#lavocedeibambini: esempi di fundraising da copiare!

 

Oliviero Toscani: classe 1942, politico ma conosciuto sopratutto come fotografo e pubblicitario di fama internazionale. Toscani è un gigante. Non c’è niente da dire.

Criticabile, rompiballe, provocatore, posso non essere d’accordo con alcuni suoi punti di vista estremi.

Ma è un gigante. Punto.

#lavocedeibambini: è questa la campagna di contrasto alla povertà minorile in Italia ideata da Fabrica sotto la direzione creativa di Oliviero Toscani, per l’Albero della Vita.

Questa cosa che ha fatto (mi dicono pro-bono) è bella, ma non dal punto di vista estetico solamente.

E’ bella perché si respira verità e mi posso immaginare la scena di quel bambino che dice “oh Babbo io ho fame!” Una frase così – più o meno le stesse parole – la dice Pinocchio a Geppetto, salvo poi perdersi nel paese dei balocchi perchè non è soddisfatto.

C’è davvero bisogno di tante “fate turchine” (che poi siamo noi, ovvero chi dona e chi raccoglie fondi)

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Ma quando uno riceve una comunicazione così, come si fa a non sorridere?

Lunedi mattina, ricevo l’avviso di un corso di formazione con questa email. E mi viene da soridere! Bella idea, simpatica e un po’ rappresenta il nonprofit italiano e la formazione… non vedo, non sento, non parlo, non mi formo! Bravo Luciano Zanin.  Mi hai fatto sorridere. Sono simpatiche le tre scimmiette, quasi quasi vado al corso!

Pigiama walk@run! Innovatività al servizio della causa!

Svegliati e corri a sostenere la prevenzione, bello simpatico e innovativo. Ci si sveglia alle 6 di mattina, e si corre in pigiama! 40 minuti di corsa insieme per mettersi a fare quello che per noi è importante: raccogliere per una Buona Causa. Mi dicono che sta avendo un bel successo: bene!!! Buon lavoro e… copiare copiare please! Qui tutti i dettagli

Brava Luisa Bruzzolo che me l’hai mandata!
Alla base del Festival del Fundraising (fin dal primo anno, nel “lontano” 2008) c’è sempre stata la contaminazione di conoscenze, idee, esperienze tra colleghi. Grazie Luisa, perchè solo così lo spirito del Festival è vivo durante tutto l’anno!

Il compito dei leader (fundraiser o chiunque altro)

Il compito dei leader non è quello di sostituirsi alle persone, né quello di definire cosa le persone devono operativamente fare o pensare. NON ce la si può fare! (e per fortuna, direi!)

I leader devono creare le condizioni affinchè le persone scelgano di fare nuove azioni, belle e innovative. Perchè si impegnino. Occorre tanta allegria (vera e non falsa), occorre tenerci alle persone (sul serio, e non per finta), occorre che la gente sia contenta di venire a lavorare e che non abbia il magone tutte le volte che pensa all’ufficio.

E non si tratta di inventarsi niente, non c’è bisogno dello Psicologo Aziendale. Si tratta di trattare gli altri come vorresti essere trattato. Di mettersi nei panni dell’altro. E di fare quello che  siamo abituati a fare con le persone a cui teniamo: voler loro bene. Tutto qui.

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Il fundraiser secondo Chesterton

Basil Grant è un personaggio creato dal noto scrittore inglese G.K. Chesterton.

E’ un giudice costretto a lasciare l’incarico perché accusato di aver perso la ragione.

Infatti, condanna la gente per “delitti di cui mai si era sentito parlare in un’aula di giustizia, come l’egoismo illimitato, o la mancanza di senso dell’umorismo, o la indulgenza alla morbosità”.

Pensate come sarebbe bello avere un giudice così!

Grant giustifica il suo modo di amministrare la giustizia così:

“Scoprii che come giudice non potevo essere di alcuna utilità. E allora decisi di diventare un giudice puramente morale, chiamato a giudicare contenziosi puramente morali. La gente si presentava davanti a me per essere giudicata non per inezie pratiche (che in realtà non interessano a nessuno), come aver commesso un omicidio, o essere in possesso di un cane senza averne la licenza.

I miei criminali erano giudicati per quegli illeciti che rendono davvero impossibile la

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Le nuove tecnologie sono utili solo se molte persone le utilizzano. La legge di Metcalfe.

Vengo informato che le iscrizioni a questo blog stanno crescendo ad un ritmo da progressione geometrica. Ne sono davvero contento perchè più siamo più l’utilità cresce (in modo vertiginoso).
Mi spiego meglio attraverso la legge di Metcalfe.

La legge di Metcalfe: la conosci?

Robert Metcalfe, fondatore di 3Com Corporation, ha osservato che le nuove tecnologie sono utili solo a condizione che siano in molti a servirsene.
Per esempio, l’utilità del telefono sarebbe scarsa se potesse essere usato solo per comunicare con determinate persone, ma poichè possiamo raggiungere – grazie al telefono – praticamente chiunque in tutto il mondo, il suo valore diventa elevatissimo.

In particolare, la legge di Metcalfe (anche detta principio della massa critica) afferma che “l’utilità di una rete è uguale al quadrato del numero di utenti che la utilizzano”.

Il diagramma di tale legge, in virtù del suo andamento quadratico (2 utenti = utilità

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10 domande (e risposte) sul perché “Il cause related marketing serve alle organizzazioni nonprofit”

Questo è il frutto di una “intervista botta e risposta” con una giornalista fatta qualche tempo fa. Ci sono spunti interessanti e ancora attuali. La condivido qui.

1. Può dare una definizione di Cause Related Marketing?

Il Cause Related Marketing, letteralmente il marketing legato ad una causa sociale, è una collaborazione tra un’azienda e un’organizzazione nonprofit o una causa di utilità sociale. Il fine principale dell’azienda è quello di migliorare la propria immagine e il fine dell’organizzazione è quello di ricavarne un beneficio economico.

2. Quanto contribuiscono le partnership con le imprese profit ai fini della diffusione della mission di una organizzazione nonprofit e a far conoscere l’organizzazione ad un pubblico più vasto?

Davvero molto, le aziende offrono alle onp una visibilità difficilmente raggiungibile con i mezzi propri dell’org., basti pensare che la maggior parte delle onp è conosciuta solo a livello locale.

3. Quanto è importante

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“Saltano i nervi, anche al servo, se non serve” (da La Bella e la Bestia)

[Per il fundraiser]

Il fundraiser è il servitore del nonprofit.
Il fundraiser è un servo che ha un compito ben preciso, far parlare le buone cause.
E anche se il compito del fundraiser a volte è ripetitivo, stancante, noioso, scocciatore, non alla ribalta, umile, ignorato… devi sempre tenere a mente il suo scopo: essere al servizio del nonprofit.

[Per il Presidente]

Se da una parte il fundraiser deve conquistare consapevolezza circa il suo ruolo, dall’altra deve avere la possibilità di generare utilità e sperimentare il fundraising.
Perchè – come dice la fiaba – circa il servitore condannato all’inattività da decenni: “Saltano i nervi, anche al servo, se non serve” .
Il fundraiser non è felice se non riesce a fare niente. Non è contento di stare da mattina a sera senza più “servire”. Un servo, se non serve, impazzisce. L’ideale nel lavoro non è fare nulla, ma fare il proprio

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Cosa piace e non piace ai donatori? Una ricerca made in USA

Una sempre attuale ricerca, svolta su donatori americani, fa riflettere su quelle che sono le tecniche di marketing per il fundraising adottate dalle organizzazioni nonprofit. Dalla ricerca infatti risulta una forte preoccupazione dei donatori per le tecniche di marketing troppo aggressive: particolare attenzione invece viene rivolta dai donatori verso quelle piccole organizzazioni nonprofit locali che hanno come fulcro della loro attività benefica l’uomo.

La decisione di donare viene presa in base ad esperienze e vissuti personali ed alle emozioni suscitate: quasi nessun donatore intervistato ha fatto la sua scelta in base all’analisi dei Form 990 (una sorta di bilancio pubblico comune per tutte le organizzazioni nonprofit statunitensi, per curiosità guardate i siti www.guidestar.org, www.charitynavigator.org). Inoltre i donatori hanno buona memoria degli scandali che hanno coinvolto alcune grandi organizzazioni nonprofit e non gradiscono sollecitazioni inviate con troppa insistenza o non richieste, sollecitazioni telefonica e brochure troppo “patinate”.

Non gradiscono troppo

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Nel fundraising, l’eroe solitario non funziona

La pratica della raccolta fondi, pur facendo ormai parte integrante della cultura, e della necessità di molte organizzazioni non profit, non è ancora sufficientemente compresa. Spesso è mal rappresentata e troppo spesso vista con sospetto ed apprensione dai responsabili delle organizzazioni non profit, specialmente dai consiglieri di amministrazione. E così il fundraiser, troppo spesso, si sente un eroe solitario.

Cosa può capitare in una nonprofit

Immaginiamo la scena. Cosa succede in una organizzazione nonprofit poco dopo aver firmato la consulenza con un  fundraiser per un importo ritenuto capiente.
Nel presentarlo ai consiglieri, il presidente (o il direttore), che lo ha assunto, descrive la soddisfazione di essere riuscito a far capire al consiglio di amministrazione quanto fosse essenziale assumere un fundraiser di professione. In conclusione del suo discorso, il presidente si dice orgoglioso dei progressi fatti dall’organizzazione nonprofit ed entusiasta per le prospettive future. Infine sospira sollevato dicendo che finalmente le responsabilità

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