incontrarla presso la sua università oppure anche a Roma O Milano dove vado spesso per lavoro.
    cordialmente,
    fabio lo grande(347-2197826)

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