Maria Alfonso…il prototipo del fundraiser…

E’ una mia ex studentessa, ha appena finito il Master in Fundraising. Ha una faccia da tolla incredibile, una vera e proprio schiacciasassi. A volte è persino insistente, a volte esagera, ma perbacco se questa non ha la stoffa per diventare una fundraiser…la storia è semplice, ma è di quelle che meritano essere raccontate. Nulla di straordinario per una grande organizzazione, ma quasi una montagna per chi non ci prova in una piccola. Voleva raccogliere per l”organizzazione barese dove ha fatto lo stage e dove ora lavora, la Fondazione Giovanni Paolo II Onlus di Bari. Non sa dove andare allora alza la cornetta e chiama l’IKEA (avete capito? IKEA). Non ha contatti , non ha raccomandazioni, ha solo la sua bella faccia tosta e la sua voglia di arrivare allo scopo. E insiste, mi chiama per consigli, chiama Paolo Celli per consigli e va avanti, un appuntamento dietro l’altro e alla fine nel giro di qualche mese, si porta a casa la donazione (importante) di IKEA e in piu’ fa un accordo (le vedete sul sito) di IKEA BARI . Davide contro Golia. Come ha detto intelligentemente Karl Marx: “ogni uomo è il prodotto delle sue azioni, stante le condizioni in cui si trova”. Ed è vero, è sostanzialmente vero, un fundraiser si fa (nel senso che si fa, ovvero che con le sue azioni si fa). Smettiamo di dare la colpa agli altri (“oh, io non ho i contatti”, ,” eh ma io non conosco nessuno”, “eh ma come faccio al sud non è così”, “ah no da noi non potrebbe funzionare”, “eh ma dai questo non e’ per le piccole organizzazioni…”): Lo sapete quante volte ho sentito questo discorso. Io voglio seguire l’esempio di Alfonso Maria.

valerio-melandri.jpg

valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

7 Comments

  1. Davvero brava la ragazza la stimo tanto sopratutto è riuscita in un paesa poco propenso ossia il sud italia, da siciliano dico si è difficile ma perchè non provarci; questa ragazza ha tutta la mia ammirazione

  2. Brava Maria, allora! Bari è (era) la mia città e non è una realtà facile…encomiabile, per l’impegno e il risultato! E concordo sul non crearsi alibi…

  3. Al Sud (ma da dove comincia il Sud?) si può fare molto bene il fundraiser (ci lavoro ormai da quasi 10 anni) e ad Ikea, per fortuna, leggono da sempre e con attenzione i Documenti di Buona Causa..prima del nome dell’associazione, per loro, c’è un buon progetto.
    Brava Maria, continua così.

  4. zia sei strordinaria è unica al mondo, spero che il mio cuginetto è dell’inter e de barese

  5. Brava Maria.
    E brava IKEA.
    Un bell’esempio di responsabilità sociale d’impresa, concreta e non elusiva.
    Credo che l’abilità di Maria sia stata soprattutto quella di rivolgersi all’interlocutore giusto.
    E’ stata diretta ed efficace, senza bisogno di agganci, conoscenze o intermediazioni. Puntando su chi nell’eliminazione dei costi d’intermediazione ha fondato il proprio business.

    P.S.
    Non mi piace molto l’immagine di Davide e Golia; di certo non facilita il dialogo tra grantgivers a fundraisers. Apprezzo tuttavia la passione di chi sa di portare avanti un cambiamento!

  6. Ero a Bari per le vacanze natalizie e ho deciso di conoscere Maria e la Fondazione. Devo dire che da trentino sono rimasto molto colpito dalla grande capacità di crescita di questo settore nel Sud Italia. Tanta grinta e tanta voglia di fare bene. Brava e bella Maria, bravi tutti i ragazzi della Fondazione Giovanni Paolo II. Bravo e fortunato Valerio nel poter formare gente così in gamba!
    Enrico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *