Forlì: Solo cose belle!!!

L’azienda forlivese Sunset che opera in ambito culturale ha coprodotto il film “Solo cose belle” che andrà in onda su Sky Cinema 2 in prima visone, sabato 4 aprile alle ore 21.15.

Ispirato alle case famiglia di Don Oreste Benzi, la programmazione, in questo periodo in cui si è costretti a rimanere a casa per proteggere noi stessi e gli altri, offre una commedia corale, brillante e divertente che con leggerezza racconta la storia di una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, dove persone fragili trovano l’accoglienza, l’amore e la protezione di una famiglia. Sono storie difficili ma aperte alla speranza del cambiamento, proprio come insegnava don Oreste Benzi, il prete degli ultimi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII.”Solo Cose Belle” è un film dedicato all’attenzione verso gli altri e al rispetto della diversità – spiega il regista Kristian Gianfreda – diverte emozionando e lo fa con delicatezza e rispetto.

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Donazioni Emergenza Coronavirus

Applicando quanto disposto dall’ordinanza n°658 della Protezione Civile, la nostra Amministrazione ha provveduto ad aprire un conto corrente destinato alla raccolta fondi per l’acquisto di generi alimentari o prodotti di prima necessità.

➡ Chiunque vorrà donare, anche dall’estero, potrà effettuare un bonifico all’Iban:
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indicando nell’intestazione “Comune di Forlì” e nella causale del versamento la seguente dicitura:
“Donazioni emergenza Covid-19”. Alle donazioni si applicano le detrazioni fiscali di cui all’art. 66 del decreto legge 17 marzo 2020, n.18.

COVID-19 consigli di sopravvivenza per le organizzazioni artistiche e culturali

Molte organizzazioni artistiche e culturali nella nostra Forlì città stanno soffrendo catastroficamente per la crisi di COVID-19. Totalmente chiuse, non ricevono ricavi dai biglietti (teatro, cinema, festival contemporanei, sponsorizzazioni, ecc) e non interagiscono con i compratori, che sono, in molti casi anche “fans” direi quasi “donatori”.

E poiché non sono in prima linea nella lotta contro il virus, spesso cadono nel dimenticatoio, da parte di tutti. Non aspettate che passi. L’amministrazione di Forlì, una volta passata questa emergenza farà di tutto (di tutto) per sostenervi, ma inutile negarlo, sarà difficile per tutti! E la cultura e l’arte devono ripartire!

Intanto cosa possiamo fare?

A breve termine:

Chiedete, chiedete e chiedete ancora ai vostri “Fans” ai vostri “attuali clienti”. Anche a coloro che comprano i biglietti, chiedete di donare: ora!!!

Chi ama e crede in quello che fate, vuole semplicemente aiutare, specialmente quando capiscono che il bisogno è grande.

Continuate

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In futuro, ci saranno strette di mano?

Nel futuro, se uno guarda un po’ di film di fantascienza, non ci saranno strette di mano. Star Trek, Star Wars, persino Balle spaziali… nessuno si stringe la mano.

E le strette di mano non sono state l’impostazione standard da tanto tempo. Mi dicono che siano state codificate dai quaccheri cinquecento anni fa, perché si pensava che fossero più egualitarie di un cappello o di un inchino.

Oggi, a volte, una stretta di mano è spesso vista come una minaccia più che come una forma disarmante di intimità e di uguaglianza.

Oltre ad essere un vettore di trasmissione di malattie, le strette di mano premiano un certo tipo di personalità potente e penalizzano le persone che potrebbero essere incapaci o disinteressate a questo tipo di interazione. E giudicare le persone in base alla forza della loro presa di mano, non ha più molto senso.

Fino a una settimana o due

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Cultura, economia e tasse comunali, al tempo del Coronavirus

Se non ci sono più clienti, le imprese falliscono, e quindi non ci sono più nemmeno gli stipendi e i guadagni degli imprenditori.
E senza un’economia florida, non c’e’ più nemmeno “cultura”, tantomeno “donazioni” o “sponsorizzazioni”.
E se la gente non ha lo stipendio, e gli imprenditori non hanno soldi, nessuno paga le tasse. E dunque saltano anche i servizi pubblici. E ovviamente la prima a rimetterci è la cultura.
Quindi affermare che la soluzione è cancellare le tasse comunali, è come dire che per salvare una città dall’inondazione bisogna dotare tutti di un secchiello.

Quando non ho più soldi qual è la prima cosa che smetto di pagare?
Il cibo? No, perché devo mangiare.
La luce o il gas? No, perché poi come faccio a vedere e riscaldarmi?
Se invece non pago le tasse, divento “evasore”, ma almeno sopravvivo.

C’e’ un solo modo

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Coronavirus, è anche una questione di chi vogliamo essere e cosa vogliamo diventare…

Leggo dal blog di Francesco Costa, e condivido con voi. Un monito, ma anche una riflessione, e in fondo una domanda per ognuno di noi.

“Provo a semplificare brutalmente. Una possibilità è che il “desiderio di normalità” di ciascuno di noi – e le comprensibili disperate pressioni di chi tra noi soffrirà di più sul piano economico – ci portino piano piano, un giorno dopo l’altro, a diventare un po’ più fatalisti. A uscire di casa un po’ di più e non un po’ di meno, a prendere quel treno, a non rimandare ulteriormente quella riunione. A capire che non ci si può chiudere in casa per sei mesi e decidere quindi di correre qualche rischio, ogni giorno qualcuno in più. Ad allentare le maglie delle misure di sicurezza ufficiali e ufficiose: quelle dettate dall’alto e quelle che ciascuno di noi detta a se stesso. Il tutto a costo di

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Calunnie & Co.

C’era una donna (ma anche a un uomo può succedere, aggiungo io) che con molta facilità mormorava, di­ceva male delle persone e, magari, calunniava, in buona fede.
Era una maldicente un po’ incallita e S. Filippo non trovava mezzo per farla rinsavire: raccomandazioni, mi­nacce, gridate, niente valeva.

La donna non arrivava a comprendere la gravità della sua condotta, perché la malvagità di quello che faceva, poteva essere sì riconosciuta nella mente, ma non passava nella sua sensibilità.
Un giorno S. Filippo, in un lampo di genialità, afferrò come a volo un rimedio che doveva appunto trascrivere nella sensibilità della poveretta la realtà dei peccati, che essa non riconosceva bene.
Dopo averla ascoltata e aver sentito che ancora una volta essa aveva ecceduto in quel suo brutto vizio della mal­dicenza, le disse:
– Senti linguacciuta: io ti darò ora una penitenza più leggera delle altre volte per

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Alcune delle cose che ho fatto in settimana!

Lunedì 13 Gennaio

Finalmente questa settimana abbiamo ufficializzato tutti i progetti su Caterina Sforza a cui da tempo sto lavorando sodo con i colleghi e il mio staff, oggi abbiamo tenuto un’importante conferenza stampa di cui spero abbiate avuto modo di leggere sui giornali, in caso contrario qui potete recuperare con uno dei tanti articoli usciti.

Martedì 14 Gennaio

 Oggi abbiamo presentazione il progetto su Caterina Sforza a tutti gli Stakeholder, a tutti i portatori di interesse, perché sarà un progetto non solo del comune, ma di tutte le attività produttive, dello spettacolo, della cultura e di tutti i cittadini forlivesi.

 Mercoledì 15 Gennaio

Una lunga giornata iniziata alla 8:00 del mattino:

in un’ora sono riuscito ad incontrare due artisti.

Subito dopo mi sono trovato con Don Enrico a San Mercuriale per parlare delle pessime condizioni di sicurezza in cui versa il nostro campanile. Per me è un simbolo della

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La mostra fotografica nel “portico della paura”

Quando ero bambino con i miei amici ci sfidavamo a passare in bicicletta attraverso un portico buio e inavvicinabile che noi chiamavamo proprio “il portico della paura”, si trova tuttora nel quartiere Schiavonia di San Biagio.

Oggi quella zona è forse ancora uno dei quartieri a più alto tasso di degrado di Forlì.

Personalmente concepisco il mio ruolo dia ssessore come attivatore di socialità, e – per questo – invece di aumentare i presidi della Polizia e le telecamere, mi sono riunito con i colleghi e abbiamo lanciato una nuova sfida… non più in bicicletta (ahimè!) – ma sperimentando l’idea di rispondere al degrado con la Bellezza, l’arte e la cultura. Ha funzionato.

Abbiamo ripulito e rimesso a nuovo tutta l’area, riprogettato l’illuminazione e  installato sotto i  portici una mostra fotografica diffusa.

L’avevo vista fare a New York e l’ho voluta riportare a Forlì, ha avuto gli stessi effetti, ora è un luogo da rispettare,

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Buon Natale!

L’arte e la cultura devono essere libere.

Quando ero alle elementari, nella classe vicino alla mia ce n’era una che noi bambini, con la cattiveria che solo i bambini a volte hanno, per il loro non comprendere fino in fondo gli effetti delle parole, definivamo la “classe dei mostri”.

Era la classe “differenziata”. In quella classe si mettevano, isolati dagli altri, tutti i bambini con disabilità, fra cui anche qualche figlio di contadino, semplicemente un po’ meno abituato a parlare degli altri.

Quello era lo stile di allora. Identificare una classe, non come bambini in quanto tali, ma solo rispetto alle caratteristiche che avevano.

Era la prassi, oggi mi si stringe il cuore a ripensare a loro. La società civile, le associazioni di genitori di quei bambini e di altri, hanno lottato perché non ci fossero discriminazioni, e abbiamo vinto, per fortuna non capita più.

Ecco, io vorrei che non

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