Se gestisci un’organizzazione nonprofit, utilizzare un consulente di fundraising è fondamentale. È una risorsa straordinaria che in Italia viene spesso ignorata. Negli Stati Uniti, invece, è normale che anche i fundraiser più esperti si affidino a consulenti per prendere decisioni strategiche e migliorare i risultati. Da noi, invece, si pensa che chiedere aiuto significhi non essere all’altezza. Ma fermiamoci a riflettere.
Perché ingaggiare un consulente di fundraising è un investimento, non una spesa?
Se domani volessi raccogliere un maggior numero di donazioni, mi rivolgerei alla persona che ha già guidato campagne da record. Perché? Perché questa persona ha esperienza diretta e anni di successi (e errori evitati) alle spalle che mi permetteranno di ottenere risultati più velocemente e senza sprechi.
Non si tratta di “quanto lo sto pagando,” ma di “quanto sto perdendo, non usando la sua esperienza.” Non è una spesa, è un investimento che produce un ritorno concreto.
Ecco un esempio: qualche tempo fa, un’organizzazione bolognese, che ben conosco, ha investito diverse migliaia di euro per qualche ora di consulenza con un esperto internazionale di raccolta fondi. Può sembrare tanto, ma le idee e le strategie fornite hanno portato risultati molto superiori al costo.
Allora la domanda non è “quanto mi costa un consulente”, ma “quanto mi costa non affidarmi a un consulente”!
Come riconoscere il consulente di fundraising giusto?
L’unico errore che puoi fare è scegliere la persona sbagliata. Ecco come identificare un consulente di fundraising davvero valido:
- Non ha fatto solo il consulente nella vita (le eccezioni esistono, ma sono rare).
- Ha esperienza concreta e diretta in campagne di fundraising, non solo teoria.
- Può mostrarti risultati e casi studio misurabili, non vaghe promesse.
- Ha esperienza specifica nella tua sfida, sia essa digital fundraising, major donor, o una campagna di capitali.
La figura ideale? Un persona di successo che attualmente opera sul campo o ha una lunga carriera alle spalle e ti dedica qualche ora a settimana per guidarti. Non aspettarti che faccia il lavoro operativo per te: il suo valore sta nelle indicazioni strategiche che ti permettono di evitare errori e ottimizzare ogni passo.
Perché tante nonprofit falliscono?
La risposta è brutale: non investono in chi ha già affrontato e superato le stesse sfide. Le organizzazioni intelligenti imparano dai propri errori. Ma quelle davvero di successo imparano dagli errori degli altri, e questo è esattamente ciò che un buon consulente di fundraising offre: un percorso già tracciato, con meno rischi e più opportunità. Quando scegli di non investire in un esperto, stai di fatto dicendo che preferisci navigare a vista, provando e sbagliando a spese della tua organizzazione, dei tuoi donatori e dei beneficiari della tua missione.
Il vero spreco è restare fermi.
Il nonprofit italiano ha bisogno di abbandonare la mentalità del “facciamo tutto da soli.” Questa mentalità è il motivo per cui tante organizzazioni restano piccole, inefficaci e incapaci di raggiungere il loro pieno potenziale. Non serve reinventare la ruota: serve usarla bene. E un buon consulente è quella guida che ti mostra come farlo.
Se hai l’ambizione di crescere, di fare davvero la differenza, allora ignorare il valore di un consulente è una follia. Non è una questione di soldi: è una questione di visione. E senza visione, nessuna organizzazione può sperare di costruire un futuro sostenibile.