Sabato sera al ristorante di San Patrignano..

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Sabato sera, cena di lavoro, al Ristorante di San Patrignano, Vite. Si tratta di un ristorante di altissimo livello, ma che mantiene ugualmente un tono informale e cordiale e amicale. Un posto bellissimo, pieno di “vita”. Tutti i camerieri e gli aiuti in cucina fanno parte della Comunità tranne i due chef della cucina e qualche altro ex, che hanno saputo organizzare un gruppo di altissimo livello, non tanto sotto il profilo tecnico (ed anche questo è fuori discussione) ma soprattutto sotto il profilo umano. Si vedono le persone che lavorano con amore, e lo si vede dalle piccole cose, dall’attenzione con cui tagliano il formaggio, dalla scelta delle marmellate, dalla cura dei menu’ (ho fotograto il menu’ dato a mia moglie che è senza i prezzi, mentre il mio era con i prezzi….in Romagna pagano gli uomini..), in cantina (foto) 15000 bottiglie e quasi 1800 etichette ti aspettano, e la cucina chiusa da un vetro, e’ in mezzo alla sala (foto), massima trasparenza, massima pulizia, e anche massimo silenzio. Non è il solito posto in cui “ci vado per fare un favore, ma so che mangerò male…ma è un sacrificio”, è proprio il contrario: “ci vado perchè mangio bene, molto bene, e con grande cura, e poi incontro anche un mondo diverso che si sta rimettendo in cammino, che ti può davvero dare tanto”. Grazie Sanpa! E grazie a Fabrizio Miserocchi, responsabile fundraising di San Patrignano, che mi ha fatto vivere questa bella esperienza.

P.s. Non sono un esperto di ristoranti di alto livello, ma vi assicuro che è un’esperienza da fare, perchè si respira la forza del nonprofit, e la voglia di “vita” dentro un ambiente pieno di professionalità.

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

2 Comments

  1. La “rivoluzione” di Muccioli: mettere in grado questi giovani di mantenersi da soli mentre si curano e, nel frattempo, ricrearsi una vita.

    Niente assistenzialismo calato dall’alto ma ridare valore a ciò che si fa.
    Veramente una cosa fantastica, anche se poco capita finora.

    L’idea che una “comunità” possa essere una azienda produttiva non era vanuta prima ad altri.

  2. verissimo, Elena, l’impressione è proprio questa. Non so se nessuno ci aveva mai pensato prima, ma l’impressione che si ha, è che quel ristorante potrebbe stare tranquillamente in via Montenapoleone a Milano. E questo non è una regola assoluta, (si possono fare altre esperienze), ma questa nel suo modo di essere è davvero ben riuscita.

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