Quando giro nelle nonprofit vedo persone ammirevoli. Spesso fanno molte più ore di quelle che ci si aspetta da loro, e sono pagate anche poco. Ma non fanno la differenza. Lavorare duro per me è: spedire la newsletter, fare i post, organizzare l’evento, aggiornare il CRM, scrivere la lettera, fare mille micro-attività che nessuno può contestare. È fatica vera, per carità. Ma è fatica a basso rischio.
Li protegge: “Io ho fatto il mio”. Provarci “davvero” è un’altra cosa: fare qualcosa che potrebbe non funzionare. Fare meglio, non fare di più.
Nel fundraising, provarci “davvero” significa soprattutto prendere sul serio la relazione: personalizzare, pensare a chi hai di fronte. È emotivamente scomodo. Infatti lo evitiamo.
Ecco il paradosso: nel nonprofit italiano siamo pieni di organizzazioni con persone che lavorano come muli ma che sono state educate a non provarci troppo. “Non disturbiamo”. “Non chiediamo troppo”. “Aspettiamo che siano loro”. “Seguiamo la procedura”. Risultato: zero innovazione, zero connessione vera, zero sorpresa positiva per il donatore.
Poi però, quando siamo noi dall’altra parte (cliente, cittadino, paziente, utente), cerchiamo esattamente l’opposto: persone che ci tengono, che fanno un passo in più, che non si nascondono dietro al “regolamento”.
Ho chiesto ad una nonprofit: “ma con gli ex donatori come siete messi?”. Risposta: nessuno chiama gli ex donatori da 200–500 euro perché “siamo impegnati” e “non sappiamo cosa dire”. Nessuno fa un incontro 1:1. Nessuno chiede un upgrade. Nessuno propone una donazione ricorrente. Nessuno manda un ringraziamento personalizzato entro 48 ore. Lavorano duro. Ma non ci provano “davvero”.
Se vuoi portarti a casa qualcosa di utile (non motivazionale), fai una cosa semplice: una prova a settimana, piccola ma reale, che ti mette un filo a disagio.
- Chiama 10 ex donatori e fai solo due domande: “Perché avevi donato?” “Cosa ti ha fatto sparire?”.
- Riscrivi la richiesta in una riga sola, con cifra e scopo, e taglia tutto il resto.
- Ringrazia entro 24–48 ore con un messaggio umano e specifico (non “grazie per il supporto”).
- Chiedi a un consigliere di aprirti una porta: un nome, un’introduzione, un caffè.
- Cambia una cosa nel form di donazione per ridurre attrito (una sola), e misura.
Nel fundraising non vince chi “si ammazza di lavoro”. Vince chi prova, osserva, corregge e riprova. Il resto è sudore che ti fa sentire a posto, ma non ti fa crescere.