Quanto va ai costi fissi e quanto ai costi di progetto della mia donazione? è la domanda sbagliata!!!…il fundraising e i costi di struttura sono PARTE della buona causa.

Oggi rientro, stanotte il il volo. Poi appena arrivo mi aspetta una Fondazione in quel di Pavia, che vuole fare raccolta fondi, e mi chiede di incontrarli. Probabilmente uno dei migliori convegni di tutta la mia vita, con sessioni plenarie davvero interessanti e innovative, pensate a margine del fundraising, ma non all’americana (tutta passione e emozione), ben calibrate, ben riuscite. Cose interessanti.

Mi porto a casa l’idea forte che il fundraising è parte della buona causa, che i costi fissi sono parte della buona causa, che la divisione manichea “quanto va direttamente al progetto” è totalmente sbagliata, è diseducativa, ingombrante, soffocante. Noi ci dovremmo rifiutare di accettare questo tipo di analisi (lo dico e l’ho scritto anche in parecchi articoli) mi opposi al famoso 30/70 per cento dei costi delle linee guida della raccolta fondi, ma non ci fu modo di farlo togliere.

Doi ritorno dal Canada, dopo aver RI-visto cosa puo’ produrre una professionalità in campo per il mondo nonprofit (sono solo 35 milioni gli abitanti ma donano 3 volte quello che doniamo noi, anche perchè hanno 5000 fundraiser iscritti attivi nell’AFP, 5000!!!) la mia campagna sarà proprio su questo “costi fissi/costi di progetto la domanda sbagliata”.

P.s. una piccola chicca nella foto….nel mio albergo, mi hanno dato in una stanza con il camino…non mi era mai successo…grande Canada!!!

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

10 Comments

  1. Professore per la prima volta mi trovo in disaccordo totale con lei…credo che un benchmark, un punto di riferimento lo si debba dare al donatore, che non è un professionista del settore come lei, come noi.
    Il donatore è affascinato dalla mission dell’organizzazione; ciò che ruota dietro le quinte, come al cinema, non ha nessuna importanza per loro. Credo si debba creare una concorrenza virtuosa tra le onp anche su questo quando si fa raccolta fondi. I donatori, pubblici o privati, dovrebbero pretendere di capire i costi di struttura e quanto invece viene dedicato realmente a ciò che ha colpito la loro sensibilità, ovvero l’azione progettuale e quindi poter premiare chi in modo più efficiente e senza alimentare “carrozzoni” epici può garantire loro quel soddisfacimento intimo di poter pensare che sta aiutando un bambino in Nigeria e non un ufficio a Roma.

  2. Personalmente credo che i costi di struttura non siano tutto, credo però anche che in Italia ci sia molta meno trasparenza che in altri paesi sui costi di struttura: non a caso non esistono siti come guidestar.org o give.org o charitynavigator.org che arrivano persino a dirci quanto guadagna il CEO dell’onp.
    Il fulcro del discorso non è sui costi di struttura, ma su quanto possiamo rendere FELICE il donatore, ne ho parlato qui http://www.fundraising.it/2010/12/03/il-fundraiser-deve-rendere-felice-il-donatore/ su Fundraising.it in un articolo.
    Per renderlo felice vanno rendicontati i progetti e, quando la causa lo permette, tale rendicontazione va fatta online. Questo è un esempio concreto di quello che sostengo http://www.charitywater.org/projects/
    Se poi, come a volte accade, ci si sente dire che anche rendicontare costa (e tali costi dove vanno nei costi di struttura?)…allora si torna da capo al solito ritornello “che noi facciamo del bene per cui devi fare una donazione perche noi siamo quelli che facciamo del bene, blah, blah, blah….”

  3. piu’ che altro bisognerebbe chiedersi “ma conviene?”
    Faccio l’esempio del banco informatico

    (Ci scrive Barbara dalla Fondazione Monserrate, l’organizzazione partner del Banco per il progetto:
    “Sono partiti per la Colombia i 225 pc in lingua spagnola, destinati ai Centri San Riccardo Pampuri di Bogotà, la capitale, e Miguel Magoni di Villavicencio. Una volta giunti a destinazione e effettuate le operazioni di sdoganamento, verrà organizzato il trasporto verso i Centri. Qui i pc verranno installati, configurati e messi in rete da informatici che prestano servizio volontario per Monserrate. Effettuata la sostituzione dei vecchi computer e completata l’implementazione delle aule dedicate, a primavera 2010 potrà iniziare l’erogazione dei corsi previsti (alfabetizzazione informatica, multimedialità audio-video e formazione professionale).

    nel copia incolla sopra una partenza per la colombia di 225 computer. Non e’ che il costo di prendere i computer, sistemarli, pagare affitto, benzina e vacanze al direttore del banco informatico (Bruno Calchera) piu’ i vari dipendenti e poi spedirli, riceverli eccetera e’ superiore al costo di comprare in loco 225 computer?

  4. Ciao Barnaba,
    nel tuo caso siamo all’ABC della cooperazione.
    Inutile spiegare che ogni acquisto realizzato x un PVS debba essere valutato se acquistato nel PS.
    in linea generale si acquista nel PS xchè la tecnologia non è disponibile nel PVS oppure xchè troppo costosa nel PVS rispetto al PS.
    Negli altri casi si acquista in loco in modo di incentivare l’economia locale. Analogo ragionamento può essere effettuato per lo sviluppa del software.
    Personalmente effettuo lo stesso ragionamento anche se devo regalare biro, caramelle oppure quaderni; li compro in loco !
    Ma sai ! Io non sono un fundraiser ma semplicemente un donatore. Attualmente ci sono moltissime ONP e personalmente ho deciso di donare in modo razionale, ovvero solo a quelle ONP di cui posso avere la massima trasparenza.
    Ciao
    Ds

  5. Assolutamente d’accordo professor, il problema resta sempre lo stesso, profit o no profit che sia: come creare valore aggiunto percepibile, value for money. La relazione con il potenziale donatore và impostata su questo, non sui costi di struttura che si devono sostenere. O perlomeno lo si può fare se volete cause da “primo prezzo”; sempre che vogliate “discountizzare” le vostre cause e far diventare semplici “raccoglitori di donazioni” i vostri fantastici fundraiser.
    Salutoni

  6. x DS Sente proprio il bisogno di donare? Ha mai pensato di dare i suoi soldi ad un’assistente sociale del suo comune che ha gia’ la sua paga e non ha bisogno di lucrare su quei soldi? Oppure di dare direttamente la cifra al bisognoso di turno?

  7. cito una parte dell’ intervento:
    “…che la divisione manichea “quanto va direttamente al progetto” è totalmente sbagliata, è diseducativa…”

    Chiedo scusa se ho un’opinione da ignorante, sono semplicemente un donatore e non mi sono addentrato nei dietro le quinte (per ora…) ma…
    mi chiedo, ma dove vivete? diseducativa??? ma vi rendete conto di quanto è pericoloso essere contro la diffusione dei dati riguardo ai costi fissi?
    Parlo di Italia e altri paesi sottosviluppati ovviamente…

    Primo esempio che mi viene in mente….i costi fissi della FAO…non vado avanti altrimenti mi si gonfia il fegato 😀

    E non fate la fine del Padoa Schioppa con la frase “le tasse sono bellissime”, intanto l’hanno mandato a casa e gli evasori sono andati al governo….

    CIAO

  8. cito una parte dell’ intervento: “…che la divisione manichea “quanto va direttamente al progetto” è totalmente sbagliata, è diseducativa…” Chiedo scusa se ho un’opinione da ignorante, sono semplicemente un donatore e non mi sono addentrato nei dietro le quinte (per ora…) ma… mi chiedo, ma dove vivete? diseducativa??? ma vi rendete conto di quanto è pericoloso essere contro la diffusione dei dati riguardo ai costi fissi? Parlo di Italia e altri paesi sottosviluppati ovviamente… Primo esempio che mi viene in mente….i costi fissi della FAO…non vado avanti altrimenti mi si gonfia il fegato 😀 E non fate la fine del Padoa Schioppa con la frase “le tasse sono bellissime”, intanto l’hanno mandato a casa e gli evasori sono andati al governo…. CIAO

  9. cara lancey, il ragionamento è semplice. I costi fissi non dicono NULLA, e ripeto NULLA della bontà di una causa. Cosi come i costi fissi non dicono nulla della bontà di prodotto. Non vado al supermercato e acquisto DIXAN piuttosto che DASH perchè “lo sai che dixan ha dei costi fissi bassissimi” ma decido di acquistare un certo prodotto (Apple invece IBM), (vodafone invece che TIM), perchè epnso che quel prodotto sia migliore, faccia meglio al mio caso, faccia le cose in modo migliore. Se la FAo (per i potesi e non lo so) avesse 50% di costi fissi, ma avesse dei progetti che funzionano, donerei a lei anche se a fianco ci fosse un’organizzazione con il 10% di costi fissi ma che fa dei progetti pessimi. Io guardo e insisto che tutti devono guardare al progetto e alla bontà della causa non ai costi fissi. I costi fissi sono una domanda sbagliata.

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