Da “Terzo Settore Distributivo” a “Terzo Settore Produttivo”

Ero a cena con Marco Morganti (Ad di Banca Prossima) e con Sarah Holloway, direttore del Management Program della Columbia University. Lui, con un inglese praticamente perfetto (pur non avendo mai vissuto negli States), le spiegava l’idea di Terzo Valore, ovvero di una prestito condiviso con la gente, un terzo valore, cioè una terza via fra prestito e donazione (alcuni direbbero una “prestIzione”). Ho visto gli occhi dell’americana illuminarsi…”mica male quest’idea, noi non l’abbiamo!”

Io conoscevo “Terzo Valore” da lontano, ma anche io l’ho capita meglio quella sera…va nella direzione che auspico, trasformare il terzo settore da erogativo a terzo settore produttivo. E’ l’intuizione di Zamagni, che dice “nel 1200 le Miserciordie, la prima organizzazione nonprofit nata nel mondo è nata per fare gli ospedali, l’assistenza, le opere di carità. Dice Zamagni:

“…è bene che consideriamo la situazione in prospettiva storica. Il nonprofit è nato in Italia nel 1200. Lo so che nell’ambiente anglosassone non piace sapere queste affermazioni ma la verità storica è la verità storica. Il nonprofit nasce in territorio di Umbria – Toscana, sotto l’influsso del francescanesimo e nasce nelle forme alcune delle quali esistono ancora oggi, pensate alle Misericordie. Allora però le Misericordie non erano un’associazione di volontariato, come sono adesso, ma erano delle autentiche imprese sociali che hanno fondato gli ospedali. La figura dell’ospedale nasce in Italia, non altrove, prima non esistevano gli ospedali e poi dall’Italia, dalla Toscana si diffondono nel resto del mondo. In altre parole il nonprofit italiano nasce come nonprofit produttivo, cioè dire un nonprofit che produce beni e servizi di varia natura sulla base di una intenzionalità e di un carisma. Il mondo anglosassone, invece, inventa il nonprofit redistributivo, cioè un nonprofit il cui compito è quello di redistribuire in applicazione del restitution principle – il principio di restituzione – ciò che individui ma soprattutto le imprese decidono di donare per scopi di tipo benefico, filantropico ecc….”

Ne parleremo ad un mini-convegno a Milano con Marco Morganti e altre testimonianze che hanno applicato “Terzo Valore” con successo, ecco la locandina.

 

 

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

2 Comments

  1. Caro Valerio, la trovo una prospettiva interessante soprattutto per quelle organizzazioni che si occupano proncipalmente di assistenza, ma per quanto riguarda le istituzioni che producono e/o promuovono iniziative culturali??

  2. dobbiamo in qualche modo trovare dei modi per autosostenerci, con la vendita, la produzione, la creazione di nuove utilità e di nuovi servizi. Bisogna rendere efficienti le strutture, lavorando bene e non sprecando, e non dicendoci “tanto è una nonprofit”, bisogna rendere superprofessionali i team e pensare come sostenerci grazie alla produzione di servizi innovativi. Bisogna immaginare nuovi idee e nuovi prodotti….ma io mi chiedo perchè l’IPAD che ha paerto un nuovo e completamente inesplorato bisogno della gente deve essere inventato da una azienda profit e mai da una nonprofit, perchè noi dobbiamo limitarci a copiare e imitare e mai a inventare? Gli ospedali non c’erano, oggi ci sono: itunes non c’era, oggi c’e’. Ieri chi inventava erano le nonprofit, oggi le profit. PERCHE??????

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