L’importante è il risultato

Le organizzazioni non profit conoscono il valore della loro causa ma spesso non la perseguono con strumenti adeguati. L’articolo del 21 gennaio su Vita vuole servire da sprono: è ora di aumentare gli investimenti nella raccolta fondi!

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

4 Comments

  1. Salve! Non sono perfettamente d’accordo con quanto affermato in quest’articolo. Infatti affermare di aver sostenuto poche spese di raccolta fondi non necessariamente significa aver fatto poca raccolta fondi. Se si riesce a coinvolgere nella buona causa anche chi ci fornisce prodotti e servizi, si può risparmiare senza rinunciare a niente; conosco varie organizzazioni che riescono a stampare il materiale gratuitamente, che hanno una societá che gestisce il sito internet gratuitamente, etc etc, e queste organizzazioni possono dire di fare molta raccolta fondi dicendo di spedere poco. Peraltro l’esempio dell’apple non mi sembra proprio calzante…perchè se a me cliente del profit non interessa quanto l’azienda spende in marketing, nella veste di profit mi interessa invece sapere quanto va destinato alla buona causa rispetto a quello che ha raccolto per quella causa.
    Preciso che questa è la prima volta che, leggendo tutti i suoi articoli, non mi trovo perfettamente d’accordo con lei. Saluti e complimenti.

  2. Gabriele forse non è chiaro che a forza di dire che su 10 euro ne spendi 8 nel progetto e 2 in costi amministrativi o di raccolta fondi, la gente, i giornalisti etc continuano ad accanirsi su tali statistiche ma non guardano ai risultati nè sono capaci di misurarli autonomamente nè di chiedere alle onp dati su cui misurarli.
    Partiamo dai risultati ottenuti, spendiamo per misurarli e spendiamo per comunicarli.

  3. Le aziende non profit sono aziende nate inizialmente per sopperire ai fallimenti dello stato e del mercato, ma ora il loro apporto è fondamentale per soddisfare dei veri e propri bisogni sociali.
    Certe organizzazioni assumono dimensioni tali per cui si rendono necessari dei professionisti da mettere a capo di operazioni, spesso complesse, che richiedono tempo e preparazione.
    Questi stessi ‘manager’ in un’impresa forprofit trovano il giusto equilibrio tra risultato per l’azienda ed un equo compenso per anni di studio e rinunce. Nell’azienda non profit l’unico fattore che non deve essere remunerato è il capitale, perché si ricevono donazioni.
    Coloro che non sono d’accordo possono dire di partecipare ad un organizzazione solida, che sfrutta al massimo le proprie potenzialità?

  4. Non entro in merito ai contenuti del post: non ne ho la competenza ma mi soffermo sull’ultimo verbo utilizzato dal Prof. Melandri e cioè “sognare”. credo che sia questa la carta vincente non solo di un buon fundraiser ma di qualsiasi persona, in qualsiasia parte del mondo, qualsiasi lavoro faccia. per cui se il Prof. Melandri si permette di “sognare” nel 2011 io gli auguri di poterlo fare nel 2012, 2013, 2014 e negli anni a venire Soprattutto oggi. soprattutto di questi tempi.

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