Pigiama walk@run! Innovatività al servizio della causa!

Svegliati e corri a sostenere la prevenzione, bello simpatico e innovativo, e mi dicono abbia anche avuto un bel successo! bene!!! Buon lavoro e…copiare copiare please!

Brava Luisa Bruzzolo che me l’hai mandata!

Il compito dei leader (fundraiser o chiunque altro)

Il compito dei leader non è quello di sostituirsi alle persone, né quello di definire cosa le persone devono operativamente fare o pensare. NON ce la si può fare! (e per fortuna, direi!)

I leader devono creare le condizioni affinchè le persone scelgano di fare nuove azioni, belle e innovative. Perchè si impegnino. Occorre tanta allegria (vera e non falsa), occorre tenerci alle persone (sul serio, e non per finta), occorre che la gente sia contenta di venire a lavorare e che non abbia il magone tutte le volte che pensa all’ufficio.

E non si tratta di inventarsi niente, non c’è bisogno dello Psicologo Aziendale. Si tratta di trattare gli altri come vorresti essere trattato. Di mettersi nei panni dell’altro. E di fare quello che  siamo abituati a fare con le persone a cui teniamo: voler loro bene. Tutto qui.

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Il fundraiser secondo Chesterton

Basil Grant è un personaggio creato dal noto scrittore inglese G.K. Chesterton.

E’ un giudice costretto a lasciare l’incarico perché accusato di aver perso la ragione.

Infatti, condanna la gente per “delitti di cui mai si era sentito parlare in un’aula di giustizia, come l’egoismo illimitato, o la mancanza di senso dell’umorismo, o la indulgenza alla morbosità”.

Pensate come sarebbe bello avere un giudice così!

Grant giustifica il suo modo di amministrare la giustizia così:

“Scoprii che come giudice non potevo essere di alcuna utilità. E allora decisi di diventare un giudice puramente morale, chiamato a giudicare contenziosi puramente morali. La gente si presentava davanti a me per essere giudicata non per inezie pratiche (che in realtà non interessano a nessuno), come aver commesso un omicidio, o essere in possesso di un cane senza averne la licenza.

I miei criminali erano giudicati per quegli illeciti che rendono davvero impossibile la

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Le nuove tecnologie sono utili solo se molte persone le utilizzano. La legge di Metcalfe.

Vengo informato che le iscrizioni a questo blog stanno crescendo ad un ritmo da progressione geometrica. Ne sono davvero contento perchè più siamo più l’utilità cresce (in modo vertiginoso).
Mi spiego meglio attraverso la legge di Metcalfe.

La legge di Metcalfe: la conosci?

Robert Metcalfe, fondatore di 3Com Corporation, ha osservato che le nuove tecnologie sono utili solo a condizione che siano in molti a servirsene.
Per esempio, l’utilità del telefono sarebbe scarsa se potesse essere usato solo per comunicare con determinate persone, ma poichè possiamo raggiungere – grazie al telefono – praticamente chiunque in tutto il mondo, il suo valore diventa elevatissimo.

In particolare, la legge di Metcalfe (anche detta principio della massa critica) afferma che “l’utilità di una rete è uguale al quadrato del numero di utenti che la utilizzano”.

Il diagramma di tale legge, in virtù del suo andamento quadratico (2 utenti = utilità

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10 domande (e risposte) sul perché “Il cause related marketing serve alle organizzazioni nonprofit”

Questo è il frutto di una “intervista botta e risposta” con una giornalista fatta qualche tempo fa. Ci sono spunti interessanti e ancora attuali. La condivido qui.

1. Può dare una definizione di Cause Related Marketing?

Il Cause Related Marketing, letteralmente il marketing legato ad una causa sociale, è una collaborazione tra un’azienda e un’organizzazione nonprofit o una causa di utilità sociale. Il fine principale dell’azienda è quello di migliorare la propria immagine e il fine dell’organizzazione è quello di ricavarne un beneficio economico.

2. Quanto contribuiscono le partnership con le imprese profit ai fini della diffusione della mission di una organizzazione nonprofit e a far conoscere l’organizzazione ad un pubblico più vasto?

Davvero molto, le aziende offrono alle onp una visibilità difficilmente raggiungibile con i mezzi propri dell’org., basti pensare che la maggior parte delle onp è conosciuta solo a livello locale.

3. Quanto è importante

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“Saltano i nervi, anche al servo, se non serve” (da La Bella e la Bestia)

[Per il fundraiser]

Il fundraiser è il servitore del nonprofit.
Il fundraiser è un servo che ha un compito ben preciso, far parlare le buone cause.
E anche se il compito del fundraiser a volte è ripetitivo, stancante, noioso, scocciatore, non alla ribalta, umile, ignorato… devi sempre tenere a mente il suo scopo: essere al servizio del nonprofit.

[Per il Presidente]

Se da una parte il fundraiser deve conquistare consapevolezza circa il suo ruolo, dall’altra deve avere la possibilità di generare utilità e sperimentare il fundraising.
Perchè – come dice la fiaba – circa il servitore condannato all’inattività da decenni: “Saltano i nervi, anche al servo, se non serve” .
Il fundraiser non è felice se non riesce a fare niente. Non è contento di stare da mattina a sera senza più “servire”. Un servo, se non serve, impazzisce. L’ideale nel lavoro non è fare nulla, ma fare il proprio

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Cosa piace e non piace ai donatori? Una ricerca made in USA

Una sempre attuale ricerca, svolta su donatori americani, fa riflettere su quelle che sono le tecniche di marketing per il fundraising adottate dalle organizzazioni nonprofit. Dalla ricerca infatti risulta una forte preoccupazione dei donatori per le tecniche di marketing troppo aggressive: particolare attenzione invece viene rivolta dai donatori verso quelle piccole organizzazioni nonprofit locali che hanno come fulcro della loro attività benefica l’uomo.

La decisione di donare viene presa in base ad esperienze e vissuti personali ed alle emozioni suscitate: quasi nessun donatore intervistato ha fatto la sua scelta in base all’analisi dei Form 990 (una sorta di bilancio pubblico comune per tutte le organizzazioni nonprofit statunitensi, per curiosità guardate i siti www.guidestar.org, www.charitynavigator.org). Inoltre i donatori hanno buona memoria degli scandali che hanno coinvolto alcune grandi organizzazioni nonprofit e non gradiscono sollecitazioni inviate con troppa insistenza o non richieste, sollecitazioni telefonica e brochure troppo “patinate”.

Non gradiscono troppo

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Nel fundraising, l’eroe solitario non funziona

La pratica della raccolta fondi, pur facendo ormai parte integrante della cultura, e della necessità di molte organizzazioni non profit, non è ancora sufficientemente compresa. Spesso è mal rappresentata e troppo spesso vista con sospetto ed apprensione dai responsabili delle organizzazioni non profit, specialmente dai consiglieri di amministrazione. E così il fundraiser, troppo spesso, si sente un eroe solitario.

Cosa può capitare in una nonprofit

Immaginiamo la scena. Cosa succede in una organizzazione nonprofit poco dopo aver firmato la consulenza con un  fundraiser per un importo ritenuto capiente.
Nel presentarlo ai consiglieri, il presidente (o il direttore), che lo ha assunto, descrive la soddisfazione di essere riuscito a far capire al consiglio di amministrazione quanto fosse essenziale assumere un fundraiser di professione. In conclusione del suo discorso, il presidente si dice orgoglioso dei progressi fatti dall’organizzazione nonprofit ed entusiasta per le prospettive future. Infine sospira sollevato dicendo che finalmente le responsabilità

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Capacità di network = regalare competenze

Lo so, lo so, non dovrei, ma un po’ di vitamine fanno bene. Ricevo, con un po’ di sorpresa, perchè davvero non mi ero reso conto di aver fatto niente di più di quanto umanamente è normale fare, quando si ha un rapporto con uno studente e poi collega. Ed è ovviamente un onore per me, ricevere queste poche righe:

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Caro professor Melandri,
come sta?
le scrivo queste righe per ringraziarla non tanto di tutto quello che ha fatto per me in questi anni (davvero tanto), ma di quello che è stato per me in questi anni: un docente formidabile, un esempio funzionante, un consigliere indispensabile e un attivatore di prossimità. è una delle poche persone che considero davvero in gamba… come le ho detto a castrocaro ho deciso di provare la nuova organizzazione nonprofit per tre mesi e poi….vedremo!
Nel frattempo

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Spero che i fundraiser spariscano nel nulla…

Ieri ho ricevuto da un lettore del blog il seguente commento:

“Sono allibito. Qualcuno vi dovrebbe spiegare che se questo paese vuole continuare ad essere una potenza economica, non basta saper fare il fund raising. Occorre saper produrre, occorre conoscenza e ricerca, non solo denaro e non solo saperlo fare. Occorre sapere veramente, sedimentare conoscenze. Io sono un ricercatore e vi dico con tranquillità: mi fate orrore. Spero che la vostra professione sparisca in un vortice di nulla, la stessa sostanza di cui è fatto il vostro lavoro. Emilio”

Non mi ha dato affatto un impressione negativa o offensiva. Tutt’altro, lo ritengo davvero utile, per capire quello che la gente, che magari non conosce bene la nostra professione, può pensare. Lo lascio ai vostri commenti. E speriamo che con “emilio” inizi un dialogo costruttivo. Mica male eh? (VM)