Un mio Maestro me lo ripeteva sempre, e io non l’ho più dimenticato. La vacanza non è “tempo libero”. È tempo liberato. E la differenza è enorme. Non è semplicemente una pausa. È il momento più nobile dell’anno, il momento in cui scegli di presentarti davanti alla vita con il valore che ti sta davvero a cuore, o non ti impegni proprio. Perché la vacanza – se la vivi davvero – è la fotografia nitida di quel che vuoi veramente: non quel che ti impongono lavoro, doveri o abitudini. È lì che si vede se ami la vita o ne sei solo spettatore. E forse è proprio qui che si misura, davvero, la differenza tra lavoro e vacanza.
Nel lavoro spesso devi andare d’accordo con tutti. Colleghi, clienti, fornitori. Non te li scegli. Ti capitano. E il tuo mestiere è convivere, trovare un equilibrio, mediare.
Ma in vacanza no. In vacanza scegli. Scegli il posto. Decidi cosa fare. Con chi stare. Scegli anche di non fare nulla. La vacanza è il momento in cui ti riappropri del tuo tempo. Non è solo una pausa. È un atto di libertà.
Io, per esempio, mi sono dato una regola: se durante l’anno devo convivere con mille contatti che non ho scelto, in vacanza scelgo tutto. Scelgo le persone, scelgo le conversazioni, scelgo i silenzi.
Perché è lì che si recupera un po’ del proprio senso. Non è un lusso. È una necessità. È quel tempo in cui possiamo dire “sì” solo a ciò che ci fa bene, e imparare a dire “no” al resto.
Molte volte viviamo nel dovere. Che va bene, per carità. Ma almeno per un po’, concediamoci il piacere. Perché anche nel fundraising serve tempo per fermarsi, respirare e ricordare perché lo facciamo. E in quel tempo si ritrova, con forza, la differenza tra lavoro e vacanza.
Ecco perché ad agosto non mi leggerete nelle mie consuete 500 parole domenicali. Mi prendo anch’io il mio tempo liberato. Per respirare. O per camminare. Per ritrovare — e magari anche un po’ perdere — me stesso.
A settembre, ci ritroviamo. Liberi. E liberati.