Parente, altro parente, tutore… ovvero la fine della parola madre e padre

A scuola mi chiedono di compilare alcuni documenti con i nostri dati. Middle School 250, una scuola pubblica alla 95 street e West Side Drive. Decine di fogli: “vuoi che faccia le gite?” “vuoi che gli venga fatta l’educazione sessuale, con questi e questi argomenti?” “vuoi che mangi a scuola o fuori”, “vuoi che vada a casa da solo o con te?” ecc, ecc, ecc….
Ma c’è un foglio che mi colpisce: la richiesta dei MIEI dati. Non sono più un padre (father), mia moglie non è più una madre (mother). La richiesta è  “chi è il guardian che ha autorità legale sui figli” e poi: “che relazione ha con il bambino” (e qui si può scrivere padre, madre, fratello, zio). C’è poi un secondo spazio per “other guardian” (altro “guardiano”)  Ovviamente in questo spazio si può anche mettere due volte padre (se il bambino è “figlio” di una coppia gay) o chiunque altro abbia autorità legale sul bambino (nonna, patrigno, ecc).

Un po’ sorpredente la fine della parola madre, padre, ma non facciamola tanto grossa.
Ci sono bambini che vivono con gli zii, con i fratelli maggiori che hanno sorellastre, fratellastri, i cui genitori sono separati, risposati, ri-separati, fatti altri figli, non riconosciuti, sconosciuti, ecc…
Questo è quello che succede oggi nel mondo.
È inutile fare gli struzzi. E dire “guardian” e “other guardian” mi sembra un normalissimo modo per accogliere più che per separare…. penso che ci arriveremo anche in Italia.I moduli di raccolta dei dati raccontano la realtà, non la inventano.

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

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