Andare incontro alle mete, agli obiettivi, con determinazione

C’è una foto che ho rivisto, qualche giorno fa, in un libro del 1986.  Avevo 20 anni al tempo…
E’ una foto che mi rappresenta bene e a cui sono sempre stato particolarmente affezionato.

Il Papa veniva a Forlì e io avevo deciso che avrei voluto dargli la mano.
Non avevo dubbi sul mio obbiettivo. Volevo stringergli la mano. A qualunque costo.

Studiai il percorso attentamente e il punto dove ci sarebbe stata meno gente e più possibilità di stringergli la mano.
Aspettai tutto il giorno.

Poi quando finalmente arrivò, iniziai a urlare e gridare e sporgermi piu che potevo.
E nella foto si vede lo sforzo (anche un po’ aggressivo, lo devo ammettere) verso quell’uomo per potergli stringere la mano.

Il Papa non potè ignorarmi.
E si vede, nella foto che si sta avvicinando verso di me, si rivolge a me con i suoi occhi azzurri profondissimi.

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9 regole da seguire per partecipare a un convegno di fundraising e sfruttarne tutto il potenziale

Il destino dell’essere umano è incontrare le persone.

Ricominciano i convegni, le conference di persona (in foto sono al Philanthropy Experience di Catania). E’ importantissimo, quando si va a un convegno, utilizzare il convegno per quello serve: l’incontro di persona.
Se andate solo per sentire le sessioni formative, usate il convegno solo per il 20% del suo potenziale. A quel punto tante vale seguirlo in streaming.

Secondo me bisogna seguire alcune regole (valide anche per il Festival del Fundraising ) :

1. presentarsi ai meeting sempre per primi (io sono sempre il primo davanti alla porta, a volte anche 30 minuti prima) e mettersi davanti alla porta di ingresso. Salutare o sorridere a tutti, e attaccare bottone. Con chiunque. Obiettivo della conference è parlare con le persone, non rispondere alle tue email negli spazi di tempo libero che ci sono.

2. se sei in anticipo NON fare

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Il mondo evolve… e il fundraising?

Dopo aver visto i risultati del Giving Tuesday Report credo che se non diamo la giusta importanza, rischiamo, nel giro di breve, di essere travolti da nuove forme di donazione (o di vecchie forme di donazioni che non abbiamo mai misurato) dove, come fundraiser, non siamo ritenuti più necessari.

Sto parlando della disintermediazione nel fundraising.
Ne avevamo già parlato al Festival del Fundraising 2021 nella sessione plenaria “effetto ferragnez”.

 

 

La sesssione era dedicata a capire meglio non tanto la raccolta fondi fatta dai coniugi Ferragni a favore dell’emergenza Covid (4 milioni e mezzo di fondi raccolti), quanto nel comprendere se e come il fundraiser si debba adattare in un mondo della raccolta fondi sempre più disintermediato.

L’organizzazione nonprofit nel modello classico è l’intermediario tra chi dona e chi riceve, e il fundraiser è la persona skillata, competente, etica, professionale, formata… che chiede la donazione.

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Il fundraiser vende emozioni fatte a mano?

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“La maggior parte delle persone preferirebbe camminare sopra i carboni ardenti piuttosto che chiedere soldi agli altri perché è ampiamente considerato un atto audace e presuntuoso pieno di potenziale imbarazzo”

Questo è quanto dice Richard Levi dell’Alba University ed è una delle citazioni che ultimamente porto sempre con me a convegni e incontri.

Bisogna dunque partire da questo imbarazzo e riuscire a risolvere questo problema: ci è stato  infatti insegnato che chiedere è sbagliato, che chiedere è un errore, che chiedere è imbarazzante, che chiedere non va bene.

Chiedere sembra essere diventato oggi un atto presuntuoso.

Ti potrà sorprendere quello che ti sto per scrivere ma credo veramente che fare il fundraiser è una professione che aiuta le persone a mettere ordine nella propria vita.

Cercherò di guidarti, se avrai la pazienza di leggermi, tra mie esperienze personali, ricerche e teorie economiche per farti capire la differenza che può fare

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Chiedere una donazione non è mai sbagliato

Saper chiedere bene una donazione è doveroso

Ti senti in imbarazzo quando chiedi una donazione? Ti senti sbagliato quando chiami un potenziale donatore al telefono e sai che prima o poi dovrai sollecitare una sua donazione?

Ritieni umiliante chiedere? Piuttosto che chiedere una donazione faresti qualsiasi cosa? Anche fotocopie per il tuo capo?
Mi piacerebbe conoscere questa persona che considera il chiedere un atto così antiumano.

C’è un certo tipo di pensiero, che mi ha sempre amareggiato, sin da bambino.
Anzi, in particolare quando ero bambino. Il pensiero che chiedere è sbagliato!

Ti spiegherò come questo sia solo un pensiero sbagliato che possiamo cancellare semplicemente guardando dentro di noi e alle radici più profonde e vere del fundraising.

La mia storia

 

Sono l’ultimo di quattro figli. In casa nostra la regola era quella di “non chiedere”, non chiedere perchè “era maleducazione”, non chiedere mai un regalo

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La domanda sbagliata sul fundraising

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Vi sembrerebbe normale che un critico cinematografico dopo aver visto un film desse una o cinque stelle solo in base alle ‘spese generali’ che la casa cinematografica ha avuto per realizzare la pellicola? Eppure questo è ciò che succede nel Nonprofit.

Ci viene insegnato che le migliori organizzazioni nonprofit sono quelle che hanno basse spese generali, e se sono le migliori saranno anche le più efficienti.

Ma quando, per esempio, andiamo a comprare un paio di scarpe da corsa non pensiamo
«prima di andare a comprare le scarpe, voglio sapere che percentuale del prezzo di vendita è destinata alle spese generali».Di certo, non usciamo da un negozio di articoli sportivi con un paio di nuovissime scarpe piene di buchi dicendo ai nostri amici «non crederete mai quanto sono basse le spese generali sostenute per produrre questo paio di scarpe».

Questo invece è esattamente quello che facciamo con le organizzazioni

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Raccolta fondi in tempo di guerra: cosa fare?

L’invasione russa dell’Ucraina domina i titoli dei giornali.
Come bisogna muoversi, in termini di raccolta fondi se la Causa della vostra nonprofit non ha a che fare direttamente con il conflitto o il suo impatto?

C’è solo una cosa da NON FARE:
annullare la raccolta fondi.

Se la vostra organizzazione, come nella grande maggioranza,  non ha alcuna connessione con la guerra, NON decidete per i donatori. Non pensate “ai nostri donatori in questo momento non interessa la nostra Causa, sospendiamo le attività di fundraising”.

Non dovete annullare la raccolta di fondi!

È una previsione che si autoavvera.
Appena smettete di raccogliere fondi, i donatori smettono di rispondere.
E’ ovvio. Smettono di donare perché abbiamo smesso di chiedere!

I grandi eventi come le guerre attirano l’attenzione dei donatori e spingono le altre cause in secondo piano. I tassi di risposta alla raccolta di fondi non collegati direttamente alla guerra

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Cosa significa fare fundraising per la legalizzazione della cannabis e i diritti delle persone LGBTQ+?

CASA FUNDRAISING SPECIALE DIRITTI
83° Puntata, con Leonardo Monaco, Meglio Legale e Yuri Guaiana, All Out

Leonardo Monaco è un fundraiser con la passione per le cause civili e politiche. Segue dalla sua nascita il progetto di Meglio Legale, ed è consulente in altre realtà tra cui Associazione Luca Coscioni e Open Arms.

Yuri Guaiana, è il responsabile delle campagne senior di All Out che ha guidato il lavoro di All Out contro la repressione anti-gay in Cecenia ed è stato detenuto a Mosca con attivisti russi, mentre cercavano di consegnare 2 milioni di firme di petizione alle autorità russe. Continue Reading

6 consigli per scrivere bene nel fundraising (lettere di raccolta fondi, blog, libri…)

Scrivere, prescrivere, riscrivere…

Alla maggior parte di noi non è mai stato insegnato a scrivere.
Magari a scuola, ci hanno insegnato a “riscrivere”, o a correggere. Si confonde lo scrivere con qualcosa tipo: la punteggiatura o la grammatica.

Un mio amico non sa quando ci va l’H davanti alle a, ma scrive bene, anzi benissimo, con un bel tono, comprensibile e vero. Chissenefrega se non fa le a con l’h? Invece a me interessi che sappia scrivere. Sembra di sentirlo parlare, solo che mette tutto per iscritto. Che è il massimo per me!

Se uno riesce a scrivere parlando, ha vinto!
Quando senti la voce dello scrittore, e quasi lo vedi che sta scrivendo, hai vinto.

Il problema è che quando ci mettiamo a scrivere cerchiamo di fare tante cose contemporaneamente: capire e decidere cosa scrivere, scriverlo, e farlo anche bene correttamente. E’ difficile! Anzi è impossibile!

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Mettere in ordine la vita professionale

C’e’ una cosa che faccio spesso quando sono in un momento confuso, quando non ho le idee chiare, anche quando sono arrabbiato e non voglio sbroccare: metto in ordine.

Metto in ordine la scrivania, metto a posto lo zainetto, risistemo la scrivania e i cavi del computer aggrovigliati, rimetto in ordine i libri della libreria. A volte, quando l’incazzatura è forte, cambio persino la disposizione dei mobili nell’ufficio…

Mi serve per calmarmi, per staccare, per dare “un ordine” alla vita, alle priorità alle mie cose, alle mie risposte e soprattutto alle mie domande.

E mettere in ordine, che tu lo faccia per un motivo o per un altro, aiuta, aiuta molto!
D’altronde, io penso che se uno non è ordinato fuori, è difficile (ma non impossibile) che tu sia ordinato anche dentro.
Mi ripeto spesso questo mantra.
Me lo descrisse un monaco benedettino di Milano. Mi disse:

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