Non c’è niente di più pericoloso della comodità. Ti siedi, fai quello che hai sempre fatto e credi di essere al sicuro. Ma il fundraising non funziona così. O si innova o si muore (metaforicamente, ma neanche troppo). Il fundraising del futuro integra i canali per raggiungere più donatori e massimizzare l’impatto: la soluzione è combinare digital e cartaceo per aumentare le donazioni.
1. Tornare indietro… al cartaceo
L’uso del retargeting postale (inviare materiali cartacei a chi ha visitato il sito web dell’organizzazione) in futuro aumenterà sempre di più: questa strategia di fundraising combina il meglio del digital e del cartaceo, convertendo chi ha mostrato interesse online in donatori effettivi.
E’ vero (ovviamente) che la tendenza a fare donazioni direttamente sui social media continuerà a crescere. Non si tratta di “rubare” donazioni dai canali tradizionali, ma di intercettare nuovi segmenti di donatori che non avrebbero donato altrimenti. Le organizzazioni devono quindi integrare i social media come canale primario di raccolta fondi.
2. AI è solo un strumento, solo uno strumento, solo uno strumento. Però potentissimo!
L’AI serve già a due cose fondamentali. Chi non la usa, già per questo non va da nessuna parte (e ne parlavo su questo blog già 8 anni fa!!!).
– Strumento per creare contenuti
L’intelligenza artificiale generativa diventerà uno strumento chiave per creare contenuti (testi, immagini, video) in modo rapido e personalizzato. Ma solo se si hanno delle idee. Altrimenti sarà il caos e la standardizzazione, vecchia e monotona.
– Analisi predittiva
L’analisi predittiva consentirà di anticipare i comportamenti dei donatori e di creare campagne mirate su segmenti specifici. Le organizzazioni che sapranno sfruttare questa tecnologia potranno ridurre i costi di acquisizione e migliorare la fidelizzazione.
3. Sintesi, sintesi, sintesi. Il reporting sull’impatto deve essere più digitale e più chiaro.
I donatori vogliono sapere quale impatto concreto ha avuto il loro contributo. Invece di fornire report generici e troppo complessi, le nonprofit dovrebbero investire su strumenti digitali di reporting: una bella landing page, email con infografiche, video brevi. Meglio una semplice presentazione su Canva che 100 pagine di numeri che nessuno leggerà.
4. La tecnologia può (e deve) migliorare la gestione del personale
Il turnover del personale nonprofit è in forte aumento. Le cause principali sono il sovraccarico di responsabilità, la mancanza di crescita professionale e i salari non competitivi.
Le organizzazioni devono usare il digitale non solo per raccogliere fondi, ma anche per migliorare la gestione interna: automazione di processi noiosi, strumenti di collaborazione online, formazione personalizzata via e-learning.
Coccolate i vostri collaboratori e offrite maggiore flessibilità, supporto e opportunità di crescita per trattenere i migliori talenti. Così come i board delle nonprofit devono diventare più dinamici, diversificati e tecnologicamente competenti.
5. Social media: conta di più un mediocre account personale di uno straordinario account aziendale
I social media stanno premiando sempre di più gli account personali rispetto ai brand. Le nonprofit dovrebbero investire nella creazione di contenuti autentici attraverso i profili personali dei propri leader, (ma anche i collaboratori, i dipendenti e i volontari) che ispirano maggiore fiducia e generano più engagement rispetto ai canali istituzionali.