Donare beni più che denaro?

Ecco una lettera di una tesista (non una mia tesista) che pone una domanda interesante. Cosa ne pensate voi?

Sto affrontando la stesura della tesi e mi trovo davanti un piccolo problema che spero possa aiutarmi a risolvere. La mia tesi affronta il tema del fund raising e come caso pratico porta la mia personale esperienza nell’Ufficio fondi di un ente di assistenza per i poveri di Roma, dove ho lavorato per 8 mesi.

In questi 8 mesi ho “toccato con mano” varie modalità per raccogliere fondi e prodotti per il progetto Emporio della Carità, e sono arrivata alla conclusione (avendo anche dati oggettivi) che le campagne di raccolta alimentare hanno avuto più successo di quelle dove si chiedeva una donazione economica. Adesso avrei bisogno di qualcosa che valorizzasse questa mia conclusione; la domanda che mi pongo è perchè le persone sono più disposte a donare un prodotto piuttosto che dei soldi anche se in entrambi i casi c’è un esborso economico??
Ho fatto delle ricerche, ma purtroppo non sono riuscita a trovare niente che mi aiuti, per questo volevo chiederle se ha qualche articolo o libro da consigliarmi per dare risposta a questa mia domanda.
Mi scuso per il disturbo.
Cordiali saluti.
Micaela

valerio-melandri.jpg

valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

5 Comments

  1. Uno dei motivi potrebbe essere questo:

    – Per le donazioni in denaro
    Per le donazioni in denaro bisogna conservare la ricevuta di versamento, o di bonifico, o l’estratto conto della carta di credito, poiché non è possibile fare donazioni in contanti.
    I privati (persone fisiche soggette all’IRPEF) possono dedurre la donazione fino al 10% del reddito complessivo dichiarato, e non oltre i 70.000 euro annui (art. 14 Legge n. 80/2005). In alternativa c’è la possibilità di detrarre dall’imposta lorda il 19% delle somme donate fino ad un massimo di 2065,83€ (art. 13-bis, comma 1 lettera i-bis del D.P.R. 917/86).
    Le imprese (enti soggetti all’IRES) possono dedurre la donazione in denaro fino al 10% del reddito complessivo dichiarato, e non oltre i 70.000 euro annui (art. 14 Legge n. 80/2005) oppure dedurre fino al 2% del reddito d’impresa dichiarato fino ad un massimo di 2065,83 euro.

    2- Per le donazioni di beni in natura
    Inoltre le imprese, ai sensi dell’art. 13 D.L. n. 460/97, possono cedere gratuitamente beni in natura, alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa, il cui costo specifico complessivo non sia superiore a 1.032,91 euro. Tale costo specifico, vale a dire il costo sostenuto dall’impresa per la realizzazione o l’acquisto dei beni, concorre, con eventuali erogazioni liberali in denaro, alla formazione del limite di deducibilità indicato sopra.

  2. A mio parere, la donazione di un bene in natura, da la sensazione che il buon fine sia maggiormente assicurato. Le possibilità pratiche di riciclare un pacco di zucchero o di riso sono molto inferiori a quelle di una offerta in denaro.
    A questo aggiungi che molte associazioni non garantiscono che gli introiti vengano usati per effettiva beneficienza piuttosto che per il mantenimente della associazione in sè.
    Elena Branca

  3. Credo, sia per esperienza personale che osservando cosa fanno gli altri (Amref “flying doctors”, Save the Children “adotta uno yak”…e moltissimi altri), che sia necessario rendere tangibile la donazione ed il donare. 1 kg di pane è per sua stessa natura tangibile sia in quanto “cosa” che in quanto “funzione” (si mangia). Cosa diversa per il suo valore economico 5 euro, per i quali nasce il dubbio su come saranno finalizzati i denari.
    E allora qui nasce l’attenzione su due fattori: rendicontazione e trasparenza, per far sì che la fiducia nella nostra organizzazione aumenti sempre più (dicendo quanti denari sono andati al progetto e quanti alla gestione dello stesso e quindi alla organizzazione), e soprattutto rendere “Visibile” che cosa si sta donando anche solo con 5,00 euro. Alcuni anni fa con un collega ed amico abbiamo creato un vero e proprio “catalogo” dei mobili necessari ad arredare un centro diurno per ragazzi disabili: la sedia euro 15,00 (ne servono 4), il tavolo euro 50,00, il forno euro 500,00….etc…In questo modo, che ha anche permesso di comunicare l’ente in maniera differente dal solito, il donatore sapeva che 15,00 era la sedia perché la vedeva lì, e quindi poteva “toccarla” e poi dopo tornare e verificare che ci fosse…A livello territoriale funziona moltissimo, ma guardando anche le grandi organizzazioni, anche a livello più ampio.

  4. Condivido quando detto da Elena e da Guya. Sicuramente il donatore ha bisogno di capire (e in seguito, anche vedere) in che modo il suo denaro sarà utilizzato. In molti mi dicono che preferiscono donare beni in natura perchè sentono una maggiore partecipazione alla buona causa. A me capita di donare soldi ma anche beni in natura. Dipende dall’occasione.

  5. Condivido pienamente ciò che è satto detto sopra, ma penso che sia importante fare una valutazione iniziale: cosa significa che la campagna di donazioni in natura ha avuto più successo di una racolta di denaro? e’ necessario considerare quali sono i parametri del successo: controvalore della merce in denaro, acquisizione di nuovi donatori,controvalore di donazione media più alta, ampliamento database.. insomma ci sono vari parametri che devono essere considerati in funzione dell’obiettivo della campagna (non sempre si raccoglie fondi per raccogliere fondi e basta…), consideriamo poi che la donazione in natura per quanto riguarda il cittadino con donazioni più piccole magari non è affiancata ad una raccolta di nominativi, che rappresentano il patrimonio del Fund Raiser.
    In bocca al lupo alla laureanda…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *