“Non Profit Report 2011…che valore ha?

Ormai da anni non credo nelle indagini comportamentistiche. Non credo molto neanche nei focus group, anche se ancora un qualche valore per alcune ristrettissime cose ce l’hanno. In realtà la gente non dice più quello che pensa, ma soltanto quello che conviene dire. Nel nonprofit poi questo è impressionante. Quante volte hai donato? Molte (chi dona poco è cattivo, chi dona molto è buono). Lo fai volentieri? Certo! (ci mancherebbe!) Cosa ti manca di più? La trasparenza (salvo poi non leggere una riga di bilancio sociale….anche se viene mandato decine di volte). Cosa ti piace di più? La generosità completa (io non sono egoista). Vorresti ricevere tutte le richieste di donazioni on line? Certo! (è più ecologico, salvo poi avere un calo della donazioni drammatico, quando  si sposta questo donatore solo sull’on line) Ecc..ecc… Insomma lo sappiamo già quello che la gente dice che pensa. Ma è quello che pensa? E’ veramente quello che pensa o è quello che pensa che dovrebbe pensare?

Ne parlavo con Adrian Sargeant, un pioniere dell’analisi psicologica sul fundraising. avevamo in mente un ricerca comparata, Usa, Uk, Italia sui donatori. In passato Adrian ha usato moltissimo la tecnica dell’autodichiarazione di comportamento. E mi diceva “Ora basta. Oggi non ha più nessun valore un indagine sulle dichiarazioni di comportamento, occorre guardare che cosa la gente “fa”, non che cosa la gente dice che “farebbe” o dice che “ha fatto”. Semplicemente sono dichiarazioni false.

La mia sfida per le prossime indagini è di andare a fare test sul campo. Di fronte a una newsletter di un certo tipo, fatta in un certo modo, ho meno o più donazioni? E se la faccio in un altro modo ottengo più donazioni? Insomma il tempo delle ricerche con campioni un po’ imprecisi (non è questo il caso, che anzi ha un campione vastissimo, ma di altre ricerche viste recentemente) e di analisi basate sulle autodichiarazioni forse è quasi finito. Adesso occorre fare un passo avanti e sono convinto che i bravi autori della ricerca di cui vi riporto il comunicato stampa, con il database gigantesco che hanno a disposizione, con la grande opportunità di contatti che hanno, possono far fare passi da gigante alla ricerca nonprofit. A patto che siamo tutti disposti a condividere i dati che servono per produrli, e a far testare nei vari siti le domande

P.s. cosa vi piacerebbe sapere? Scrivetemi le vostre domande e io proverò a metterle insieme per una ricerca nuova, insieme a chi ci vorrà stare!

Intanto date un’occhiata alla ricerca.

“Non Profit Report 2011 –ContactLab in collaborazione con VITA Consulting, http://www.contactlab.com”

Gli utenti fedeli al terzo settore fotografati nei loro comportamenti digitali utilizzano i social network, più o meno spesso, per scrivere post o caricare foto, ma solo in parte li frequentano per tenersi aggiornati sui progetti delle Onlus di proprio interesse, preferendo newsletter e siti web. Cercano un contatto diretto con le organizzazioni, chiedono trasparenza concretezza.

I social network: un mondo ancora da esplorare

La metà degli intervistati – il 49% degli oltre 20.000 contatti già presenti nei database di 38 organizzazioni non profit in Italia, invitati a rispondere a un questionario online – dichiara di utilizzare i social network per scrivere post, caricare foto e partecipare a gruppi. Cambia però la frequenza: solo il 14% riconosce infatti di avere una presenza social attiva e assidua, mentre un ulteriore 35% scrive, commenta o condivide contenuti sul proprio profilo più raramente, pur mantenendosi aggiornato sulle attività dei propri amici e contatti.

Trasparenza, chiarezza, continuità dei messaggi uguale fidelizzazione

Gli utenti chiedono trasparenza e concretezza: lo fanno manifestando l’esigenza di un’area riservata all’interno del sito delle Onlus (62%), per poter seguire da vicino lo sviluppo dei progetti o chiedendo maggiore cura dei contenuti, nelle newsletter così come nelle pagine social. Vorrebbero trovare più storie, magari illustrate da fotografie e accompagnate dai commenti degli stessi utenti che desiderano condividere la propria esperienza e portare una testimonianza del proprio impegno a sostegno di una causa.

Il passaparola, ancora oggi principale strumento di informazione per un utente su sei, aumenta esponenzialmente la sua portata grazie ai social network: un’opportunità da sfruttare allargando e rafforzando la propria rete di contatti e sostenitori, oggi più che mai capaci di diventare ambasciatori delle iniziative delle Onlus.

Non Profit Report

L’edizione integrale dell’indagine che ha visto coinvolte 38 organizzazioni non profit (grandi, medie e piccole, attive in nove diversi ambiti) e oltre 20.000 contatti presenti nei loro database che hanno completato il questionario online, è disponibile per il download all’indirizzo http://www.contactlab.com/nonprofitreport

Allo stesso indirizzo è disponibile l’infografica di approfondimento: Gli utenti fedeli al non profit e il web. Il dono online e il rapporto coi social network

valerio-melandri.jpg

valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

4 Comments

  1. E’ proprio così, lo confermo, dal mio punto di vista ci sono troppe persone che non dicono la verità sul non profit, e mentono sulle reali condizioni.
    Fa comodo dichiarare quello che più conviene, per ovvi motivi di interesse economico e di immagine personale.
    C’è d’altro canto qualcuno che non ama rilasciare dichiarazioni e allora si ipotizza non ama mettersi in mostra sia una persona onesta… ma forse non lo sapremo mai!
    Quando al supermercato le cassiere chiedono di aggiungere un euro per Telethon la risposta più frequente é: “Ho già dato”
    Ma chi può sapere se ha quel cliente già donato veramente??

  2. il non profit non brilla in comunicazione.
    A mio avviso i punti più facili e poco utilizzati ad esempio nella mia città sono:
    – Arena – ogni serata (o serate a tema specifico) dovrebbe essere caratterizzata verso una tipologia di disabilità – permettere quindi la presenza gratuita di disabili e la raccolta di fondi specifici
    – Verona Fiere – ogni manifestazione dovrebbe avere un approfondimento su tematiche connesse alle diverse tipologie di disabilità
    – televisioni locali – garantire 50% della pubblicità in pubblicità progresso
    – ecc.
    I sondaggi a mio avviso invece sono ovviamente poco significativi

  3. Nel 1994 la prima volta che andai a fare volontariato in Africa
    uno dei consigli piu’ utili che il vescovo del luogo mi diede fu:
    “quando parli con la gente locale , tieni presente che ti risponderanno
    non quello che pensano realmente ,bensì quello che ben sanno
    che ti fara’ piacere sentirti rispondere.”
    Lì per lì -abituata alla esagerata sincerita’ buonista romagnola, mi scandalizzai
    di un consiglio che mi parve cinico, ma nel corso degli anni
    si è rivelato molto utile.
    Capii che si comportavano così non xche’ fossero falsi
    o ipocriti o opportunisti, ma semplicemente per un motivo “culturale” di “rispetto ” -dal loro punto di vista-nei confronti degli occidentali
    e per continuare a mantenere una buona relazione con l’interlocutore.

    Ora apprendo da Lei che tale comportamento si è diffuso vieppiu’
    anche in Italia,e ,considerando il repentino cambiamento dei valori etici,gli effetti della crisi economica ,
    il relativismo imperante globalmente, la qualita’ dell’insegnamento scolastico e non , etc,
    ciò non mi stupisce affatto.Non resta che amaramente prendere atto di cio’
    e procedere come Sergeant le ha confermato. Bene,almeno un rendiconto slides risparmiato,
    la Sua Brillante Didattica ne risentira’ ben poco … 😉

    Comumque,se la puo’ consolare, esistono ancora un buon numero di Paesi
    dove la Gente dice ancora quello che pensa,
    peccato però che nella maggior parte di questi Paesi
    nessuno pensa di sottoporre loro un questionario o chiedere una donazione
    perche’ potrebbero donare troppo poco,quindi non sono “interessanti”…..per il FR.

    CS- LR

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *