Cassa integrazione e volontariato?

21022009(005)Ricevo la seguente email da una studentessa del Master in Fundraising.

C’è sicuramente il rischio che lo stagista possa risultare il tappabuchi di congedi per maternità, di buchi di bilancio, di budget sul personale ridotti all’osso (non perchè non ci sono i soldi, ma perchè investire sul personale non è una strategia comune di molte onp italiane). Ma mi sembra bella, magari naive e un po’ ingenua (non l’idea in se, ma la non considerazione dei mille cavilli burocratici che possono bloccare una cosa così ragionevole), ma certamente sincera e va nella direzione giusta. Vi cosa dite?

Carissimo Prof,
sulla scia della mia esperienza le scrivo per avere un parere su quanto segue.
Molte aziende hanno attivato negli ultimi mesi procedure di Cassa Integrazione Guadagni (o Straordinaria), di conseguenza molti impiegati ed operai si trovano al momento con retribuzioni mensili ridotte.
Potrebbe il nonprofit approfittare di questo momento a proprio favore?
Si potrebbero contattare le aziende con procedure di CIG aperte e fare loro una proposta di CRM: trasformare i cassintegrati… in stagisti! I dipendenti in CIG interessati a prestare la loro opera presso una nonprofit potrebbero ricevere:

  • un rimborso spese, che si andrebbe a sommare alla cifra percepita in CIG
  • la possibilita’ di non rimanere inoperosi durante il periodo di CIG, di fare qualche esperienza di data-entry, reception… Di innamorarsi di una causa!!

Il contratto sarebbe a risvolto positivo per tutti:

  • il dipendente in CIG avrebbe modo di arrotondare ed avrebbe un impegno quotidiano (esperienza spendibile anche per la ricerca di un futuro posto di lavoro o spendibile nella sua azienda al termine della CIG)
  • la nonprofit avrebbe nuova manodopera, maggiore visibilita’, nuovi inesplorati bacini di amici della causa…
  • l’azienda profit potrebbe ritenere intelligente non lasciare inoperosa la propria forza lavoro e potrebbe trarre beneficio dalla partnership a costi contenuti (l’equivalente dei rimborsi spese).

Che ne pensa?
Un’altra riflessione e’ la seguente: si stanno raggiungendo nelle aziende diversi accordi di pre-pensionamento. Dipendenti di 50-55 anni vengono incentivati a lasciare posti di lavoro alle nuove generazioni. Giusto. Ma queste persone, con tanta esperienza, hanno poca voglia di lasciare il proprio incarico e tanta paura di atrofizzarsi sul divano, indi, accettano gli accordi a malincuore. Li’, in quel momento, la nonprofit deve contattarli. In quell’istante deve proporre incarichi. Non e’ sciacallaggio, e’ cogliere l’attimo!
Sto vedendo potenziali volontari o…? A presto

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

4 Comments

  1. Buongiorno a tutti,
    io lo scorso anno ho provato con un’importante azienda italiana a ragionare su questi temi e ho cerato fuori dall’Italia esperienze di questo tipo. Ci sono stati una serie di problemi che abbiamo riscontrato e che hanno bloccato il progetto, fra i punti di debolezza emersi:
    1) il rischio di creare aspettative nelle persone coinvolte nel progetto, nella maggior parte dei casi le persone pensavano di poter essere ricollocate nel nonprofit e quindi di trovare un nuovo lavoro;
    2) l’incrocio fra domanda e offerta e quindi tra persone che sono in cassa integrazione e che vengono temporaneamente accolte nel nonprofit. Non è semplice riuscire ad individuare una serie di ONP in grado di accogliere nuove persone. Io avevo pensato ai centri di servizio per il volontariato (CSV) per la loro capacità di individuare i bisogni delle ONP a livello locale.
    3) la capacità, da parte delle ONP, di creare percorsi di accoglienza e accompagnamento per le persone che verranno inserite.

  2. Nel contesto marchigiano dove vivo, molte aziende stano chiudendo per via della crisi oppure molti contratti di lavoro sono in scadenza e nella ricerca di un nuovo lavoro si può prospettare l’ipotesi di impiegare il proprio tempo libero in attività sociali.
    Il non profit offre molte occasioni di socializzazione e di esperienza volontaria, che per alcuni si sono trasformate in lavoro vero e proprio.
    Non bisogna scoraggiarsi perché la vita offre sempre nuove opportunità, ci sono attività commerciali e non che nascono, che cercano manodopera.
    L’esperienza di volontariato nel settore non profit va fatta con consapevolezza, cioè senza l’illusione, di un nuovo lavoro, sarà trampolino di lancio per altro.
    I neolaureati a seguito di volontariato presso enti pubblici, ad esempio, sono più preparati per affrontare concorsi e trovare lavoro successivamente.
    La cassa integrazione o la disoccupazione sono periodi transitori che bisogna vivere come tali, senza scoraggiarsi, perché ci sono sempre nuove occasioni: se un’azienda chiude un’altra sta per aprire!!!

  3. Io credo che forse bisognerebbe farsi un giro per le mense della caritas locale o quelle parrocchiali o ai centri d’ascolto per capire quanto è ampia la crisi che nessuno, nessuno racconta. La priorità della persona licenziata è trovare lavoro, la priorità di chi ha un contratto a tempo determinato è capire cosa succederà dopo la scadenza. In parte concordo con la proposta fatta dalla lettrice nell’email inviata a Melandri, in parte forse le onp dovrebbero saper dare più motivazioni ai volontari per fare volontariato. La crisi del volontariato, che c’è ma nessuno ne parla, è data da un’incapacità delle onp di motivare al volontariato. Riusciranno a motivare persone licenziate o cassaintegrate?

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