Harvard University ha pubblicato uno studio sulla sua campagna di raccolta fondi dedicata ai grandi donatori, dove ha raccolto oltre 254 milioni di dollari, e ha scoperto che due donatori su tre, prima di fare la loro grande donazione, avevano fatto una donazione iniziale inferiore ai 100 dollari.
I grandi donatori nascono spesso dai piccoli. I piccoli diventano grandi.
Le grandi donazioni derivano dalle raccolte annuali, cioè dalle raccolte piccole e costanti nel tempo.
Ecco perché impostare la raccolta annuale è fondamentale, quella raccolta che vive dello slogan “prendi il dono, rinnova il dono, aumenta il dono”. Si tratta di costruire un gruppo di donatori fedeli, leali, continuativi nel tempo, a cui chiedere costantemente, ogni anno, aumentando progressivamente il dono. Ricordate: “prendi il dono, rinnova il dono, aumenta il dono” è un modus vivendi di ogni organizzazione.
Nessuno pensi che non lo riguardi.
La raccolta annuale serve almeno per quattro motivi:
1. Sostenere l’organizzazione nonprofit: pagare stipendi, bollette, progetti in corso e coprire tutti i costi mensili e annuali. L’obiettivo è costruire una solida base di donatori che ripetono la donazione ogni anno.
2. Confermare il gradimento della vostra causa: Se i donatori sono soddisfatti del vostro operato, ripeteranno la donazione.
3. Farsi conoscere anche da chi non dona: Magari non dona subito, ma vi ha visto. La goccia (della comunicazione) scava la lapide (della donazione)!
4. Coltivare relazioni con potenziali grandi donatori: Individuare e crescere potenziali grandi donatori parte dalla raccolta annuale.
In Italia, tra il 79% e l’85% dei grandi donatori comincia con piccole donazioni e poi cresce. Cresce, cresce, cresce. Solo una minoranza, tra il 21% e il 15%, donerà importi alti senza aver prima fatto una donazione più piccola.
Un piccolo donatore per diventare grande impiega parecchio tempo. Non tutti passeranno da piccolo donatore a grande donatore. Ma il 56% di coloro che doneranno più di 500 euro impiegherà dai 7 agli 11 anni per arrivare a quel livello. È un processo lungo, lungo, lungo. A volte, il tempo si accorcia se il donatore o una persona vicina vive un evento straordinario come una malattia, un lutto o una grande gioia.
Il fundraising non è una corsa da 100 metri, ma una maratona. Serve allenamento e pazienza. Si parte dalle piccole donazioni, per salire fino a ottenere un aumento dell’importo donato, fino a cercare di far diventare “mensili” i donatori che avevano donato solo una volta.
Siamo lenti nel portare un piccolo donatore a diventare un grande donatore perché non facciamo bene il nostro lavoro di fundraiser o perché la natura dell’uomo lo porta a riflettere a lungo sulle donazioni? Forse, è un po’ entrambe le cose.
Il messaggio è chiaro: si parte sempre dalla base e poi si sale.
Portate il donatore dentro la vostra organizzazione nonprofit, costruite una relazione con lui e fatelo arrivare in alto.
Investite nella raccolta annuale, perché è da lì che parte tutto.