Quando qualcuno mi chiede da che parte iniziare, io rispondo sempre con il mio metodo per fare fundraising: attira, converti, vizia. Tutto qui. Sembra semplice, ma è rivoluzionario, perché segue il percorso naturale del donatore.
1. ATTIRA
Vuoi che la gente noti la tua causa? Non basta bussare educatamente. Serve un’idea potente che faccia dire:
“Aspetta un attimo… devo saperne di più!”
Come fare?
- Sii spettacolare: crea contenuti che sorprendano. Un mini-documentario di 2 minuti con persone reali, un post che unisca umorismo e dramma.
- Regala valore: insegna qualcosa di utile (anche un semplice trucco per risparmiare acqua), dimostra la tua competenza.
- Suscita curiosità: non urlare la causa, lascia indizi intriganti. “Sai come 10 euro possono cambiare la vita di un bimbo in Kenya… in 10 modi diversi?”
Non stai solo chiedendo soldi. Stai avviando una relazione. E prima di tutto, serve conquistare l’interesse.
2. CONVERTI
Hai catturato l’attenzione? Bene. Ora spingi all’azione.
Ma attenzione: se il donatore arriva su un sito confuso, lo perdi.
Cosa funziona?
- Chiarezza brutale: spiega dove va ogni euro. “Con 15€ garantisci 3 pasti caldi a un senzatetto per una settimana.”
- Urgenza concreta: inserisci scadenze vere. “Abbiamo tempo solo fino a venerdì: il furgone per la mensa mobile parte sabato.”
- Zero ostacoli: niente moduli infiniti. Un pulsante “Dona ora” e un form rapido bastano.
Vuoi che il donatore senta di fare subito la differenza? Allora non complicargli la vita.
3. VIZIA
La donazione è solo l’inizio.
Ora il tuo compito è far sentire il donatore unico, protagonista.
Come?
- Ringrazia fuori dal coro: lettera a mano o vocale WhatsApp per raccontare cosa ha reso possibile la sua donazione.
- Aggiorna dal campo: foto, video, testimonianze vere. Il donatore deve vedere l’impatto.
- Coinvolgi davvero: invitalo a eventi, incontri con i beneficiari, mandagli una sorpresa per il compleanno.
Un donatore viziato è un donatore felice. E un donatore felice… resta.
Perché funziona questo metodo per fare fundraising?
Perché non improvvisa. Rispecchia le fasi psicologiche di chi dona: scopre, agisce, si lega. E quando funziona, il fundraising non è più una corsa a ostacoli, ma un motore fluido e inarrestabile.