30 anni di Apple: profit o nonprofit?

A lezione, uno studente mi ha detto: “Il problema è che chi lavora nelle imprese profit pensa solo a guadagnare, e a sfruttare tutti. Gli unici che costruiscono veramente la società sono coloro che lavorano nelle organizzazioni nonprofit” e poi ha continuato: “Riuscirebbe a farmi un esempio di un’azienda profit impegnata nella risoluzione dei problemi sociali almeno quanto lo fanno le organizzazioni nonprofit?”.

Con serenità ho risposto che è secondo me è sbagliata questa logica.
Oggi, è difficile pensare ad un’impresa “seria” che non si impegni “anche” per risolvere i problemi sociali. Mi spiego. Alcuni pensano che l’unico modo per fare qualcosa di buono nel mondo del lavoro sia occuparsi di persone svantaggiate, o di anziani, o di bambini, oppure dedicarsi alla “imprenditoria sociale”. Ma non è così. Oggi esistono tante forme ibride fra profit e nonporfit che producono tanto bene comune. Quanto “bene comune” fa un bravo imprenditore che produce occupazione? E’ profit o nonprofit una piccola azienda artigianale (e ce ne sono tante a Forlì), che pur non guadagnando, rimane aperta anche per dare un lavoro ai propri dipendenti?
Recentemente in Usa, si sono festeggiati i 30 anni della creazione di Apple, l’azienda che ha reinventato il Pc, l’IPhone, l’IPod, l’IPad. Si potrebbe pensare che siccome Apple non si è MAI occupato di “sociale”, e Steve Jobs, il fondatore, si è sempre distinto per NON avere mai fatto grandi donazioni al nonprofit, Apple sia un’azienda “cattiva”. Io penso invece che Apple, ha fatto molto più bene all’umanità, di tante organizzazioni nonprofit!
Senza il lavoro di Steve Jobs saremmo ancora lontani almeno dieci anni dall’iPad, che ha introdotto l’era della lettura digitale. I medici usano i tablet per migliorare l’assistenza sanitaria, per curare l’autismo; servono a stimolare la creatività dei bambini e hanno permesso di rivoluzionare la formazione in campo medico. Il lavoro “cattivo” di Jobs (perché Apple è un’azienda profit), ha aiutato i non vedenti a leggere i testi scritti e ha permesso loro di riconoscere le banconote; ha permesso ai fisici di approfondire le loro ricerche, e ai chirurghi di migliorare le prestazioni in sala operatoria. Senza Jobs, avremmo dovuto aspettare ancora chissà quanti anni prima di avere un meccanismo facile da usare per disporre di musica in formato elettronico senza “scaricarla illegalmente”, oppure continuando a masterizzare i CD, (ovvero centinaia di milioni custodie in plastica). Non esisterebbe la video conferenza, i nostri computer continuerebbero ad andare in tilt… etc..
Il lavoro “profit” di Steve Jobs ha fatto tanto “bene comune” a tanti. Anzi molto probabilmente la ricchezza che generano le imprese profit, permette a tanti anziani, bambini e disabili di vivere meglio.

Le vecchie distinzioni profit e nonprofit non esistono più. Non esiste più il lavoro “buono” di chi non è pagato e fa il volontario, e il lavoro “cattivo” di chi è pagato e fa impresa. Quello che conta è la misura degli impatti “sociali” che hanno le nostre azioni, non se lavoriamo per un’impresa profit o un’organizzazione nonprofit.
Non c’e’ più il diavolo (impresa) e l’acqua santa (il volontariato). Solo in Italia ormai si respira la netta divisione fra i datori di lavoro (cattivi) e i dipendenti (buoni). Non è più così. Ormai il mondo è fatto di tante realtà ibride. Si può perseguire il “bene comune” facendo impresa, e fare “solo” i propri interessi impegnandosi in un’organizzazione nonprofit. Dipende da ognuno di noi.

 

 

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

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