Nel fundraising c’è sempre qualcuno che aspetta il colpo di teatro. La campagna clamorosa. Il grande evento. Il testimonial che sposta tutto. Il video che commuove mezzo mondo. La trovata geniale che fa saltare il banco.
Voglio citare, per una volta, Papa Leone XIV che dice qualcosa che trovo perfetto anche per chi fa fundraising: “La Risurrezione NON è un colpo di scena teatrale, è una trasformazione silenziosa che riempie di senso ogni gesto umano, anche nelle cose più ordinarie: mangiare, lavorare, aspettare, curare la casa, sostenere un amico”.
Nemmeno il fundraising serio vive di colpi di scena. Vive di trasformazioni silenziose. Vive di lavoro ordinario fatto bene. Vive di manutenzione quotidiana. E questa cosa va detta senza romanticismi, perché sennò sembriamo quelli che vogliono rendere poetico anche Excel. Non è così. Il punto è molto più concreto: i risultati, nelle organizzazioni nonprofit, non arrivano quasi mai grazie a una sola azione eclatante. Arrivano quando qualcuno, ogni giorno, tiene insieme i pezzi.
- Risponde bene a una e-mail
- Ringrazia bene un donatore
- Aggiorna un database
- Fa una telefonata in più
- Scrive una proposta con attenzione
- Tiene viva una relazione anche quando non porta soldi subito
- Rendiconta con chiarezza
- Non dimentica un nome
- Non promette ciò che non può mantenere
Detta così sembra poca roba. Invece è quasi tutto. Perché il fundraising non si regge sull’emozione del momento. Si regge sulla fiducia. E la fiducia non nasce in teatro. Nasce nella ripetizione seria di gesti ordinari fatti con coerenza. Un donatore non resta perché una volta l’hai colpito. Resta perché negli anni capisce che sei credibile. Che non lo cerchi solo quando ti serve. Che dietro la richiesta c’è una causa vera, trattata con rispetto. Che qualcuno, dentro quell’organizzazione, fa manutenzione della relazione.
Ecco perché questa frase di Papa Leone XIV mi sembra così giusta per noi. “La Risurrezione”, aggiunge, “non toglie il peso delle cose, ma ne cambia il senso”. Anche nel fundraising succede qualcosa di simile. Le attività ordinarie restano ordinarie. Una ricevuta è una ricevuta. Un ringraziamento è un ringraziamento. Un aggiornamento del CRM è un aggiornamento del CRM. Non diventano improvvisamente cose spettacolari. Ma cambiano significato, se capiamo che è proprio lì che si costruisce il futuro di una raccolta fondi.
Noi fundraiser, in fondo, non siamo quelli del colpo di teatro. Siamo quelli che lavorano perché una relazione non si rompa. Siamo quelli che sanno che la fedeltà conta più dell’effetto speciale. Siamo quelli che trasformano piccoli gesti ripetuti in fiducia, e la fiducia in sostegno stabile. È un lavoro meno appariscente di quanto molti immaginino. Ma è molto più decisivo.
Per questo, questa frase mi sembra quasi un promemoria professionale oltre che umano: non cercare sempre l’effetto straordinario.
Fai bene le cose ordinarie. Perché spesso è lì, e non altrove, che passa la parte più vera del fundraising.