La virtù meno praticata nel fundraising è la pazienza, cioè la passione.
Se non hai pazienza NON hai passione.
No, non sto sognando.
PA-zienza e PA-ssione hanno la stessa radice.
E in fondo se non hai la pazienza di aspettare un risultato, di vedere i frutti del tuo lavoro, beh allora può voler dire che non hai veramente una passione. Pazienza e passione sono la stessa cosa.
Ma quanta pazienza ho con i miei figli? Solo perché ho una passione per loro, altrimenti mollerei prima. Non ho dubbi.
Senza pazienza non c’è vera passione.
I veri fundraiser trascorrono settimane, mesi o anni insieme ai donatori, guidandoli attraverso il ciclo che porta alla donazione. Con tantissima pazienza, perché hanno passione. I falsi fundraiser cercano le ricette magiche per raccogliere soldi.
Mi spiego.
Pensate di trascorrere molto tempo dietro l’agenda di un donatore per poi scoprire, la mattina stessa, tramite un messaggio di Whatsapp che l’appuntamento è saltato.
Ci si sente “quasi” umiliati, è vero, ma invece di amareggiarti, perché non provi ad avere pazienza?
Si tratta di un rifiuto “vero”? O questa persona ha veramente avuto un impegno per cui l’appuntamento è saltato? Se non ti ha detto “Non chiamarmi mai più” puoi sempre scegliere di avere pazienza. E riprovarci.
Siamo noi che abbiamo davanti un bivio: può scegliere di pensare che la persona sia antipatica (e rimanerci male) o si può scegliere di pensare, ad esempio, che suo figlio si sia veramente ammalato e che per questo motivo l’appuntamento è saltato.
Direi che avete il potere di vedere ogni battuta d’arresto in due modi:
1- con comprensione,
2- con rabbia.
Cosa scegliete?
La risposta è: dipende dalla pazienza (cioè dalla passione!) che mettete in campo.
L’ultima cosa che bisogna fare è prendere il cellulare, e scrivere un messaggio mentre si è arrabbiati o frustrati.
Senza pazienza.
È meglio fare un respiro profondo e prendere una pausa.
Un’idea potrebbe essere scrivere un diario dei buoni risultati ottenuti nel fundraising, sul quale aggiungere anche i nomi dei primi cinque o dieci donatori, e rileggerlo quando si ha intenzione di buttare tutto all’aria.
Chiamate una di queste persone solo per salutare e vedere come sta. È un modo di riconnetterli all’organizzazione, ma anche un modo per tirarsi su di morale che rafforzerà la vostra forma mentis.
Poi si può tornare a lavoro e concentrarsi sugli obiettivi.
Va bene sentirsi delusi, ma bisogna pensare: “Qual è il mio piano? Adesso chiamo l’assistente del donatore e mi faccio fissare un altro appuntamento.”.
Si può quindi decidere di rimanere delusi o di rimettersi in sesto. Un vero fundraiser di successo si rimette in sesto velocemente.