18 Settembre 2013

Codice di condotta per vivere

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Non so, non sono convinto… non mi piace…
Questo cartello è appeso all’ingresso della scuola dove vanno i miei figli.
Si tratta di un “code of living”, un codice di condotta. Una serie di valori, tutti da commentare. Molto pericolosi, se presi astrattamente. Molto moralisti piuttosto che morali.
Ecco la traduzione e un commento brevissimo, quasi eterodosso…

Integrità: “conosco la differenza fra ciò che è giusto e quello che è sbagliato”. Certo è importante, ma mi sembra molto più importante conoscere la differenza fra “quello che mi interessa e quello che non mi interessa”, un criterio meno moralista e meno schizofrenico.
Generosità: è importante essere generosi, ma è bene ricordarsi anche di “non dare le perle ai porci” (Matteo, 7,6.12.14). Ovvero la generosità deve seguire il suo valore principale che è il ricevere il piacere dall’altro, dandoglielo. Altrimenti è uno spreco.
Responsabilità: “le persone possono contare su di me e io posso contare su me stesso”. Ma cosa vuol dire contare su me stesso? Non lo capisco! Tratto bene le persone perchè così loro trattano bene me. E più le tratto bene, più mi trattano bene. E la vita è più bella.
Rispetto: “gli altri possono anche non amarti, ma non possono mancarti di rispetto”. In effetti, su questo c’é ben poco da dire. Una persona “debole” cerca di piacere a tutti, mentre una persona “forte” dà rispetto e cerca  il rispetto (ovvero tratta bene e si fa trattare bene).
Compassione: ovvero ho cura dell’altro. Come fa il samaritano che decide di avere cura dell’altro perché vuole ricostruire la sua economia, vuole ridargli vita… e così ne ha cura. Altro che elemosina, altro che carità. Si tratta di compassione, ovvero mettere passione “con – passione” verso l’altro.
Onestà: “dico sempre la verità anche se può avere delle conseguenze sbagliate”. Davvero? Io non sono d’accordo. Se so che può far male a qualcuno, se so che dire la verità può ferire e inutilmente far soffrire NON dico la verità. L’extra-sincerità è un peccato, non un valore.

Ma la parola amore, intesa come cura dell’altro, cura del piacere dell’altro, cura che l’altro sia felice… non è nel codice di condotta.
Non sarebbe male se prendessero in considerazione un po’ di Vangelo, letto non in modo clericale e stupido, ma letto come se Gesù fosse un “uomo sano” che sapeva come stare al mondo, senza moralismi, ma con una serie di idee interessanti.
Non dice “pagate le tasse”, ma dice “date a Cesare quel che è di Cesare”.
Non dice “non giudicate le prostitute”, ma dice “chi è senza peccato scagli la prima pietra”:
Non dice “siate sempre buoni e genuini”, ma dice “siate semplici come colombe e furbi come serpenti”.
Una serie di frasi che non hanno a che vedere con le indicazioni fredde e senza motivazioni del “code of living” proposto ai bambini della scuola media americana.
Tutte cose giuste, per carità, ma davvero pensiamo che il futuro dei nostri figli si possa basare su questo? O ci vuole qualcosa di un po’ meno moralista e un po’ più profondo (e meno banale) legato ai veri interessi di ciascuno di noi?

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