Se il 5 per mille ha un tetto di 100 milioni significa che non è piu’ il 5 per mille..

Il calcolo è molto semplice. Se, come sembra dalle notizie giunte in queste ore, il 5 per mille di quest’anno sarà finanziato solo per 100 milioni di euro, e siccome sappiamo che il totale dei 5 per mille di ogni persona che firma potrebbe ragionevolmente essere intorno ai 500 milioni, significa che la reale devoluzione alla propria organizzazione scelta sarà solo del 1 per mille.

Capisco tutto, capisco il problema economico, capisco che Tremonti, non sa piu’ dove trovare i soldi in una situazione che sembra anche peggio dell’anno passato, ma davvero nel gigantesco bilancio dello Stato c’e’ uno spazio solo per 100 milioni di lire? Considerato che la spesa italiana complessiva per auto blu è di 4 miliardi di euro (fonte: Wired, novembre 2010) annui, davvero non si trovano 500 milioni di euro per il nonprofit?

Ma se anche non si trovassero per favore, dateci i nomi? Permetteteci di parlare con i nostri donatori! Che a ogni organizzazione sia ceduto il file dei nomi che hanno firmato per lei! Avanti! Non costa nulla!

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

8 Comments

  1. Eh sì, son tempo magri, se metto insieme le considerazioni di Massimo Coen Cagli sul fund raising della Pubblica Amministrazione da Pompei in poi, la notizia dei 100 milioni per il 5×1000 previsti in questa prima finanziaria, la proposta dell’IMU (Imposta Municipale Unica riferimento http://www.nonptofitonline.it) mi vien da pensare che o il nonprofit (tutto, fondazioni, associazioni, coop sociali, ong, ecc.) comincia a darsi una mossa sia in termini di attività, che di rappresentanza politica e di capacità di fare lobby, oppure nei prossimi anni assisteremo ad un gioco al ribasso (la classica guerra tra poveri) che non farà bene a nessuna organizzazione e men che meno alle comunità che serviamo.
    Si dice che quando non se ne può più si cambia, evidentemente non è ancora tempo….ma speriamo che non ci si arrivi troppo tardi!

    Lo so, non sono ottimista, ma in questo momento sono più preoccupato che euforico, non tanto per la situazione in sè, le difficoltà non ci spaventano, quanto per l’inerzia che tutto il sistema nonprofit sta ancora una volta mostrando….sembra che non abbia energie per reagire e che confidi ancora una volta che “qualcuno” poi, in un modo o nell’altro, aggiusterà un po’ tutto… insomma all’italiana!

    luciano

  2. Gentile professore,

    sono parzialmente d’accordo con lei..

    Per me non è una questione di nomi che vengono dati alle ONP.

    Quello, sarebbe un gesto per “salvare il salvabile”.

    La decisione di Tremonti e, quindi, del governo, di diminuire così drasticamente i fondi relativi al 5×1000, insieme all’aumento delle tariffe postali e, insieme ai mille altri provvedimenti di taglio alla spesa pubblica verso il terzo settore sta a significare la decisione politica di eliminare il No profit dalla nostra società.

    E, quindi, chi prende questi tipi di decisione, deve anche prendersene la responsabilità PUBBLICAMENTE.

    Saluti

    Daniele Spinsanti

  3. Caro Direttore,con noi lei sfonda una porta aperta. Io che sono un granello di sabbia nella spiaggia -soprattutto in confronto a Lei- Diosolosa quanto vorrei essere uno dei suoi interlocutori che “contano”qualcosa. OK,siamo giustissimamente indignati da questa annosa questione, MA, io che al momento sto scrivendo da L’Havana-Cuba,dove dovrei SEMPLICEMENTE tentare di spedire un trattore a una Cooperativa Agricola,e’meglio che non vi racconti quanti permessi ed esasperanti procedure bisogna affrontare- che scoraggerebbero credo anche San Francesco redivivo:provare x credere… ;-((.
    Come vedete,usando una prospettiva globale,vi garantisco che l’Italia vista da qui E’UN VERO PARADISO e,al mio ritorno-sempre sperando che Fidel non mi trattenga qua’nelle sue patrie galere in caso perda quel po’di pazienza che mi e’rimasta, giuro che prendero’ a schiaffi chiunque osi criticare l’Italia;-)) (-escluso Lei Direttore,naturalmente…). Quanto al 5 o all’1 o al 2 ma anche fosse lo zero virgola qui se lo sognano.
    Se Tremonti non lo reggete proprio piu’, vi aspetto tutti qua’…! ! HASTA LUEGO companeros, un po’ di Governo di Fidel & Raul credo potrebbe aiutarvi-ci a rivedere la nostra odiata burocrazia italiana e,perfino a farvela -incredibile ma es verdad, APREZZARE !!!! Buon Quattro x Mille o almeno TRE x Mille a tutti !!

  4. E’ necessaria una mobilitazione. Avete ragione tutti!

    Ma questa mobilitazione la devono fare iiì fundraiser, perchè risulta più difficile usare certi strumenti con un buon risultato economico? Oppure le organizzazioni nonprofit perchè si limita la capacità di produrre welfare sociale per tutti?

    Io sono pronto a fare qualunque mobilitazione ma è il caso che le organizzazioni di secondo livello si diano una mossa senza limitarsi a fare proclami di principio e soprattutto avendo una strategia che vada almeno un po’ al di là del mero mantenimento delle rendite di posizione…..

    Da questo punto di vista forse è il caso che facciamo una lettera aperta ai dirigenti delle organizzazioni non profit e delle loro associazioni di secondo livello. Io apprezzo veramente le 107 organizzazioni sottoscrittirici della lettera aperta ASSIF sulle tariffe postali. Ma le ONP sono 220.000! E non mi pare che le grandi associazioni di secondo livello (fatti salvi alcuni casi come il CINI) stiano mobilitando i loro associati.

    Probabilmente anche noi fundraiser dobbiamo essere più capaci nel far capire ai dirigenti che il fund raising è anche una questione politica e non la bacchetta magica per risolvere i problemi di bilancio delle organizzazioni. Senza politica del fund raisng non c’è futuro del fund raising nè con i soldi pubblici ma, attenzione, neanche con i soldi degli individui, delle aziende e delle fondazioni.

    Per mancanza di politica del non profit sul fund raising vengono meno i sostegni delle fondazioni ai CSV. Senza questa politica vengono meno i soldi delle aziende. I cittadini sono molto pazienti e generosi, ma non credo in eterno.

    Forse è il caso che incominciamo a parlare delle cose che contano davvero e che sono al centro del fund raising e non solo di agevolazioni e leggi che dovrebbero essere la conseguenza di queste cose. Altrimenti non faremo paura a nessuno se non a noi stessi.

    La verità è che le manovre che stanno limitando il campo di azione economico delle ONP trovano la loro ragione anche e soprattutto nel fatto che le missioni che sono al centro del fund raising stanno perdendo peso e cogenza sociale e politica.

    Chiedo scusa per l’abuso di spazio.

  5. Caro Massimo, tu non abusi mai dello spazio. Sei un testa pensante e un opinion leader di questo mondo del fundraising. Ogni tuo intervento è quindi un onore. ma se non vogliamo passare i prossimi mesi a guardarci in giro, occorre una forte forte forte rappresentanza (e forse non basta). Tu dovresti guidare la battaglia, e come ti ho sempre detto, è il momento, per te, di diventare il presidente di ASSIF. avanti.

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