Uno dei lavori più comprensibili che ho visto negli ultimi tempi sul 5×1000 l’ha fatto Michelangelo Gigli che ne parlerà anche al Festival del Fundraising. Michelangelo ha preso una montagna di dati pubblici, sparsi, confusi, spesso inutilizzabili, e li ha trasformati in uno strumento finalmente leggibile. Il sito si chiama risultati5x1000.it e consiglio a chiunque lavori nel nonprofit di andarci a perdere mezz’ora. Non per curiosità. Per capire come siamo messi davvero.
Per anni ci siamo raccontati che il problema del fundraising in Italia fosse la concorrenza. Troppi enti, troppa pressione, troppi soggetti che chiedono soldi. Bene: i numeri del 5×1000 raccontano un’altra storia.
Gli enti totali che hanno presentato domanda sono 90.626.
Di questi, 9.647, cioè il 10,6%, hanno portato a casa zero firme.
Zero. Non poche. Zero.
30.674 enti, cioè il 33,8%, hanno meno di 10 firme. Meno di 10 firme vuol dire che non ti hanno firmato nemmeno le persone che ti stanno intorno. Altro che mercato saturo.
Andiamo avanti.
74.512 enti, cioè l’82,2%, hanno meno di 100 firme.
89.510 enti, cioè il 98,8%, hanno meno di 1.000 firme.
Solo 1.116 enti, cioè l’1,2%, superano le 1.000 firme.
Questo è il punto.
Noi continuiamo a discutere di concorrenza nel fundraising come se fossimo in un’arena affollata, ma i numeri dicono il contrario: siamo in un prato enorme dove quasi nessuno sta davvero giocando la partita.
In Italia ci sono circa 360.000 enti nonprofit. Quelli che almeno fanno la domanda per il 5×1000 sono poco più di 90.000. Già questo basterebbe a capire quanta improvvisazione c’è. Perché se non fai neanche la richiesta del 5×1000, di quale raccolta fondi stiamo parlando? Non è una dimenticanza tecnica. È mancanza di cultura della raccolta fondi.
Il punto vero è che nel nonprofit italiano non manca lo spazio. Manca il metodo. Mancano organizzazioni capaci di chiedere bene, con continuità, con intelligenza, con un minimo di strategia.
È esattamente per questo che da anni insisto sul fatto che il fundraising non si improvvisa. Non basta avere una buona causa. Non basta dire “facciamo cose belle”. Bisogna chiedere, spiegare, coltivare, ringraziare, tornare e chiedere.
La situazione del 5×1000 è anche una radiografia del livello di maturità (basso) del fundraising italiano.
Però c’è anche una buona notizia.
Se meno del 2% supera le 1.000 firme, vuol dire che lo spazio per crescere è gigantesco.
Questo è anche il motivo per cui facciamo il Festival del Fundraising da tanti anni: non per aggiungere teoria a teoria, ma per fare cultura della raccolta fondi in un paese che ne ha ancora un bisogno enorme. Perché il problema, quasi sempre, non è che gli altri sono troppo forti. È che noi siamo ancora troppo fermi.
Guardate questi numeri e fatene buon uso.
Perché dentro questo schema c’è una lezione molto semplice: nel fundraising italiano non siamo in ritardo perché c’è troppa competizione. Siamo in ritardo perché troppi enti non hanno ancora deciso di fare sul serio.