Bloccati a casa

Un’amico, un po’ depresso, mi ha detto che è bloccato a casa, a causa dell’emergenza Coronavirus.

“Ma tu puoi sempre lavorare da casa”, ho detto. Lui era d’accordo con me, ma mi ha detto chiaramente che quando è stata una sua scelta, la situazione era diversa. Era LUI che decideva di usare skype, o un qualunque altro sistema di collegamento via web. Il primo lavoro è prendersi cura delle persone che ti circondano e aiutare gli altri a ritrovare la salute. Dopo di che, abbiamo delle scelte da fare. Scelte su come passare il nostro tempo, come connetterci e come vedere il cambiamento nella nostra vita.

E se ci impegnassimo a guardare meno Netflix e non di più?

Meno aggiornamenti delle notizie, meno video di YouTube, meno distrazioni digitali.

E se decidessimo di trovare un modo per connetterci con le persone che hanno bisogno di noi, per aiutare le persone, per costruire qualcosa di generoso per la nostra comunità? E se scegliessimo di imparare qualcosa? Tutto il tempo non speso a fare il pendolare o in riunioni – è un’occasione per immergersi nel lavoro di riflessione.

Anche quando ci ritiriamo dall’interazione fisica, c’è un’enorme opportunità di connettersi, di imparare e di capire.

Il panico è una scelta, così come la generosità produttiva. Buona salute e tranquillità a voi e alle persone a cui tenete.

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valerio melandri

Autore, consulente, speaker e formatore sul fundraising.
Questo significa che scrivo, consiglio e parlo di fundraising dalla mattina alla sera, aiutando le organizzazioni nonprofit a raccogliere più fondi. Vivo in Italia ma insegno, faccio consulenza, o parlo a convegni anche all’estero.

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