Comunicazione un po’ “eccessiva”?

Ricevo, a fine luglio, una newsletter da Parent Project Onlus, intitolata “COSTRETTI A CHIUDERE” (vedi il pdf).
Naturalmente ho subito la curiosità di aprirla, per capire che cosa stesse succedendo.
La newsletter (una specie di manifesto mortuario: bordo nero, titolo in bianco su fascia nera) spiega che l’associazione dal 1° di settembre dovrà chiudere perché il Ministero del Welfare non si decide ad erogare i fondi stabiliti. Segue una chiamata alla mobilitazione generale, sia suggerendo di scrivere al Ministro perché faccia quello che deve, sia chiedendo nuove donazioni.
Dopo qualche giorno arriva una nuova comunicazione (vedi il pdf): il Ministro ha fatto pervenire i fondi e “giustamente” in tanti hanno donato, così Parent Project Onlus proseguirà la sua attività.
Ora, quel che mi domando è: ma era proprio necessario ricorrere ad un sensazionalismo così forte? Dovevano proprio essere usati quei toni e quel richiamo così potente alla morte?
Non sarebbe stato più corretto mostrarsi giustamente indignati per la mancanza del Ministero, chiedendo esattamente gli stessi aiuti (partecipazione alla petizione e richiesta di nuove donazioni) ma senza giocare sull’emozione spinta? Non poteva essere una grande occasione per coinvolgere più “profondamente” i propri sostenitori?
Se fra un mese, un anno o due succederà la stessa cosa, faranno una nuova iniziativa come questa? E otterranno gli stessi risultati?

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

2 Comments

  1. Ciao Valerio,
    sono d’accordo con te sul fatto che il sensazionalismo, la comunicazione “spinta” nel nostro mondo, oltre ad essere fuori luogo (sono sempre dell’idea che si prova SEMPRE a costruire anziché distruggere) sia anche strategicamente sbagliata. Credo però non sia nemmeno corretto “buttare la croce” addosso ad una realtà che, evidentemente, sente moltissimo la propia mission, la propria funzione, al punto da sentirsi in bilico tra l’esistenza e l’estinzione. Le persone, quando sono spalle al muro (esperienza di vita anche personale)non vanno troppo per il sottile e colpiscono quanto più forte possono. Senza badare al come e soprattutto al dove. Certo penso anch’io che come mossa non paghi. Mi tornano alla mente le campagne che radio radicale a suo tempo utilizzava per raccogliere fondi per continuare a trasmettere: si era arrivati ad un punto tale che uno quasi si augurava che tagliassero i fili della corrente!! e poi certo quando hai gridato al lupo al lupo la prima volta…..
    In conclusione: credo che sia un errore di comunicazione ma credo anche che sbagliare nella vita è umano. Importante è non perseverare 🙂
    Un abbraccio a tutta la comunità, e grazie per questo tuo servizio, importante presidio e presenza per tutti noi.
    Enrico

  2. P.s. sottolineo che ritengo l’attività di PArent Project (di cui sono un donatore da oltre 3 anni) davvero meritoria per il loro impegno veros i bambini affetti da una malattia rarissima. E’ sul tipo d comunicazione che ho un po’ di dubbi…

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