Quest’anno al Festival del Fundraising si è parlato tanto dei tre scopi dell’intelligenza artificiale: generazione, automazione, previsione. Dalle sessioni su come usare un chatbot per scrivere mail ai donatori, ai workshop per creare video di raccolta fondi generati automaticamente. L’AI non è più futuro: è presente. E sta cambiando tutto. Seth Godin ce lo ha lanciato come monito alla plenaria iniziale: o inizi a usare l’IA o sarà lei a usare te.
La rivoluzione è già cominciata. E no, non è uno slogan da convegno tech. Nel fundraising, l’intelligenza artificiale non è più una possibilità tra tante: è l’unica vera leva per chi vuole stare al passo.
1. Generazione
L’IA generativa oggi permette di scrivere mail, testi, post, ma anche di creare immagini, video e script su misura per ogni donatore. Altro che invii massivi: qui si lavora su misura.
Le organizzazioni che usano l’IA per produrre contenuti personalizzati riescono a coinvolgere di più, e meglio. Questo vale anche per la pubblicità. Le campagne social alimentate da IA non sparano nel mucchio. Riconoscono il profilo giusto, parlano con il linguaggio adatto, nel momento migliore.
2. Automazione
Per automazione non intendo quella fredda, da catena di montaggio. Ma quella intelligente, che coordina tutto: email, post, eventi, reminder. Niente più risposte automatiche e fredde. Gli assistenti virtuali, i chatbot sono capaci di interagire davvero, con tono, empatia, personalizzazione. Il donatore parla, l’IA ascolta, interpreta, risponde. E a volte, diciamolo, lo fa meglio di noi.
L’IA orchestra. Il fundraiser sceglie il tono, il ritmo, la direzione. Parliamo di una quantità assurda di tempo risparmiato.
3. Previsione
Non guardiamo più ai dati per sapere cosa è successo. Li usiamo per capire cosa accadrà.
L’IA è in grado di prevedere chi donerà di nuovo, quando, e quanto.
E a questo punto il ruolo del fundraiser cambia. Oggi più che mai non può più essere solo un “bravo comunicatore”. Deve essere un professionista capace di guidare la macchina, scegliere gli obiettivi e comprendere il potenziale degli strumenti. Non è l’IA che sostituisce l’uomo: è l’uomo che sa come far lavorare l’IA per la propria causa.
L’IA ha creato un ecosistema nuovo. Dove donazioni, contenuti, relazioni e automazioni si intrecciano in tempo reale. Le nuove organizzazioni nonprofit nasceranno con l’IA nel loro DNA. Saranno veloci, agili, capaci di leggere i dati e rispondere in tempo reale. Useranno algoritmi per anticipare i bisogni e offrire esperienze personalizzate. Non puoi più agire a compartimenti stagni. Non puoi più fare fundraising come prima. Perché il mondo è cambiato. E se non cambi anche tu (=evolvi) sei fuori gioco.