Si all’improvvisazione, ma occhio a chi si improvvisa esperto… Nel fundraising c’è bisogno anche di preparazione!

Qualche settimana fa, un caro amico, mi ha chiesto il favore di aiutare un Monastero poco distante da Roma, per fare un po’ di raccolta fondi.

Ho aspettato un po’ prima di mettermi in contatto con loro.

Del resto, come si fa con tutte le cose a cui si tiene molto, si cerca di trovare un momento “buono” per farla, con l’esito che poi, si rischia di non farla mai.

Nel tentativo di riservare uno spazio privilegiato… alla fine la si rimanda sempre!

Finché, il weekend scorso, nella tranquillità di casa, decido di ritagliarmi un po’ di tempo per dedicarmi a questa cosa. Scrivo un email, dove spiego che mi occupo di raccolta fondi, sia in università (dove lo insegno), sia professionalmente ormai da trent’anni.

E che poi cerco di ricavarmi degli spazi di “volontariato” (che io preferisco chiamare “lavoro non retribuito”, perché sempre lavoro è!), per le cause che mi

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Se il capo del fundraising avesse sempre l’ultima parola, la raccolta fondi raddoppierebbe in 3 anni. Verità o provocazione?

Sono a letto infortunato. Mi sono fatto male facendo sport.
So di non aver mai avuto un talento speciale per lo sport (so bene di non essere Ibrahimovic! Mi sento molto più un Inzaghi che non aveva mezzi, era anche abbastanza scarso, ma ha avuto una carriera favolosa, perché non mollava mai!)

Quando sono infortunato – perche non è la prima volta – mi sento più… vecchio. Ed è in questi momenti, più che mai, che mi sento in grado di tornare all’inizio del mio percorso lavorativo, e riflettere su questa cosa: cosa consiglieresti al Valerio più giovane, Fundraiser alle prime armi?

La prima riflessione che mi è venuta in mente è:

“Attenzione al processo di approvazione. Risolvi subito questo problema… o sei rovinato!”

La regola che mi darei è questa: “devo rifiutarmi di accettare lavori in cui l’organizzazione nonprofit vuole fare direct-mail, ma mi obbliga a cambiare le

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Se la donazione fosse…

Se la donazione fosse solo l’unilaterale manifestazione di benevolenza di un re nei confronti di un mendicante sarebbero sempre in luce solamente il re e i suoi beni, mentre il mendicante sarebbe importante solo come colui che viene illuminato, ma in sé sarebbe soltanto un oggetto indifferente.

In realtà il vero donatore trasforma sé stesso e la realtà che lo circonda. Mira a mettere in luce i meriti del beneficiario, le sue capacità, non solo le proprie.
Per lui ha senso donare perché chi riceve la donazione si nobilita.

Il re benevolente trattiene e ricaccia indietro nel pensiero della sua provenienza il ricevente. Da qui il pensiero del mendicante: sono indegno. Il re sottolinea l’abisso che lo separa dalla sua altezza.

Il vero donatore non posa sul ricevente soltanto un magnifico vestito che lascia sotto tutta la povertà di mendicante della sua essenza e della sua origine. Il vero donatore si implica, porta un nuovo

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Il dono è una reciprocità, senza misura materiale

Fare un regalo non è un “do ut des”.
Se offro un aperitivo a un amico alla fine non mi aspetto che mi dica “beh, la prossima volta pago io”. Il dono non è una relazione simmetrica. Magari fra un anno, o 10 anni, capiterà che fra amici uno reciprochi. E magari uno reciproca anche con qualcuno che non sei tu. Altrimenti NON è dono, ma uno scambio commerciale (questa volta pago io, ma la prossima volta paghi tu).
Il dono è una reciprocità, senza calcolo, senza misura materiale.

Mio padre mi ha pagato gli studi, ma quando mi sono laureato non mi ha detto: “ok, mi sei costato tot, adesso inizia a restituirmi i soldi che ho speso, visto che ora lavori e puoi pagare”.
Magari si aspetta che io abbia lo stesso tipo di comportamento. Non con lui, ma con qualcun altro. Si

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Ecco il tuo nome in Braille.

Ecco il tuo nome in Braille.
Un’idea presentata e condivisa in aula da una studentessa del Master in Fundraising, come ringraziamento per una donazione fatta.
Qui c’è cuore! Bello, centrato, emozionante, e anche poco costoso.
Ho piacere di condividerla perché Anna è brava (quindi onore a lei!)
e poi ci tengo a fare promemoria del motivo per cui è nato 12 anni fa il Festival del Fundraising: creare un momento di auto-formazione collettiva tra fundraiser, “quel posto dove” dove si condividono esperienze, fallimenti – gioie e dolori – ma soprattutto idee, idee, idee.
C’è chi pensa che copiare ( = prendere spunti) sia il male, è una cosa che fa ancora paura, e quindi sceglie di tenersi stretto i propri successi. Ma non è così, fa imparare tutti.
Non sono mai stato d’accordo con

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Il Laboratorio Capstone: una scommessa sulle organizzazioni nonprofit

Laboratorio Capstone - Master in Fundraising

La mia prima edizione del Laboratorio Capstone la feci più di 20 anni fa.
Studiavo alla New York University e uno dei corsi principali era il cosiddetto “ Laboratorio Capstone”.  In pratica si trattava di un corso in cui la classe – divisa in gruppi – doveva fare consulenza a un’organizzazione nonprofit di New York, di solito piccolina.

 Perchè funziona il Laboratorio Capstone

Si ottenevano due risultati:
1. l’organizzazione portava a casa una consulenza su misura da parte degli studenti della New York University
2. gli studenti affrontavano il loro primo “cliente” facendo un’esperienza pratica e concreta, davvero utile.

Anche io feci il mio Laboratorio Capstone, mi occupai di sviluppare un piano di raccolta fondi per un ospedale nel New Jersey, progetto interessantissimo.

L’accordo fra l’NYU e l’organizzazione era che la nonprofit riconoscesse una commissione di consulenza alla NYU per il lavoro svolto. Risultato?

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Il Sole 24 Ore ha scritto di noi!

Mille persone insieme al primo Nonprofit Day il 22 ottobre a Milano, per riscoprire l’orgoglio di essere nonprofit. Di essere una comunità che cambia e che vuole cambiare! Grazie a tutti! E grazie al Sole che ci ha dedicato un bel pezzo, ci voleva!

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Il modo in cui pensiamo il nonprofit è “semplicemente” sbagliato: NONPROFIT PRIDE!


Serve ancora il Terzo Settore?

Risolve i probelmi, commuove, unisce, scalda. Questo è il potere del nonprofit.
Eppure continua ad essere in svantaggio rispetto al mondo profit.
Abbiamo forse smesso di sognare?

 

I problemi sono sotto gli occhi di tutti: l’attacco alle ONG degli ultimi anni e la crescente idea inquinata di nonprofit che ha maturato l’opinione pubblica.


Perché tutto questo?
Ė ora di ridefinire con forza lo stile con cui il nonprofit è visto dalla società. Ambizioso? Forse sì, ma Coraggio! Tiriamo fuori il nostro orgoglio e riprendiamoci la nostra libertà.

Cambiamo (noi) lo storytelling sul Nonprofit

Non sono per una difesa d’ufficio del nonprofit.
Ho conosciuto e conosco tanta gente davvero brava che lavora in questo mondo. Senza particolari contributi dello Stato, senza grandi investimenti di capitali, ma con lo straordinario sforzo della volontà di

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#lavocedeibambini: esempi di fundraising da copiare!

 

Oliviero Toscani: classe 1942, politico ma conosciuto sopratutto come fotografo e pubblicitario di fama internazionale. Toscani è un gigante. Non c’è niente da dire.

Criticabile, rompiballe, provocatore, posso non essere d’accordo con alcuni suoi punti di vista estremi.

Ma è un gigante. Punto.

#lavocedeibambini: è questa la campagna di contrasto alla povertà minorile in Italia ideata da Fabrica sotto la direzione creativa di Oliviero Toscani, per l’Albero della Vita.

Questa cosa che ha fatto (mi dicono pro-bono) è bella, ma non dal punto di vista estetico solamente.

E’ bella perché si respira verità e mi posso immaginare la scena di quel bambino che dice “oh Babbo io ho fame!” Una frase così – più o meno le stesse parole – la dice Pinocchio a Geppetto, salvo poi perdersi nel paese dei balocchi perchè non è soddisfatto.

C’è davvero bisogno di tante “fate turchine” (che poi siamo noi, ovvero chi dona e chi raccoglie fondi)

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Ma quando uno riceve una comunicazione così, come si fa a non sorridere?

Lunedi mattina, ricevo l’avviso di un corso di formazione con questa email. E mi viene da soridere! Bella idea, simpatica e un po’ rappresenta il nonprofit italiano e la formazione… non vedo, non sento, non parlo, non mi formo! Bravo Luciano Zanin.  Mi hai fatto sorridere. Sono simpatiche le tre scimmiette, quasi quasi vado al corso!