| Sono stato a un convegno sull’intelligenza artificiale. Ormai lo sapete: sono un sostenitore convinto dell’utilizzo dell’intelligenza artificialie per il fundraising. E non da ieri. Se faccio due conti, direi che da almeno due anni dedico una newsletter al mese proprio su questo tema. Una newsletter da circa 500 parole. Perché continuo a farlo? Perché l’IA non è una moda. È uno strumento potentissimo che, se usato bene, può davvero cambiare il nostro modo di fare fundraising. Ma — come ogni strumento potente — va capito, addestrato, nutrito. Ci hanno abituati a cercare su Google scrivendo due parole in croce: “adozioni Uganda”, “fondazione cani”, “5×1000”. E Google, miracolosamente, capiva tutto. Poi abbiamo iniziato a fare la stessa cosa anche con l’intelligenza artificiale: “Scrivimi una lettera per un donatore.” Risultato? Una roba fredda, anonima, che sembra uscita da un manuale di buone maniere del 1987. La verità è semplice: con l’IA, più dettagli metti, più valore ottieni. Non serve l’idea brillante. Serve il contesto. Serve la storia. Servono i dati. Serve la tua realtà vera, non una versione da dépliant. Vuoi che ChatGPT ti aiuti a scrivere un piano per aziende? Allora non scrivere: “Mi serve un piano per le aziende.”Scrivi: “Siamo un’associazione che si occupa di minori stranieri non accompagnati a Bologna, abbiamo avuto in passato partnership con Hera e Unipol, quest’anno vogliamo costruire una rete con aziende del territorio, budget stimato 70.000 euro, abbiamo un referente interno dedicato, abbiamo già fatto un evento di networking a gennaio.”Questo sì che funziona. Hai ricevuto 3 lasciti negli ultimi anni e vuoi costruirci sopra una campagna? Racconta tutto: chi erano i donatori, com’è avvenuto il contatto, cosa hai fatto con quei fondi, come li hai ringraziati, che idee hai per il futuro. L’IA non si stanca. Non sbuffa, non chiede “fammi parlare col collega”, non ti risponde con una mezza frase passiva. L’IA legge. Tanta roba. E più ne ha, meglio lavora. Vuoi un consiglio serio su come strutturare un appello? Carica anche le 7 versioni precedenti. Metti dentro le email inviate, i tassi di apertura, le donazioni arrivate, le reazioni dei donatori. Fallo parlare con le prove, non con le chiacchiere. L’intelligenza artificiale per il fundraising non è un motore magico. È un motore logico. E i motori logici vogliono carburante. Nel fundraising il carburante sono le relazioni, i numeri, le idee, le lettere già scritte, quelle cestinate, i fallimenti e le cose riuscite. Scrivi “troppo”. Spiega tutto. Dai contesto. Dai ciccia. L’IA non si annoia. Non ti giudica. E soprattutto: non dimentica. PS: Non fa miracoli. Ma nemmeno il tuo commercialista. Eppure a lui racconti tutto. Fallo anche con l’IA, se vuoi che ti aiuti sul serio. |