Da Massimo Pesci un importante rettifica, grazie Massimo!

Mi permetto di proporre una lettura fuori dal facile e ovvio scandalo che un fatto del genere può generare, non certo per difendere la CRI quanto per cogliere l’occasione e sollecitare una lettura più profonda di quanto accade durante le raccolte fondi in emergenza.

Il momento delle emergenze è un momento in cui il cittadino, in donatore, è particolarmente “debole”. Debole perchè, sopratutto se italiano, viene travolto dalla empatia, viene bombardato dalle immagini, viene sollecitato a donare da tutti i fronti. E mette mano al portafoglio o all’sms prima ancora spesso di capire a chi dona o dove andranno i soldi. E’ un atteggiamento che aggrava una già diffusa tendenza ad approfondire poco, ma che almeno in “tempo di pace” concede al donatore stesso il tempo di farsi una idea prima di donare. Questa dinamica trova poi spesso il suo contraltare assurdo quando alcuni mesi dopo, a emozioni placate, ci si chiede (stavolta con tutto il raziocinio la freddezza possibili!!!), “dove sono finiti i soldi”. Se per puro caso, o approssimazione, o peggio ancora dolo, i soldi in quei mesi si sono persi in qualche rivolo, o non hanno una rendicontazione precisa o un progetto mirato secondo voi a chi verrà data la colpa?
Non al cittadino che essendo “generoso” è esente da colpe, non a chi ha racolto fondi perchè essendosi dato da fare è esente da colpe, ma alla organizzazione che magari di quella raccolta non sa nulla. Ho estremizzato ma spero che il concetto sia chiaro.
Durante le emergenze tutta la filiera donazione-destinazione dei fondi-rendicontazione va curata con più attenzione del normale, perchè qualsiasi debolezza colpisce la parte emotiva e più sincera del donatore. Se chi raccoglie i fondi non ne è l’utilizzatore finale (come nel caso di una azienda, ma anche di un media televisivo o di un giornale, ecc) deve essere chiaro al cittadino come verranno spesi i soldi, o in assenza di progetti con che criterio verranno gestiti. Aimè anche a costo di rinunciare a qualcosa.
Non basta più dire a chi verranno dati, perchè involontariamente giochiamo spesso su una donazione “supeficiale”, che richiede una cura ancora maggiore perche ci è stata fatta “sulla la fiducia”. Un piccolo “scandalo” può fare molti più danni, per molto più tempo e a molti più soggetti, dei benefici che può portare il rischiarlo. Il donatore non è un selvaggio incapace di capire e da proteggere, ma sappiamo bene come le dinamiche di massa mettano in moto meccanismi delicati (in cui tutti noi cadiamo), e sta infatti a tutti noi provare ad evitarli, anche mandando giù qualche boccone amaro, o magari evolvendo le nostre azioni.

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

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