Se la donazione fosse…

Se la donazione fosse solo l’unilaterale manifestazione di benevolenza di un re nei confronti di un mendicante sarebbero sempre in luce solamente il re e i suoi beni, mentre il mendicante sarebbe importante solo come colui che viene illuminato, ma in sé sarebbe soltanto un oggetto indifferente.

In realtà il vero donatore trasforma sé stesso e la realtà che lo circonda. Mira a mettere in luce i meriti del beneficiario, le sue capacità, non solo le proprie.
Per lui ha senso donare perché chi riceve la donazione si nobilita.

Il re benevolente trattiene e ricaccia indietro nel pensiero della sua provenienza il ricevente. Da qui il pensiero del mendicante: sono indegno. Il re sottolinea l’abisso che lo separa dalla sua altezza.

Il vero donatore non posa sul ricevente soltanto un magnifico vestito che lascia sotto tutta la povertà di mendicante della sua essenza e della sua origine. Il vero donatore si implica, porta un nuovo

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Il dono è una reciprocità, senza misura materiale

Fare un regalo non è un “do ut des”.
Se offro un aperitivo a un amico alla fine non mi aspetto che mi dica “beh, la prossima volta pago io”. Il dono non è una relazione simmetrica. Magari fra un anno, o 10 anni, capiterà che fra amici uno reciprochi. E magari uno reciproca anche con qualcuno che non sei tu. Altrimenti NON è dono, ma uno scambio commerciale (questa volta pago io, ma la prossima volta paghi tu).
Il dono è una reciprocità, senza calcolo, senza misura materiale.

Mio padre mi ha pagato gli studi, ma quando mi sono laureato non mi ha detto: “ok, mi sei costato tot, adesso inizia a restituirmi i soldi che ho speso, visto che ora lavori e puoi pagare”.
Magari si aspetta che io abbia lo stesso tipo di comportamento. Non con lui, ma con qualcun altro. Si

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Ecco il tuo nome in Braille.

Ecco il tuo nome in Braille.
Un’idea presentata e condivisa in aula da una studentessa del Master in Fundraising, come ringraziamento per una donazione fatta.
Qui c’è cuore! Bello, centrato, emozionante, e anche poco costoso.
Ho piacere di condividerla perché Anna è brava (quindi onore a lei!)
e poi ci tengo a fare promemoria del motivo per cui è nato 12 anni fa il Festival del Fundraising: creare un momento di auto-formazione collettiva tra fundraiser, “quel posto dove” dove si condividono esperienze, fallimenti – gioie e dolori – ma soprattutto idee, idee, idee.
C’è chi pensa che copiare ( = prendere spunti) sia il male, è una cosa che fa ancora paura, e quindi sceglie di tenersi stretto i propri successi. Ma non è così, fa imparare tutti.
Non sono mai stato d’accordo con

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Il Laboratorio Capstone: una scommessa sulle organizzazioni nonprofit

Laboratorio Capstone - Master in Fundraising

La mia prima edizione del Laboratorio Capstone la feci più di 20 anni fa.
Studiavo alla New York University e uno dei corsi principali era il cosiddetto “ Laboratorio Capstone”.  In pratica si trattava di un corso in cui la classe – divisa in gruppi – doveva fare consulenza a un’organizzazione nonprofit di New York, di solito piccolina.

 Perchè funziona il Laboratorio Capstone

Si ottenevano due risultati:
1. l’organizzazione portava a casa una consulenza su misura da parte degli studenti della New York University
2. gli studenti affrontavano il loro primo “cliente” facendo un’esperienza pratica e concreta, davvero utile.

Anche io feci il mio Laboratorio Capstone, mi occupai di sviluppare un piano di raccolta fondi per un ospedale nel New Jersey, progetto interessantissimo.

L’accordo fra l’NYU e l’organizzazione era che la nonprofit riconoscesse una commissione di consulenza alla NYU per il lavoro svolto. Risultato?

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Il Sole 24 Ore ha scritto di noi!

Mille persone insieme al primo Nonprofit Day il 22 ottobre a Milano, per riscoprire l’orgoglio di essere nonprofit. Di essere una comunità che cambia e che vuole cambiare! Grazie a tutti! E grazie al Sole che ci ha dedicato un bel pezzo, ci voleva!

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Il modo in cui pensiamo il nonprofit è “semplicemente” sbagliato: NONPROFIT PRIDE!


Serve ancora il Terzo Settore?

Risolve i probelmi, commuove, unisce, scalda. Questo è il potere del nonprofit.
Eppure continua ad essere in svantaggio rispetto al mondo profit.
Abbiamo forse smesso di sognare?

 

I problemi sono sotto gli occhi di tutti: l’attacco alle ONG degli ultimi anni e la crescente idea inquinata di nonprofit che ha maturato l’opinione pubblica.


Perché tutto questo?
Ė ora di ridefinire con forza lo stile con cui il nonprofit è visto dalla società. Ambizioso? Forse sì, ma Coraggio! Tiriamo fuori il nostro orgoglio e riprendiamoci la nostra libertà.

Cambiamo (noi) lo storytelling sul Nonprofit

Non sono per una difesa d’ufficio del nonprofit.
Ho conosciuto e conosco tanta gente davvero brava che lavora in questo mondo. Senza particolari contributi dello Stato, senza grandi investimenti di capitali, ma con lo straordinario sforzo della volontà di

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#lavocedeibambini: esempi di fundraising da copiare!

 

Oliviero Toscani: classe 1942, politico ma conosciuto sopratutto come fotografo e pubblicitario di fama internazionale. Toscani è un gigante. Non c’è niente da dire.

Criticabile, rompiballe, provocatore, posso non essere d’accordo con alcuni suoi punti di vista estremi.

Ma è un gigante. Punto.

#lavocedeibambini: è questa la campagna di contrasto alla povertà minorile in Italia ideata da Fabrica sotto la direzione creativa di Oliviero Toscani, per l’Albero della Vita.

Questa cosa che ha fatto (mi dicono pro-bono) è bella, ma non dal punto di vista estetico solamente.

E’ bella perché si respira verità e mi posso immaginare la scena di quel bambino che dice “oh Babbo io ho fame!” Una frase così – più o meno le stesse parole – la dice Pinocchio a Geppetto, salvo poi perdersi nel paese dei balocchi perchè non è soddisfatto.

C’è davvero bisogno di tante “fate turchine” (che poi siamo noi, ovvero chi dona e chi raccoglie fondi)

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Ma quando uno riceve una comunicazione così, come si fa a non sorridere?

Lunedi mattina, ricevo l’avviso di un corso di formazione con questa email. E mi viene da soridere! Bella idea, simpatica e un po’ rappresenta il nonprofit italiano e la formazione… non vedo, non sento, non parlo, non mi formo! Bravo Luciano Zanin.  Mi hai fatto sorridere. Sono simpatiche le tre scimmiette, quasi quasi vado al corso!

Pigiama walk@run! Innovatività al servizio della causa!

Svegliati e corri a sostenere la prevenzione, bello simpatico e innovativo. Ci si sveglia alle 6 di mattina, e si corre in pigiama! 40 minuti di corsa insieme per mettersi a fare quello che per noi è importante: raccogliere per una Buona Causa. Mi dicono che sta avendo un bel successo: bene!!! Buon lavoro e… copiare copiare please! Qui tutti i dettagli

Brava Luisa Bruzzolo che me l’hai mandata!
Alla base del Festival del Fundraising (fin dal primo anno, nel “lontano” 2008) c’è sempre stata la contaminazione di conoscenze, idee, esperienze tra colleghi. Grazie Luisa, perchè solo così lo spirito del Festival è vivo durante tutto l’anno!

Il compito dei leader (fundraiser o chiunque altro)

Il compito dei leader non è quello di sostituirsi alle persone, né quello di definire cosa le persone devono operativamente fare o pensare. NON ce la si può fare! (e per fortuna, direi!)

I leader devono creare le condizioni affinchè le persone scelgano di fare nuove azioni, belle e innovative. Perchè si impegnino. Occorre tanta allegria (vera e non falsa), occorre tenerci alle persone (sul serio, e non per finta), occorre che la gente sia contenta di venire a lavorare e che non abbia il magone tutte le volte che pensa all’ufficio.

E non si tratta di inventarsi niente, non c’è bisogno dello Psicologo Aziendale. Si tratta di trattare gli altri come vorresti essere trattato. Di mettersi nei panni dell’altro. E di fare quello che  siamo abituati a fare con le persone a cui teniamo: voler loro bene. Tutto qui.

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