Elogio per la “cura” del donatore

La parola più importante in tutta la raccolta di fondi ha solo quattro lettere: CURA. Non dare, non aiutare, non lavorare. CURA del donatore è la supercolla emotiva e razionale che attrae i donatori e li tiene vicini.  L’eredità che ci deve lasciare il Coronavirus è proprio questa. Il Coronavirus sta dicendo alle nostre organizzazioni nonprofit che devono prendersi cura dei donatori che hanno ora e che hanno avuto in passato.  Chi è stato capace di prendersi cura dei donatori ieri, oggi vede i risultati con semplicità e urgenza. Me lo hanno detto tantissimi colleghi (“Non ci crederai, ma ho avuto risultati eccezionali in questo periodo con i donatori”, Ci credo eccome!). Chiunque ami abbastanza la vostra organizzazione da donare, da aiutare, da lavorare per essa, si preoccupa maggiormente della vostra causa.  Ricambiate la cura o li perderete.

Bloccati a casa

Un’amico, un po’ depresso, mi ha detto che è bloccato a casa, a causa dell’emergenza Coronavirus.

“Ma tu puoi sempre lavorare da casa”, ho detto. Lui era d’accordo con me, ma mi ha detto chiaramente che quando è stata una sua scelta, la situazione era diversa. Era LUI che decideva di usare skype, o un qualunque altro sistema di collegamento via web. Il primo lavoro è prendersi cura delle persone che ti circondano e aiutare gli altri a ritrovare la salute. Dopo di che, abbiamo delle scelte da fare. Scelte su come passare il nostro tempo, come connetterci e come vedere il cambiamento nella nostra vita.

E se ci impegnassimo a guardare meno Netflix e non di più?

Meno aggiornamenti delle notizie, meno video di YouTube, meno distrazioni digitali.

E se decidessimo di trovare un modo per connetterci con le persone che hanno bisogno di noi, per aiutare le persone, per costruire qualcosa di generoso

Leggi tutto

L’interazione di persona oggi è un privilegio. UN PRIVILEGIO.

Sono forzatamente a casa da più di una settimana. Dovrei finire la mia quaresima domani. Speriamo! Adesso oltre allo stop dovuto al crack sportivo (bacino rotto), siamo tutti a casa forzati dal Coronavirus. A dir la verità possiamo fare molto, moltissimo con skype, telefono, email, ma:

se non ti vedi in presenza, cambia. C’è meno spinta.

Come la formazione on line. Sì, funziona, ma è la stessa cosa?
Costa di meno. Si fa meno fatica. E in questi giorni a casa è più preziosa che mai…
Ma quando compri un corso lunghissimo da fare a casa: poi lo si fa, veramente? Lo si prende quel momento per studiare o lo si rimanda?

“No dai, lo faccio oggi pomeriggio! Anzi, lo faccio stasera quando torno dal lavoro, che c’è più calma.” E poi niente, succede che si rimanda…

Anche su Amazon compro molti più libri di quelli che poi

Leggi tutto

Occhio a chi si improvvisa esperto… Nel fundraising c’è bisogno di preparazione! Leggete qui cosa mi è successo:

Qualche settimana fa un caro amico mi ha chiesto il favore di aiutare un Monastero poco distante da Roma, per fare un po’ di raccolta fondi.

A dir la verità ho aspettato qualche settimana prima di mettermi in contatto con loro. Di richieste di questo tipo ne ricevo parecchie, spiegare tutto il fundraising via email è ben impossibile, però ho cercato di trovare il momento “buono” per scrivere qualche passaggio e rendermi disponibile per una chiacchierata, nel tentativo di far di tutto per far passare al meglio quella che è l’idea del fundraising.

Così il weekend scorso, nella tranquillità di casa, decido di ritagliarmi un po’ di tempo per dedicarmi a questa cosa. Scrivo un email, dove spiego che mi occupo di raccolta fondi, sia in università (dove lo insegno), sia professionalmente ormai da trent’anni.

Passano pochi minuti e ricevo subito una risposta.

Dopo avermi ringraziato per la disponibilità mostrata, senza

Leggi tutto

Se il capo del fundraising avesse sempre l’ultima parola, la raccolta fondi raddoppierebbe in 3 anni. Verità o provocazione?

Sono a letto infortunato. Mi sono fatto male facendo sport.
So di non aver mai avuto un talento speciale per lo sport (so bene di non essere Ibrahimovic! Mi sento molto più un Inzaghi che non aveva mezzi, era anche abbastanza scarso, ma ha avuto una carriera favolosa, perché non mollava mai!)

Quando sono infortunato – perche non è la prima volta – mi sento più… vecchio. Ed è in questi momenti, più che mai, che mi sento in grado di tornare all’inizio del mio percorso lavorativo, e riflettere su questa cosa: cosa consiglieresti al Valerio più giovane, Fundraiser alle prime armi?

La prima riflessione che mi è venuta in mente è:

“Attenzione al processo di approvazione. Risolvi subito questo problema… o sei rovinato!”

La regola che mi darei è questa: “devo rifiutarmi di accettare lavori in cui l’organizzazione nonprofit vuole fare direct-mail, ma mi obbliga a cambiare le

Leggi tutto

Se la donazione fosse…

Se la donazione fosse solo l’unilaterale manifestazione di benevolenza di un re nei confronti di un mendicante sarebbero sempre in luce solamente il re e i suoi beni, mentre il mendicante sarebbe importante solo come colui che viene illuminato, ma in sé sarebbe soltanto un oggetto indifferente.

In realtà il vero donatore trasforma sé stesso e la realtà che lo circonda. Mira a mettere in luce i meriti del beneficiario, le sue capacità, non solo le proprie.
Per lui ha senso donare perché chi riceve la donazione si nobilita.

Il re benevolente trattiene e ricaccia indietro nel pensiero della sua provenienza il ricevente. Da qui il pensiero del mendicante: sono indegno. Il re sottolinea l’abisso che lo separa dalla sua altezza.

Il vero donatore non posa sul ricevente soltanto un magnifico vestito che lascia sotto tutta la povertà di mendicante della sua essenza e della sua origine. Il vero donatore si implica, porta un nuovo

Leggi tutto

Il dono è una reciprocità, senza misura materiale

Fare un regalo non è un “do ut des”.
Se offro un aperitivo a un amico alla fine non mi aspetto che mi dica “beh, la prossima volta pago io”. Il dono non è una relazione simmetrica. Magari fra un anno, o 10 anni, capiterà che fra amici uno reciprochi. E magari uno reciproca anche con qualcuno che non sei tu. Altrimenti NON è dono, ma uno scambio commerciale (questa volta pago io, ma la prossima volta paghi tu).
Il dono è una reciprocità, senza calcolo, senza misura materiale.

Mio padre mi ha pagato gli studi, ma quando mi sono laureato non mi ha detto: “ok, mi sei costato tot, adesso inizia a restituirmi i soldi che ho speso, visto che ora lavori e puoi pagare”.
Magari si aspetta che io abbia lo stesso tipo di comportamento. Non con lui, ma con qualcun altro. Si

Leggi tutto

Ecco il tuo nome in Braille.

Ecco il tuo nome in Braille.
Un’idea presentata e condivisa in aula da una studentessa del Master in Fundraising, come ringraziamento per una donazione fatta.
Qui c’è cuore! Bello, centrato, emozionante, e anche poco costoso.
Ho piacere di condividerla perché Anna è brava (quindi onore a lei!)
e poi ci tengo a fare promemoria del motivo per cui è nato 12 anni fa il Festival del Fundraising: creare un momento di auto-formazione collettiva tra fundraiser, “quel posto dove” dove si condividono esperienze, fallimenti – gioie e dolori – ma soprattutto idee, idee, idee.
C’è chi pensa che copiare ( = prendere spunti) sia il male, è una cosa che fa ancora paura, e quindi sceglie di tenersi stretto i propri successi. Ma non è così, fa imparare tutti.
Non sono mai stato d’accordo con

Leggi tutto

Il Laboratorio Capstone: una scommessa sulle organizzazioni nonprofit

Laboratorio Capstone - Master in Fundraising

La mia prima edizione del Laboratorio Capstone la feci più di 20 anni fa.
Studiavo alla New York University e uno dei corsi principali era il cosiddetto “ Laboratorio Capstone”.  In pratica si trattava di un corso in cui la classe – divisa in gruppi – doveva fare consulenza a un’organizzazione nonprofit di New York, di solito piccolina.

 Perchè funziona il Laboratorio Capstone

Si ottenevano due risultati:
1. l’organizzazione portava a casa una consulenza su misura da parte degli studenti della New York University
2. gli studenti affrontavano il loro primo “cliente” facendo un’esperienza pratica e concreta, davvero utile.

Anche io feci il mio Laboratorio Capstone, mi occupai di sviluppare un piano di raccolta fondi per un ospedale nel New Jersey, progetto interessantissimo.

L’accordo fra l’NYU e l’organizzazione era che la nonprofit riconoscesse una commissione di consulenza alla NYU per il lavoro svolto. Risultato?

Leggi tutto

Il Sole 24 Ore ha scritto di noi!

Mille persone insieme al primo Nonprofit Day il 22 ottobre a Milano, per riscoprire l’orgoglio di essere nonprofit. Di essere una comunità che cambia e che vuole cambiare! Grazie a tutti! E grazie al Sole che ci ha dedicato un bel pezzo, ci voleva!

SCARICA IL PDF DELL’ARTICOLO