Vale la pena continuare?

Vi invio due testimonianze di due ex-studenti del Master in Fund Raising “nude e crude” da leggere e se volete da commentare. La domanda finale a cui cerco di dare risposta è: “Vale la pena continuare ad essere fundraiser anche se…

La prima testimonianza

Faccio progettazione su bandi presso un cliente e raccolta fondi con l’altro. Purtroppo mancano i budget perchè manca una cultura anglosassone del no profit: si vogliono i soldi senza investirli, senza rischiare, senza cambiare immagine, senza mettersi in gioco. In questi sei, sette anni mi è sembrato di vivere tutte le resistenze organizzative che avevo visto durante il corso di laurea: potrei fare case studies all’infinito.

Introdurre una cultura di mercato nel terzo settore assistito pubblicamente è la svolta
ancora da compiere, dal mio punto di vista. Senza contare l’assenza di un mercato del lavoro degno di tale nome: io lavoro grazie a conoscenze, in senso buono, ma sempre conoscenze che hanno generato fiducia e senso di appartenenza nelle persone che mi danno da lavorare. Il master è stato un punto a favore, ma mai sono stati valutati i risultati.

Bene, non so quanto questa riflessione/testimonianza di getto ti possa essere utile, ma ti prego di prenderla come un piccolo segno di apprezzamento ed incoraggiamento.
Ciao.

Il treno delle opportunità

La seconda testimonianza

Cari colleghi,
in un anno e 4 mesi di esperienza come fund raiser posso dire di averdedicato me stessa in questo lavoro, appassionatamente e con grande motivazione.
Grazie a me l’Associazione ha raccolto 35.000 euro nel 2007: il mailing per il tesseramento è andato molto bene, la cena di gala idem, la lotteria di beneficenza lo stesso. Altre iniziative secondarie che ho portato avanti sono state la vendita delle uova di Pasqua, un paio di sponsorizzazioni sociali/sportive, la creazione e la messa a punto di un database in access che da 300 è arrivato a 6.600 indirizzi; le uscite sulla stampa locale, le bomboniere solidali e il Cinque per Mille che ha portato 36.000 euro.
Sono riuscita a creare nuovi donatori e a fidelizzare quelli esistenti, ho messo a punto per la prima volta una raccolta fondi strutturata, partendo dal piano strategico di fund raising. Il mio apporto è stato enorme e, nonostante precedenti tentativi di rivolgersi a consulenti esterni siano andati a monte, ritendo di aver dato una svolta nel luogo dove ho svolto lo stage.
4 mesi di stage, 6 mesi di tirocinio e 6 mesi di co.co.pro. La mia busta paga di dicembre, percepita stamattina, è di soli 488,95 euro.
Vale la pena continuare?

La mia risposta

Si, si vale la pena. Il risultato c’e’ stato, l’impegno, la voglia, la motivazione anche. Puoi solo migliorare e migliorerai. Bisogna aver la pazienza di aspettare, specie in questo momento storico, ma poi l’effetto rebound (rimbalzo) arriverà, ne sono convinto. Magari non in quella organizzazione, magari in altre, ma arriverà. Il gusto di rendere giustizia al mondo, non deve abbandonarti. Le carriere professionali dei ragionieri sono fatte così: 100 oggi, 110 fra un anno, 120 fra due anni, 130 fra tre anni e così via; le carriere professionali dei fundraiser sono molto di piu’ fatte in questo modo: 12 oggi, 8 fra un anno, 11 fra due anni, 400 fra tre anni, 320 fra quattro anni, 500 fra cinque anni, e così via. Occorre decidere il da farsi, compatibilmente con i propri desideri e le proprie possibilità. Sono qua, per qualunque cosa. VM

[Foto di confusedivision sotto licenza creative commons]

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

20 Comments

  1. Continuare, continuare e ancora continuare. Sono sicuro che la strada giusta sia questa. Più siamo e più nel futuro (mi auguro più prossimo) avremo la possibilità di far valere la nostra professionalità. Non abbandonate i vostri sogni, continuate a coltivarli. Anch’io mi sono buttato in questa avventura e ne è valsa la pena. In bocca al lupo e non mollate.
    Alessandro Crespi

  2. Buona sera professore. Forse lei si ricorda ancora di me. Sono una delle due CipCiop (così lei ci chiamava)del corso Talenti di Padova. Mi sono iscritta al suo sito per mantenermi aggiornata e per non sentirmi sola in questo meraviglioso, ma talvolta demotivante, lavoro di found raising. Non ho la possibilità di fare molta ricerca fondi, ma la mia testa elabora in continuazione proposte, idee, progetti per migliorare le entrate delle nostre opere scolastiche e non. Anche se non sempre (a causa del lavoro e del poco tempo)riesco ad attuare quanto desidererei , non voglio frenare la creatività stimolata dal corso talenti, perchè mi permette di essere sempre pronta a sfornare nuove idee per raccogliere qualche contributo. Nel 2007 ho fatto due piccolissime raccolte fondi una di 6.000,00 (ha coperto tutte le nostre necessità per l’evento programmato) e una di 9.420,00 € (circa l’80% di quanto sarebbe stato necessario raccogliere). Non sono grandi cose, ma sappiamo che il mare è fatto di tante piccole gocce…
    Grazie professore per l’entusiasmo con cui propone l’attività di found raising; stimola anche noi a continuare con fiducia anche quando sembra tutto inutile.
    Grazie anche per l’aiuto che mi ha dato correggendomi la bozza della lettera di richiesta contributo.

  3. Io direi: “resistere, resistere, resistere” cambierà questa ignoranza del fundraising, questa cultura del “faccio del bene e per cui devi darmi dei fondi od una donazione (non importa poi come il “bene” viene fatto, cambierà e voi che avete scritto queste testimonianze su questo blog sarete fra colori che avranno contribuito a questo cambiamento epocale nel nonprofit italiano. Arriverà

  4. Vale sicuramente la pena. Oggi è il mio 34° compleanno, da circa due anni sono fundraiser e rispetto a due anni fa sono molto più felice e serena con me stessa perchè so’ cosa voglio fare. Alcuni giorni è difficile tra l’ansia da prestazione e referenti scettici sulla materia e la professione. Ma i risultati arrivano, soprattutto sul lato umano. E ancor più arrivano le soddisfazioni nel vedere i progetti, piccoli o grandi che siano, realizzati. Il nonprofit italiano sta cambiando, anche a livello territoriale. Perchè resistere? Per osservare come si sono aiutati gli enti a maturare una nuova percezione del fund raising e soprattutto nell’aver dimostrato con i fatti (e un poco di tecnica) che un loro sviluppo e una loro crescita sono possibili.

  5. Cara “seconda testimonianza” il mio percorso è stato molto simile al tuo…nel 2007 ho raccolto €70.000 e €27.000 con il 5×1000…mi è stato detto dall’associazione che il fund raising non ha portato nulla, non è fatto bene, c’è chi lo fa meglio di te, ecc.ecc. Neanche un grazie o un incoraggiamento o un complimento…solo meschine critiche!!!io sono felicissima!!!perchè? Perchè i vecchi donatori continuano a donare e perchè mi telefonano per dirmi grazie,perchè sono arrivati tanti altri donatori col mailing di Natale, perchè credere che ci sia gente che come te lotta senza mollare ti fa sorridere,perchè il no profit sta crescendo sul…PROFIT!!!Alessandra

  6. ciao alessandra, mi piacerebbe sapere se queste persone che ti hanno criticato hanno mai fatto veramente fundraising. E’ una curiosita’ perche’ spesso le critiche giungono da chi non ha mai fatto veramente fundraising e neppure si e’ mai informato leggendo un libro o qualche articolo.

  7. Se ci credi, non mollare…Le critiche non mancheranno mai. Se poi fai delle melandrate, allora va ancora meglio…

    Neruda ha scritto una poesia bellissima..eccone un pezzetto:
    “….Muore lentamente chi evita una passione,chi preferisce nero su bianco ed i puntini sugli i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti….”

    In bocca al lupo!

    Raffaele PICILLI

  8. Ciao,
    voglio prende spunto dalla seconda testimonianza ed aggiungermi al coro di coloro che ti consiglia di continuare, perché ritengo che sia la strada giusta. Tuttavia credo che siano necessarie alcune considerazioni.
    Dalla seconda testimonianza non si capiscono alcuni particolari per cui le mie considerazioni possono essere del tutto errate. Ipotizzando che il fund raiser sia ad un primo impiego; in questo caso, la retribuzione di 488 Euro potrebbe essere accettabile perchè:
    1) permette al neo fund raiser di fare esperienza.
    2) Consideriamo l’ONP in cui lavora il neo fund raiser. Essa raccoglie 71.000 euro all’anno, se decidesse di assumere a tempo in/determinato un dipendente con uno stipendio di 1000 euro mensili, alla fine dell’anno con i contributi ecc. potrebbe costare circa:
    1.000 x 13 mensilità = 13.000 contributi vari credo almeno 20.000 euro
    E’ evidente che l’ipotetica ONP non può permettersi una simile spesa anche se l’operato del fund raiser è stato ottimo. Che fare? Difficile dare suggerimenti ! Di certo il nostro neo fund raiser non potrebbe permettersi di prendersi una casa in affitto ne tanto meno di “metere su famiglia” oppure dopo tanto lavoro di ipotizzare un roseo futuro. Quindi non mi sento di gridarti un “resistere” ad oltranza. Il mio modesto consiglio è quello di perseverare cercando di dare sempre il massimo per l’associazione in cui lavori ed in quello in cui credi, tuttavia il tuo lavoro non deve trasformarsi solo in “missione” dove il molto sacrificio per una causa possa precluderti il giusto riconoscimento morale ed economico che ti possa permettere di vivere gli altri bellissimi ed innumerevoli momenti della vita esterni all’attività lavorativa.
    Ciao D

  9. Ciao “seconda testimonianza” anche se sarebbe meglio sapere il nome, comunque sia. Se pur con ritardo desidero commentrae questa tua testimonianza, anzi tutto per dare atto del coraggio dimostrato nel dichiarare (denunciare?) il atto, che credimi, è molto più difuso di quanto non si crea.
    La mia esperienza, è da qualche anno che mi occupo di fund raising e da 26 anni di nonprofit, mi suggerisce di darti questo semplice consiglio: certo che vale la pena di continuare, ma non in quella organizzazione!!! Nonostante quello che dice Dante, con il quale concordo in parte, credo ci sia un minimo sotto il quale non sia dignitoso trattare le persone, e 488 euro per un mese di lavoro sta sotto questa soglia. Se una organizzaizone non può (io ritengo NON VUOLE o NON CREDE nel und raising) semplicemente non lo fa! Perchè quel rischio e quel “conto lo deve pagare qualcun’altro? Non sono d’accordo su questo. Il nostro amato nonprofit, non sempre è all’altezza del proprio ruolo e della propria reputazione. E anche noi fundraiser sarebbe tempo che cominciassimo a snocciolare qualche numero rispetto ai nostri compensi. Il sottscitto, per esempio,fund raiser in libera professione, ha dichiarato nel 2006 redditi lordi per 45.686,00 Euro. Sono tanti? Sono pochi? dipende dalle asettative e dagli obiettivi di ognuno, io li ritengo sufficienti, ma mi piacerebbe confrontarmi anche con altri clleghi. Ma sul parlar di denaro, i tabù non li hanno solo gli altri! Quindi, cara “seconda testimonianza”, ritengo che per i fundraiser ci sia ancora molto spazio e grandi opportunità, ma non “a qualsiasi prezzo”.

    Buona fortuna

  10. Gentile Zanin,
    sono perfettamente d’accordo con il tuo intervento!
    Voglio precisare che concordo con il fatto che 448 Euro mensili siano uno stipendio improponibile nel rispetto del lavoratore. Tuttavia, il mio ragionamento, partiva dalla supposizione che il neo fund raiser avrebbe dovuto sapere cosa percepiva come stipendio prima di vedere la busta paga; a meno che non avesse accettato una proposta di lavoro senza sapere l’ammontare del suo stipendio.
    Pur non condividendo l’offerta economica proposta dall’Organizzazione, essa fa bene ad assumere il neo fund raiser se quest’ultimo accetta di lavorare per lei per quelle cifre.
    Quindi se fossi stato disoccupato, avrei accettato l’impiego e l’avrei svolto nen migliore dei modi, ma avrei anche avuto la consapevolezza che sicuramente alla prima occasione avrei accettato un’offerta di impiego più vantaggiosa di un’altra Organizzazione.
    Ciao Dante

  11. Salve a tutti,
    mi sembrava giusto lasciare un commento riguardo all’interessante discussione. Mi chiamo Antonio è sono un neo fundraiser che da un anno ha iniziato un percorso di collaborazione con una cooperativa sociale inizialmente come volontario, ma adesso intenderei proseguire il percorso professionale come personale retribuito.
    Dalle mie parti, in Calabria, ho potuto notare come il lavoro del fundraiser ancora non sia considerato come importante per il reperimento di fondi utili alla vita di un’organizzazione, perchè la realtà del sociale si è legata alla logica del finanziamento pubblico…
    Nel mio caso, nonostante il mio Presidente sia una persona che sta al passo con i tempi, quando ho proposto le mie strategie di raccolta ho sempre incontrato molto scetticismo da parte di componenti della coop…
    Comunque, io penso che bisogna continuare perchè alla fine chiunque nel proprio lavoro troverà resistenze e nel nostro caso di fundraiser solo il nostro operare potrà cambiare il modo pensare delle molte persone che ancora sono scettiche sul ruolo che ogni fundraiser ricopre nella propria organizzazione.
    Per i numeri, alla prima partecipazione della coop al 5 per mille lo scorso anno, dopo i miei tanti incoraggiamenti si è in previsione di incassare poco più di 11.000 euro, inoltre ad un mese dalla partenza di una raccolta fondi per l’acquisto di un pulmino per i bambini della casa famiglia, rivolta alle imprese e a professionisti, abbiamo raccolto circa 5.000 euro. Che ne pensate? Alla fine, l’impegno penso stia pagando…
    Quindi, continuare e continuare nel nostro impegno per cambiare in meglio questo benedetto mondo…

  12. Ciao Antonio,
    sicuramente stai svolgendo un ottimo lavoro, ma l’animata discussione è maggiormente rivolta ai due spunti iniziali e soprattutto sulla retribuzione mensile. Bene il tuo lavoro, bene continuare, ma cosa faresti se la tua retribuzione mensile fosse di 488,95 euro ?
    Ciao D

  13. Ciao Dante, sulla retribuzione non ho osato intervenire perchè il mio ragionamento era maggiomente improntato sul vale la pena continuare in riferimento alle difficoltà e alle diffidenze che i neo fundraiser incontrano inizialmente…
    Ora oerò posso dirti la mia riguardo la problematica retribuzione, anke io sono daccordo che 488,95 euro sono davvero poco se paragonate al lavoro svolto dalla nostra “collega”, infatti, è giusto a questo punto continuare da un’altra parte la propria missione di fundraiser…
    Io ad esempio, dopo un hanno di esperienza fatta come volontario, spero di riuscire ad entrare a far parte della cooperativa con il mio ruolo di fundraiser e con un compenso degno del lavoro che svolgerò in futuro.
    Invece, se si verificherà per me una ipotesi negativa in fatto di contrattazione per una giusta retribuzione, allora anche io mi sposterò altrove per dimostrare che vale la pena continuare per la propria strada…

    By Antonio

  14. GRAZIE a tutti per i Vostricommenti! Non pensavo che una mail di “sfogo” inviata al direttore del Master potesse diventare spunto di riflessione per tanta gente!
    “I risultati arrivano, soprattutto sul lato umano”, Guya, non lo metto in dubbio, sono soddisfattissima del mio lavoro!
    “I vecchi donatori continuano a donare”, Alessandra, l’ho constatato anche io!
    Anch’io ho iniziato come volontaria, Atonio, stage, tirocinio, esperienza inizialmente non retribuita.
    “L’ipotetica ONP non può permettersi una simile spesa anche se l’operato del fund raiser è stato ottimo.” Grazie Dante, è proprio così.
    Non può, e forse non vuole, investire su persone valide, dimostrando di non voler crescere.
    Ho fatto un colloquio con la Fondazione Merloni, qui nelle Marche molto famosa, ammirava il mio brillante curriculum ed ha commentato “mi dispiace per la società (per il non profit), non possiamo che offrirle una collaborazione di qualche mese”… Per altre grandi ONP, invece, molto più strutturate, tipo la Lega del Filo d’Oro, non ho sufficiente esperienza.
    Il 7 febbraio sono stata al Career Day a Bologna: un giorno sprecato per sentirmi dire dalle aziende presenti “non abbiamo posizioni aperte”, “cerchiamo solo ingegneri”, “bisogna che si candida online”… ottimo incrocio domanda-offerta di lavoro! La tristezza nel vedere centinaia e centinaia di laureati disoccupati come me (dato che con un contratto di 488,95€ non raggiungo la soglia minima per essere considerata occupata ed ogni 6 mesi sto rinnovando la mia disoccupazione al centro per l’impiego). Sarà un periodo? Tranquilli, miei consiglieri, non mollo, continuo imperterrita a fare domande di lavoro ovunque, dicono che ho un brillante CV Studiorum e 1 anno e 4 mesi di fund raising, ma offrono solo ulteriore esperienza, stage o qualche mese di collaborazione…

  15. Ciao,io sono solo un giovane studente iscritto alla triennale e attualmente tirocinante presso una coop.sociale di livello territoriale.
    Senza aver mai fatto niente in precedenza in questo campo chi mi dovrebbe seguire mi ha detto :Fai Fund Raising…lasciandomi praticamente solo a me stesso,quasi fossi un profeta.
    Fatico molto a coinvogerli e a fargli capire che oltre ad essere un ragazzo di 22 anni senza esperienza non posso fare molto senza il loro aiuto.
    Ho si qualche idea,ma dal punto di vista strettamente teorico e non dal punto di vista pratico e della messa in atto.
    Vi siete trovati anche voi in questa situazione?Come vi siete comportati?Che consigli mi dareste?Grazie in anticipo…
    Simone

  16. Ciao Simone, che dire? La tua situazione mi pare spesso di averla già sentita da altre persone. Prendi e fai fundraising…come se il fund raising non fosse, come dovrebbe essere, una pratica che coinvolge tutta l’organizzazione. Nel sito che curo http://www.fundraising.it cerco proprio di far passare questo concetto ovvero che nel fundraising non esiste il fundraiser che raccoglie “magicamente” fondi, ma anche una organizzazione che lo supporta, che crede nel fundraising. Prima di tutto, siccome il fundraising è una delle funzioni chiave di una onp ti consiglio di farti mettere nero su bianco le mansioni del tuo tirocinio (il fundraising non è un tuttofare..anche se a volte ci si è costretti), poi cercherei di far capire (e so che non è facile) che i fondi non si raccolgono dicendo fai fundraising, ma con la partecipazione di tutti i soci della cooperativa. Fai una prova: chiedi a chi ti ha detto “fai fundraising” se è disposto a donare ed attendi la risposta…poi magari riscrivi qua sul blog che ne parliamo. ciao francesco

  17. Ciao Simone,
    non preoccuparti! Ti hanno permesso di guidare, quindi si fidano delle tue capacità; questa è bello.
    Quindi bando alle preoccupazioni ed inizia a fare ordine!
    Molto spesso le O.N.P. di livello territoriale hanno il grosso problema di non essere organizzate perché si avvalgono di “volontariato puro”.
    Con il termine “volontariato puro” intendo volontari che mettono a disposizione del tempo per alcune attività ma non si pongono il problema dell’organizzazione che rende efficienti tali attività.
    Inizia a riorganizzare le attività in essere in modo più efficiente e come saprai benissimo, se l’O.N.P. acquista maggiore efficienza diventa più produttiva con le stesse o con minori risorse, ad esempio i volontari ben organizzati secondo le loro attitudini, personalità e non per ultima le capacità permetterà di rendere i volontari più produttivi, miglioreranno il lavoro dell’O.N.P. ma saranno anche molto più appagati.
    Altro lavoretto, potresti riorganizzare la gestione dei sostenitori dell’O.N.P. con un piccolo data base oppure con un foglio di calcolo. Ma attenzione ! Non imporre i cambiamenti !
    Proponi sempre i lavori che intendi affrontare e discutili con chi frequenta l’O.N.P. da molto tempo, trovate una condivisione di intenti ed agite.
    Bene ! E’ giunta l’ora di accendere il motore e di partire! Se vorrai suggerimenti puoi scrivere in questo forum i tuoi dubbi e per quanto mi sarà possibile cercherò di aiutarti. Idea!
    Propongo al Prof. Melandri di aggiungere al blog una sezione forum di consigli e suggerimenti dove neo e navigati fundraiser possano confrontarsi sui problemi riscontrati nel loro lavoro e dove possano essere chiesti consigli e dare suggerimenti.
    Ciao Dante

  18. Caro dante, effettivamente questo blog ha fatto partire l’idea del Festival del Fundraising come luogo fisico e reale per “una sezione forum di consigli e suggerimenti dove neo e navigati fundraiser possano confrontarsi sui problemi riscontrati nel loro lavoro e dove possano essere chiesti consigli e dare suggerimenti”.
    Questo è il motivo per cui ci sto provando!
    Grazie del commenti.

  19. Gentile Prof. Melandri,
    Il Festival del Fundraising è sicuramente una stupenda manifestazione, ma quella a cui mi riferisco è un semplice forum dove tutti gli iscritti, e con tutti intendo anche coloro che hanno da pochi minuti capito cosa significa Fundraising e che vogliono raccogliere i fondi per rifare il campo della bocciofila del paese possano accedere per avere piccoli consigli.
    Grazie Dante

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