“Saltano i nervi, anche al servo, se non serve” (da La Bella e la Bestia)

[Per il fundraiser]

Il fundraiser è il servitore del nonprofit.
Il fundraiser è un servo che ha un compito ben preciso, far parlare le buone cause.
E anche se il compito del fundraiser a volte è ripetitivo, stancante, noioso, scocciatore, non alla ribalta, umile, ignorato… devi sempre tenere a mente il suo scopo: essere al servizio del nonprofit.

[Per il Presidente]

Se da una parte il fundraiser deve conquistare consapevolezza circa il suo ruolo, dall’altra deve avere la possibilità di generare utilità e sperimentare il fundraising.
Perchè – come dice la fiaba – circa il servitore condannato all’inattività da decenni: “Saltano i nervi, anche al servo, se non serve” .
Il fundraiser non è felice se non riesce a fare niente. Non è contento di stare da mattina a sera senza più “servire”. Un servo, se non serve, impazzisce. L’ideale nel lavoro non è fare nulla, ma fare il proprio

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Cosa piace e non piace ai donatori? Una ricerca made in USA

Una sempre attuale ricerca, svolta su donatori americani, fa riflettere su quelle che sono le tecniche di marketing per il fundraising adottate dalle organizzazioni nonprofit. Dalla ricerca infatti risulta una forte preoccupazione dei donatori per le tecniche di marketing troppo aggressive: particolare attenzione invece viene rivolta dai donatori verso quelle piccole organizzazioni nonprofit locali che hanno come fulcro della loro attività benefica l’uomo.

La decisione di donare viene presa in base ad esperienze e vissuti personali ed alle emozioni suscitate: quasi nessun donatore intervistato ha fatto la sua scelta in base all’analisi dei Form 990 (una sorta di bilancio pubblico comune per tutte le organizzazioni nonprofit statunitensi, per curiosità guardate i siti www.guidestar.org, www.charitynavigator.org). Inoltre i donatori hanno buona memoria degli scandali che hanno coinvolto alcune grandi organizzazioni nonprofit e non gradiscono sollecitazioni inviate con troppa insistenza o non richieste, sollecitazioni telefonica e brochure troppo “patinate”.

Non gradiscono troppo

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Nel fundraising, l’eroe solitario non funziona

La pratica della raccolta fondi, pur facendo ormai parte integrante della cultura, e della necessità di molte organizzazioni non profit, non è ancora sufficientemente compresa. Spesso è mal rappresentata e troppo spesso vista con sospetto ed apprensione dai responsabili delle organizzazioni non profit, specialmente dai consiglieri di amministrazione. E così il fundraiser, troppo spesso, si sente un eroe solitario.

Cosa può capitare in una nonprofit

Immaginiamo la scena. Cosa succede in una organizzazione nonprofit poco dopo aver firmato la consulenza con un  fundraiser per un importo ritenuto capiente.
Nel presentarlo ai consiglieri, il presidente (o il direttore), che lo ha assunto, descrive la soddisfazione di essere riuscito a far capire al consiglio di amministrazione quanto fosse essenziale assumere un fundraiser di professione. In conclusione del suo discorso, il presidente si dice orgoglioso dei progressi fatti dall’organizzazione nonprofit ed entusiasta per le prospettive future. Infine sospira sollevato dicendo che finalmente le responsabilità

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Capacità di network = regalare competenze

Lo so, lo so, non dovrei, ma un po’ di vitamine fanno bene. Ricevo, con un po’ di sorpresa, perchè davvero non mi ero reso conto di aver fatto niente di più di quanto umanamente è normale fare, quando si ha un rapporto con uno studente e poi collega. Ed è ovviamente un onore per me, ricevere queste poche righe:

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Caro professor Melandri,
come sta?
le scrivo queste righe per ringraziarla non tanto di tutto quello che ha fatto per me in questi anni (davvero tanto), ma di quello che è stato per me in questi anni: un docente formidabile, un esempio funzionante, un consigliere indispensabile e un attivatore di prossimità. è una delle poche persone che considero davvero in gamba… come le ho detto a castrocaro ho deciso di provare la nuova organizzazione nonprofit per tre mesi e poi….vedremo!
Nel frattempo

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Spero che i fundraiser spariscano nel nulla…

Ieri ho ricevuto da un lettore del blog il seguente commento:

“Sono allibito. Qualcuno vi dovrebbe spiegare che se questo paese vuole continuare ad essere una potenza economica, non basta saper fare il fund raising. Occorre saper produrre, occorre conoscenza e ricerca, non solo denaro e non solo saperlo fare. Occorre sapere veramente, sedimentare conoscenze. Io sono un ricercatore e vi dico con tranquillità: mi fate orrore. Spero che la vostra professione sparisca in un vortice di nulla, la stessa sostanza di cui è fatto il vostro lavoro. Emilio”

Non mi ha dato affatto un impressione negativa o offensiva. Tutt’altro, lo ritengo davvero utile, per capire quello che la gente, che magari non conosce bene la nostra professione, può pensare. Lo lascio ai vostri commenti. E speriamo che con “emilio” inizi un dialogo costruttivo. Mica male eh? (VM)

C’è solo un modo per vincere la concorrenza: essere più veloci !!!

 

Ho letto che Loris Meliconi, il fondatore dell’azienda che negli anni ’80 produceva il “guscio per il telecomando” e che poi ha inventato decine di oggettini (tipo il telecomando universale, o i salvaspazio…), non registra più nessun brevetto delle sue invenzioni.
Tanto non serve a nulla. Non ha paura della concorrenza.

“Spendere energia e tempo per proteggere le proprie invenzioni con i brevetti nazionali e internazionali, è una spesa inutile.
Tanto ti copiano tutto comunque.
E prima che riesci a fermarli legalmente è già tardi.
I processi si vincono dopo 10 o 20 anni.
C’è solo un modo per vincere la concorrenza: essere più veloci.
Bisogna solo essere più veloci possibile, più veloci degli altri.
Continuare a inventare guardandoti

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Ami il fundraising?

Riprendo e aggiorno un articolo letto su un magazine americano qualche tempo fa sull’amore per il fundraising. Il fundraising, certo, è una professione da amare, ma com’è possibile che esistano team di fundraiser a cui non piace il fundraising?!

Perché non lo ami?

Ecco alcune delle riflessioni che ho trovato nell’articolo e che voglio tornare a condividere qui:

  • Il fundraising è innanzitutto emozione, non solo intelletto. Non permette solo di mostrare quanto intelligente sei e quanto hai studiato, ma ti permette di mostrare se hai il “bernoccolo dell’umano” o sei solo un mestierante…
  • Può diventare semplicistico e ripetitivo, se non lo ami (a volte, addirittura cinico).
  • E’ una professione dove si deve ammettere che da soli non ce la si fa, servono i donatori. Per alcuni è difficile, al punto che ci si limita a fare il pre-fundraising (ne parleremo…)
  • Se non ti piacciono le pubbliche relazioni, forse non è la

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La storia del fund raising italiano

Che si impari dalla storia lo dicono in molti, ma quello che abbiamo scoperto in 2 anni di ricerca e che è contenuto nel libro “Il fund raising italiano: storia e prospettive” è forse sorprendente.
Sento spesso dire dai colleghi, e non a torto, che non esiste una cultura del fundraising, tanto nelle organizzazioni nonprofit quanto nei donatori: nel libro invece abbiamo scoperto che questa cultura, le tecniche, le capacità di raccogliere fondi erano ben radicate in Italia nel passato (anche nel Medioevo!), poi sembra che ad un certo punto la memoria di “come fare fundraising” si sia azzerata ed ora siamo qua, noi fundraiser, a ricostruirla.
Un bel libro devo dire, scritto a 6 mani, e curato da me e dal Prof. Farolfi. Complimenti al gruppo di ricerca e per voi lettori potete acquistarlo cliccando qui (in questi giorni inoltre su IBS.it è anche in

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Come scrivere lettere di raccolta fondi

 

Forlì, 14 febbraio 2019

Il mistero della scrittura è che in essa non c’è alcun mistero
– Josè Saramago –

La citazione di cui sopra è particolarmente perfetta per il fundraising: sappiamo infatti che dobbiamo tener conto di centinaia di variabili se decidiamo di intraprendere una campagna di mailing di successo. Uno dei fattori di maggior impatto per ottenere un buon risultato è il testo della lettera, il copy. Un testo giusto, che funziona, è quello che fa la differenza tra le aspettative iniziali e la realtà dei risultati. Non è un lavoro così banale, ci vuole esercizio, studio e cura dei particolari. A volte le parole si inceppano, i risultati non arrivano e così mi chiedono dei consigli per scrivere delle lettere convincenti e accattivanti.

Tieni presente che non c’è una regola segreta, non esistono ricette di successo nello scrivere una lettera. Ė un percorso individuale

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Chi è una fundraiser di successo

Le Storie degli Alumni del Master in Fundraising. Dal 2002 ad oggi…

Durante tutta la mia vita professionale mi è capitato troppo spesso di conoscere fundraiser bravissimi che non raccontavano MAI ai donatori di sè. E invece molti hanno storie incredibili e toccanti. Vicende di ragazzi e ragazze che si sono messi di impegno e hanno scelto di essere un fundraiser, per cambiare il mondo e la loro vita.

Nel 99% dei casi non lo sa NESSUNO. Eppure sono racconti che farebbero innamorare persone, scatenando passaparola e attirando nuovi estimatori del mondo del fundraising.
Il passaparola si scatena attraverso le storie. Le persone NON vogliono sentire racconti di statistiche, dati, luoghi. Al contrario, amano gli aneddoti, le favole, gli episodi particolari.

Da oggi inizio una rubrica di racconti speciali, di belle storie che meritano di essere raccontate, per farvi capire chi è

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