Valerio Melandri….e la politica

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L’ennesimo strombazzamento del mio nome sul quotidiano locale mi costringe a prendere una posizione. Eccola.

Ogni cinque anni, candidati di entrambi le parti fanno promesse simili, e non mi aspetto che quest’anno sarà diverso. Tutti coloro che sono in corsa per diventare Sindaco, arrivano nelle nostre case proponendo programmi in dieci punti e facendo grandi discorsi: tutti strombazzano quelle qualità che credono possano renderli particolarmente qualificati a governare il Comune. Ma troppo volte finite le elezioni, e volati via i coriandoli, tutte quelle promesse svaniscono dalla memoria, e si fanno avanti le lobby e gli interessi particolari, mentre la gente si ritrae, delusa come sempre, per riprendere la propria lotta in solitudine.

Questo è quello che è successo anche 5 anni fa a Forlì, e che succede in ogni angolo del paese.

Ma quello che vedo questa volta è che oggi dobbiamo prendere decisioni difficili, molto più difficili che in passato. E benchè il Comune abbia un ruolo cruciale nel favorire i cambiamenti necessari, non basteranno più denaro e programmi a portarci la dove dobbiamo arrivare. Non basterà. Non ci sono abbastanza soldi e anche le migliori idee non sono realizzabili.

Io penso che ognuno di noi, nel suo piccolo, deve accettare la responsabilità di instillare un’etica dell’agire nei nostri figli, di adattarsi ad una economia più competitiva (indietro non si torna), di rafforzare le nostre comunità e condividere in una certa misura i sacrifici.

Io penso che sia tempo per una nuova generazione di realizzare quello che è necessario realizzare. Anche in questa città, dove io sono nato, vivo e lavoro. Destra, sinistra, centro? Non è il nocciolo della questione.

Qualunque candidato venga scelto non si può incentrare tutto su una “persona”, nè sul fatto che rappresenti destra, sinistra o centro. Tutto deve essere incentrato su quel che si può fare “insieme” (con gente di “destra”, con gente di “sinistra”, con gente del “centro”). E’ ora di finirla di pensare a delle barricate.

Qui c’e’ gente che non ha da mangiare, aziende che chiudono, gente che rimarrà disoccupata, un centro storico che muore, e la vita culturale della città che va a picco.

Una candidatura oggi dovrebbe essere l’occasione, il veicolo delle speranze e dei sogni della gente, di tutta la gente, non l’affermazione di un partito. Dovrebbe essere l’affermazione della “politica”.

Secondo me  un candidato dovrebbe incentrerare tutta la campagna sul recupero del senso di cittadinanza, sulla consapevolezza che ci deve essere una meta comune fatta di pochi obiettivi, pieni di buon senso, e sulla convinzione che sono pochi gli ostacoli in grado di contrastare la forza di migliaia di voci che invocano il cambiamento. Una persona da sola non può fare il cambiamento. Divisi siamo destinati a perdere le grandi sfide che ci attendono.

Sono figlio di un noto politico della città, sono cattolico, amo coltivare la libertà mia e altrui, sono un “ambientalista”, (non solo a parole: la mia casa è, per scelta, di legno, con fotovoltaico, recupero acqua piovana, solare termico…ecc)., amo la famiglia…(ma non al punto da farmene due!!), amo ascoltare le persone, specie gli anziani, e cambiare idea, amo occuparmi degli affari degli altri…specie di coloro che hanno più bisogno, ma so ben stare al mio posto .

E’ ipotizzabile che chi è capace di coniugare individualismo, liberismo, solidarietà ed ecologia in maniera inedita e spiazzante (di fronte e attraverso, la destra, la sinistra e il centro) trovi qualcuno che lo sostiene?

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

7 Comments

  1. In effetti, penso che parlare di sinistra o destra, quando si riflette su temi “scottanti”, sia spesso riduttivo…
    Prendo, ad esempio, due temi che mi stanno a cuore (che “frequento” anche per professione): scuola e lavoro.
    Scuola/Università: sembrano sempre più evidenti, oltre alla “erogazione” di sapere, altri necessari compiti da assegnare a queste agenzie formative: l’istruzione dovrebbe insegnare come scegliere e trovare un lavoro (in sintonia con i propri talenti), come scegliere e trovare un compagno o una moglie, come pensare e prendere buone decisioni. Queste esigenze, ormai evidenti, sono di sinistra o di destra?
    Mercato del lavoro: è ormai chiara l’esigenza di flessibilità da parte delle aziende (anche quelle di dimensioni più ridotte) e, altrettanto evidente, appare il bisogno di sicurezza delle persone. Rispettare questa esigenza di flessibilità organizzativa può essere coniugata con una maggiore attenzione (copertura economica, rapidi servizi di ricollocamento) per i periodi di transizione tra un contratto di lavoro e l’altro. Questo ragionamento (valorizzazione di organizzazioni aziendali snelle, intervenendo a sdrammatizzare i periodi di non lavoro delle persone) è di sinistra o di destra?

  2. Io credo che l’unica cosa di cui c’è bisogno non è di destra o sinistra o di cattolici o atei in politica. C’è bisogno di gente che si interessi del bene comune. Quello che tu hai scritto mi pare vada proprio in questo senso. Abbasso le frontiere e trincee ideologiche e politiche, evviva chi vive la città e si interessa della propria città

  3. Quando si tratta di amministrare una città o un comune sono sempre favorevole ad una lista civica che metta insieme persone accomunate dall’obiettivo di realizzare un progetto importante. Considero gli steccati ideologici una grossa pietra d’inciampo e spero che le nuove generazioni sappiano sempre più affrancarsene.
    La dicotomia destra-sinistra deve lasciar spazio ad iniziative trasversali che mirino solo ed esclusivamente al bene della cosa pubblica e non di questo o quel partito.

  4. finalmente una persona giovane non solo per l anagrafe ma per come si propone. Basta promesse mai mantenute basta fare solo gli interessi del partito a scapito di noi cittadini basta stare alla finestra e lamentarsi di tutto e di tutti bisogna reagire. Ho due figli piccoli e vorrei farli crescere in una citta migliore di questa ( ci vuole poco). Se non ti candidi sarebbe una grave perdita per tutti i forlivesi.BRAVO VALERIO

  5. Caro Valerio

    qualche giorno fa ho deciso di mettere un alert su Google con la parola chiave “Forlì” per tenermi aggiornato su ciò che succede nella mia città. Mia,poi… Mia è una parola grossa: mi sono trasferito a Forlì da piccolissimo e appena ho potuto sono andato via continuando a guardarla da lontano con tenerezza e avvicinandomi a lei con grande riconoscenza.
    Noi due ci siamo persi di vista circa 20 anni fa, dai tempi dell’Università, quando la sera si andava a vedere i film a casa degli amici o a ciclostilare volantini che il giorno dopo avremmo appeso ai muri di Bologna. Ora la vita ci ha portato ad svolgere lavori che, nonostante le apparenze, sono molto simili, anche se sono certo che non avrei mai fatto il docente universitario e tu non avresti mai fatto il giornalista a Panorama.
    Questa mattina, arrivato in ufficio, accendo il computer e Google mi fa sapere che tu sei “disponibile” a candidarti a sindaco. Wow, ho pensato, Valerio sindaco, mica male. In verità avevo già letto qualcosa rigurado alle tue intenzioni, ma credevo che, crescemdo, fossi diventato più diplomatico di quanto non lo fossi 20 anni fa. Invece oggi leggo che sei “disponibile”. Poi leggo le tue dichiarazioni e non ti riconosco più. Guardo la foto: si si, sei tu, non c’è dubbio. Rileggo le dichiarazioni e mi convinco che proprio tu hai detto che “non è un problema di Mazzini o di Marx ma è un problema economico”.
    Carissimo Valerio, detta tecnicamente, è una boiata. Sul fatto che il Paese, e Forlì, stia attraversando solo una crisi economica è davvero tutto da discutere (il fatto che non si facciano figli non è un problema economico così come non lo è la scarsa istruzione che viene somministrata ai nostri figli non è un problema economico). Ma, ok, facciamo finta che sia solo un problema economico. Tu come lo risolveresti? Con gli strumenti teorici di Mazzini o con quelli di Marx? Ti faccio un esempio concreto così ci capiamo. Per rilanciare l’economia di Forlì emetteresti delle obbligazioni comunali, incassare i soldi e poi sostenere le imprese in crisi con gli aiuti pubblici (come farebbe Marx) oppure liberalizzeresti gli orari dei negozi (come farebbe Mazzini, almeno credo)? Per ridurre la spesa pubblica cosa faresti? Taglieresti i fondi alle forze di polizia locale, o alla scuola? All’assistenza ai più bisognosi o alle imprese? Per aumentare l’occupazione nella città che idea hai? Liberalizzi le licenze dei taxi (come farebbe Mazzini) o assumi più impiegati pubblici (come farebbe Marx)?
    Vedi, caro Valerio, non sarà un problema ideologico ma per risolvere i problemi occorre avere dei principi e da questi far discendere le decisioni. Non esiste alcuna decisione svincolata da un principio. Quindi se tu pensi di candidarti in qualità di “post politico” ti faccio tantissimi auguri, magari riuscirai perfino a vincere, cosa che ovviamente ti auguro, ma quando sarai dietro la scrivania del sindaco e avrai un problema da risolvere avrai solo due alternative: o comportarti da liberale o da conservatore. Meglio dirlo subito ai tuoi elettori tra i quali, purtroppo, io non ci sarò.

    Con immutato affetto e rinnovata stima

    Marco Cobianchi

  6. Certo, ogni decisione può essere letta in base ad un principio ispiratore. Tuttavia, forse il rapporto causa-effetto può essere rivisto. In sostanza, forse oggi ci si chiede, per prima cosa: “Sono di destra o di sinistra?”…poi, in base alla risposta che ci si è dati, si agisce (come dice Marco, se di sinistra con obbligazioni comunali, se di destra, con liberalizzazione degli orari dei negozi).
    Ma… non è possibile rovesciare il rapporto causa-effetto? Non è possibile partire da quello che, tecnicamente, sembra essera una soluzione operativa e produttiva, poi (se lo si vuol fare) andare a recuperare il principio politico/filosofico di riferimento? Forse, se si agisse con più attenzione al “reale” e, solo dopo, andare a leggere il proprio operato in chiave teorica, forse… be…proviamo? 🙂

  7. Caro Marco, che bello risentirti! L’ultima volta che ti ho visto mi sembra che facessi il giornalista ad Avvenire! Sei ancora lì? Grazie per tutto il tempo che hai perso con me! Ed effettivamente le tue osservazioni sono davvero belle e utili. La boutade Mazzini o Marx si riferiva evidentemente al fatto che dentro un certo partito qui a Forlì, si stanno scannando un ex-repubblicano e un ex-pci, per la candidatura da Sindaco. La mia quindi era solo una battuta per dire, esattamente come dici tu: “qui il problema non è chi dei due, vince le primarie, ma come si gestirà l’economia del paese”. Che e’ esattamente quelo che dici tu! Ho fatto il verso alla famosa battuta: “it’s the economy, stupid!”
    Quindi non speravo davvero di risolvere con una battuta semplice un problema così complesso, come quello dell’economia.
    Volevo anche dire che, secondo me la si deve smettere di catalogare la gente in liberali e conservatori, destra e sinistra, perchè in realtà queste sono categorie molto vaghe, che, almeno a me, non dicono poi tanto.
    Io sono un ambientalista (sono iscritto a Legambiente, tanto per dirtene una), e questo significa che siccome Legambiente è espressione dell’Arci io sono di sinistra? Ma conservare l’ambiente (o il creato, come dico io) è conservatore? conservatore o liberal? Io sono contrario agli “assessorati alla cultura”, li considero anacronistici, (Minculpop), questo è liberal o conservatore? Ho un vicino di pianerottolo del Burkina Faso, con cui sono in grande amicizia, e che se posso aiuto, anche cercandogli lavoro, quindi vuol dire che sono amico degli immigrati? (liberal), pero’ avendo collaborato per quasi due anni col piu’ grande centro di immigrazione del mondo (Catholic MIgration Office di Brooklyn, quando ero negli Stati Uniti a New York) ritengo che l’integrazione passi necessariamente per una lingua comune, e adesione agli usi e costumi del luogo (oddio, sono un leghista conservatore!!!)

    Per quale straccio di motivo, dimmelo tu, uno che ragiona con il buon senso deve per forza andarsi a collocare a destra o sinistra o al centro, per quale straccio di motivo, dimmelo tu, una persona in un’assemblema comunale (che lo sottolineo NON è un assemblea legislativa, ma solo amministrativa) deve sempre e per forza darsi un’etichetta.
    Questo secondo è l’antitesi dell’intelligenza umana, la cosa che sta conducendo questo paese fuori da ogni logica “umana”.
    Grazie e mi raccomando se passi da Forlì non mancare d venirmi a salutare!

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